La Grecia acquista 18 jet Rafale dalla Francia

Pubblicato il 14 gennaio 2021 alle 20:37 in Francia Grecia

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I legislatori greci hanno approvato, giovedì 14 gennaio, l’acquisto dalla Francia di 18 jet da combattimento Rafale, prodotti dall’azienda aeronautica Dassault, per 2,5 miliardi di euro. L’accordo per finalizzare la compravendita sarà firmato dai ministri della Difesa dei due Paesi alla fine del mese. Atene ha programmato di acquistare gli aerei da combattimento avanzati francesi come parte del suo piano per rafforzare la propria capacità militare nell’eventualità di uno scontro con la vicina Turchia, con la quale si contende da tempo le risorse energetiche nelle acque del Mediterraneo orientale. L’accordo prevede l’acquisto di 6 jet Rafale nuovi e di 12 usati. Le prime consegne sono previste nella prima metà dell’anno, secondo quanto annunciato dal governo.

L’esecutivo del primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha dichiarato di essere intenzionato ad investire pesantemente nelle forze armate, ad aumentare il personale, acquisire nuove fregate, elicotteri e droni e ad aggiornare la sua flotta di caccia F-16. Il Parlamento di Atene, inoltre, dovrebbe votare, la prossima settimana, un disegno di legge che estende le acque territoriali occidentali della Grecia nel Mar Ionio da 6 a 12 miglia nautiche. Sebbene il voto non influirà direttamente sull’Egeo orientale e meridionale, dove Grecia e Turchia avanzano le medesime rivendicazioni, Atene ha affermato che si riserva la possibilità, ai sensi del diritto internazionale, di raggiungere il limite marittimo di 12 miglia nautiche intorno a tutte le sue coste. La Turchia ha dichiarato che potrebbe considerare una simile mossa un “casus belli”, ovvero un motivo di guerra. Nel tentativo di cercare un approccio più conciliante per risolvere la questione, i due Paesi hanno accettato di incontrarsi, il 25 gennaio a Istanbul, per avviare nuovi colloqui. Nell’annunciare la notizia, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha sottolineato che la sua speranza è che il ripristino delle trattative preannunci “una nuova era” e ha esortato la Grecia a non intensificare le tensioni nella regione. 

Ankara e Atene hanno tenuto 60 round di colloqui dal 2002 al 2016, ma, verso la fine del 2020, i negoziati sono nuovamente naufragati su una serie di disaccordi riguardanti le precondizioni da accettare per giungere ad un accordo e le azioni provocatorie compiute da entrambe le parti nelle acque del Mediterraneo orientale. A dicembre, l’UE ha minacciato potenziali sanzioni nei confronti di Ankara, per via della controversia con la Grecia, ma alla fine ha deciso di rinviare l’imposizione di eventuali misure punitive a marzo. La Turchia, nelle ultime settimane, ha moltiplicato le dichiarazioni in cui si dice fiduciosa nel poter instaurare migliori relazioni con il blocco.

I 27 Paesi dell’UE sono divisi su come gestire al meglio i rapporti con la Turchia. Francia, Grecia e Cipro spingono per misure più severe, come sanzioni economiche, ma altri Stati sono preoccupati di destabilizzare ulteriormente la regione. Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

Il 16 dicembre, il Parlamento greco ha votato a favore della decisione del governo di aumentare la spesa militare. Durante il dibattito parlamentare, è stato deciso che il bilancio del 2021, nel settore della Difesa, raggiungerà circa 5,5 miliardi di euro, una cifra che, secondo Mitsotakis, riflette la necessità di Atene di garantire la propria sicurezza in un contesto sempre più teso, quale quello del Mediterraneo orientale. L’esecutivo greco, dunque, mira quest’anno ad aumentare la spesa militare del 57% rispetto a quella del 2019. La Grecia, nonostante le difficoltà economiche, è uno degli alleati della NATO che da sempre rispetta l’impegno di dedicare almeno il 2% del proprio Pil per la Difesa. Nel 2019, la cifra si era attestata sul 2,3%. La determinazione del governo di centrodestra e l’inasprirsi delle tensioni con la Turchia, per via della controversia sui diritti di sfruttamento energetico nel Mediterraneo orientale, hanno spinto l’esecutivo greco a pianificare un ulteriore irrobustimento del proprio apparato militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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