Libia, l’LNA avverte: la Turchia non abbandonerà il Paese

Pubblicato il 14 gennaio 2021 alle 8:32 in Libia Turchia

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Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha affermato che la Turchia continua a mobilitare le proprie forze in Libia, e a mettere in sicurezza la base di al-Watiya, caduta ormai sotto il suo controllo. Nel frattempo, il dialogo politico non ha ancora portato ai risultati auspicati.

Le dichiarazioni di al-Mismari sono giunte il 13 gennaio, lo stesso giorno in cui le parti libiche hanno dato inizio a nuovi colloqui volti a formare i futuri organismi esecutivi. L’attenzione del portavoce dell’LNA, l’esercito posto sotto la guida del generale Khalifa Haftar, si è, però, rivolta alla Turchia. In particolare, al-Mismari ha affermato che, il 4 gennaio scorso, una fregata turca ha attraccato al porto di Khoms, per poi ripartire dopo qualche ora. Nel frattempo, il ponte aereo tra la Turchia e le basi libiche di al-Watiya e Misurata continua ad essere impiegato, presumibilmente per il trasferimento di equipaggiamento militare. Pertanto, alla luce della perdurante mobilitazione, al-Mismari ha dichiarato che Ankara non lascerà la Libia né attraverso un processo negoziale né con la mediazione di parti terze, nonostante l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, preveda l’allontanamento di forze e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa.

Per quanto riguarda gli altri punti dell’accordo, il portavoce dell’LNA ha riferito che si sta proseguendo con la loro applicazione. Oltre alla tregue presso i fronti di combattimento, si sta proseguendo con la ripresa delle attività di esportazione e produzione di petrolio, con la riapertura delle compagnie aeree a Ovest, Est e Sud, e con lo scambio di prigionieri tra le due parti belligeranti, l’esercito di Haftar e il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Nel frattempo, la prima giornata di incontri del Forum di dialogo politico, iniziato il 13 gennaio a Ginevra, non ha ancora portato ad alcun risultato significativo. Obiettivo del nuovo round di colloqui è trovare un accordo per i meccanismi di nomina dei futuri organismi esecutivi, il governo unitario e il Consiglio presidenziale, superando quelle divergenze che hanno causato, negli ultimi mesi, una fase di stallo. Da parte sua, l’inviata speciale delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, che presiede ai colloqui, ha precisato che la Missione di Sostegno dell’Onu in Libia (UNSMIL) non intende nominare i membri dell’autorità esecutiva ad interim, mentre il comitato consultivo, formato precedentemente, dovrà formulare raccomandazioni per creare un organismo temporaneo che veda la partecipazione di tutte le parti libiche e che garantisca una suddivisione del potere in grado di riconquistare gradualmente la fiducia della popolazione. A detta di Williams, il desiderio dell’Onu è giungere a una soluzione che venga dall’interno del Paese Nord-africano, e che non sia imposta dall’esterno. Inoltre, ha specificato l’inviata, la data per le elezioni nazionali, fissata per il 24 dicembre 2021, rimarrà una questione costante per la Missione di sostegno, oltre che un principio guida e un obiettivo che non può essere abbandonato.

Formare un nuovo governo risulta essere fondamentale per realizzare la transizione democratica auspicata dalla popolazione libica fin dallo scoppio della crisi, il 15 febbraio 2011. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto 2020 dal premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del Governo di Accordo Nazionale e dell’Esercito Nazionale Libico, partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5, hanno siglato un accordo con cui si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Sebbene la Turchia si sia più volte impegnata a rispettare il cessate il fuoco, le forze di Haftar hanno spesso denunciato il perdurante sostegno militare di Ankara alle forze tripoline. In particolare, secondo fonti militari dell’LNA, anche dopo il 23 ottobre la Turchia ha creato un ponte aereo con i territori libici occidentali, attraverso cui inviare armi e combattenti. La “intensa” attività aerea ha interessato anche Wishka e Abu Qurain, entrambe situate a Ovest di Sirte, mentre sono stati monitorati decolli e atterraggi “insoliti” presso la base dell’Aeronautica di Misurata. Non da ultimo, risale al 22 dicembre la decisione del Parlamento turco, con cui è stata approvata una mozione proposta dalla presidenza, guidata dal capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, che prevede l’estensione della missione delle proprie forze armate in Libia per altri 18 mesi.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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