Laos: la costruzione di 4 dighe sul Mekong potrebbe creare problemi regionali

Pubblicato il 14 gennaio 2021 alle 12:42 in Asia Laos

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Il ministro dell’Energia e delle Miniere del Laos, Sinavav Souphanouvong, ha annunciato che Vientiane porterà avanti la costruzione di 4 dighe sul Mekong, nonostante i potenziali rischi che queste potrebbero comportare per i Paesi del basso corso del fiume, secondo quanto riferito da The Diplomat, il 14 gennaio. Souphanouvong ha anche specificato che entro il 2030 il Laos realizzerà un totale di 100 dighe, 78 delle quali sarebbero già operative e produrrebbero 9,972 MW di elettricità.

I quattro impianti idroelettrici in questione si troverebbero nelle località di Pak Beng, Luang Prabang, Pak Lay, e Sanakham, tutte nei pressi del confine tra Laos e Thailandia e con esse i laotiani vorrebbero intercettare la domanda thailandese di energia. In totale, le dighe farebbero parte di un complesso di 5 infrastrutture dello stesso tipo, i lavori di una delle quali sono già iniziati a Xayaburi nel 2019. Tuttavia, la Tailandia, ipotetico principale mercato di destinazione, avrebbe inviato più segnali rispetto al fatto che potrebbe non comprare dal Laos tanta energia quanta ne produce, vista anche la presenza di altri concorrenti, quali l’Australia.

Da decenni, il Laos, uno tra i Paesi più poveri in Asia, intende realizzare numerose dighe lungo il Mekong per poter diventare la cosiddetta “batteria dell’Asia” assicurandosi un futuro finanziario grazie all’energia idrica e alla vendita di elettricità all’estero.  Il costo di realizzazione dei cinque impianti, però, è stato stimato intorno a 12,5 miliardi di dollari e sarebbe risultato particolarmente esoso per il Laos il cui PIL è di 18 miliardi di dollari circa. Per tale ragione, gran parte del progetto è stato finanziato contraendo debiti con banche per lo più cinesi. Nel 2020, il governo laotiano ha però dovuto cedere il controllo della propria rete energetica alla China Southern Power Grid Co, quando le riserve sovrane sono scese sotto 1 miliardo durante la pandemia di coronavirus, compromettendo così le capacità del Laos di ripagare i propri debiti.

Pechino e Vientiane sono legate da un partenariato di cooperazione strategico globale, inaugurato nel 2009, che consente loro ampi spazi di collaborazione. Se in passato l’intervento cinese era limitato per lo più alla zona settentrionale laotiana di confine, oggi sta riguardando pressoché l’intero Paese. Il Laos, inoltre, ha aderito al grande progetto infrastrutturale delle Nuove Vie della Seta, proposto dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013. La Cina è coinvolta nella realizzazione di almeno la metà dei progetti idroelettrici sul Mekong o sui suoi affluenti in Laos, dove ha investito ingenti somme di denaro con partecipazioni di vario genere. Nell’ambito dell’iniziativa delle Nuove Vie della Seta, la Cina ha concesso ingenti prestiti a molti Paesi poveri o con un debito già molto alto per la realizzazione di grandi progetti e iniziative, adottando quella che è stata definita dai critici di Pechino la “diplomazia del debito”. Il Laos ha un debito che occupa già il 65% del proprio PIL nazionale e ulteriori finanziamenti potrebbero comportare la sua sostanziale incapacità di restituzione.

Oltre al debito contratto per la loro realizzazione, le problematiche rispetto al progetto delle cinque dighe riguarderebbero soprattutto i Paesi del corso basso del Mekong, ovvero il Vietnam e la Cambogia e potrebbe mettere a rischio la pesca e la sicurezza alimentare di circa 70 milioni di persone. Una fonte vicina alla Mekong River Commission,  istituita il 5 aprile 1995 su iniziativa statunitense e di cui fanno parte Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam, ha poi rivelato che altre preoccupazioni riguardano anche la possibilità che le dighe trattengano una quantità enorme di sedimenti con una concomitante mancanza di riempimento che potrebbe alterare il corso del fiume. Secondo The Diplomat, se i progetti laotiani lungo il Mekong dovessero modificarne il corso, anche il confine tra Laos e Thailandia, lungo 850km in totale, potrebbe subire cambiamenti con potenziali perdite e guadagni territoriali in grado di aprire dispute territoriali.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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