Kuwait: crisi di governo a un mese dalla sua formazione

Pubblicato il 14 gennaio 2021 alle 17:13 in Kuwait Medio Oriente

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I ministri del governo kuwaitiano hanno presentato le dimissioni al premier, Sheikh Sabah al-Khalid al-Sabah, pochi giorni dopo che i deputati dell’Assemblea nazionale hanno anch’essi avanzato una mozione contro il capo dell’esecutivo.

Il tutto ha avuto inizio il 12 gennaio, quando il vice primo ministro e il ministro della Difesa hanno presentato per primi le proprie dimissioni, seguiti, poi, dagli altri membri della squadra governativa. Quest’ultima era stata approvata dall’emiro del Kuwait, lo sceicco Nawaf al-Ahmad al-Sabah, solo un mese prima, il 14 dicembre 2020. Tuttavia, la spaccatura tra l’organo legislativo, anch’esso di recente formazione, e l’esecutivo, che ha caratterizzato il Paese nel corso dell’ultimo anno, ha continuato a rappresentare una delle maggiori sfide per il capo di Stato, e, secondo quanto riportato dall’ufficio comunicazioni del governo, la squadra dell’esecutivo ha presentato le proprie dimissioni proprio “alla luce degli sviluppi nel rapporto tra l’Assemblea nazionale e il governo”.

Nel frattempo, il premier è atteso in Parlamento il 19 gennaio per essere interrogato su alcune questioni, tra cui la formazione di un gabinetto non in linea con i risultati delle elezioni e le accuse di “interferenza” del governo nell’elezione del presidente e dei membri delle commissioni parlamentari. Si tratta di accuse già esposte in una mozione, il 5 gennaio scorso, presentata da tre deputati e supportata da altri 34 membri dell’Assemblea Nazionale, in cui predominano partiti di opposizione. Ciò significa che 37 parlamentari su 50 si stanno opponendo al primo ministro. Durante l’ultima elezione dell’organo parlamentare monocamerale, tenutasi il 6 dicembre, su 50 seggi disponibili, 24 sono stati assegnati a candidati vicini o appartenenti all’opposizione, che ha così guadagnato 16 posti in più rispetto alle ultime votazioni del 26 novembre 2016. Infine, il premier al-Sabah è stato altresì accusato per non aver ancora presentato il proprio programma di lavoro, il che viola un obbligo costituzionale.

L’emirato vanta uno dei sistemi politici più aperti della regione del Golfo, in cui il Parlamento può approvare leggi e presentare mozioni di sfiducia contro ministri, sebbene le posizioni di alto livello siano occupate da membri della famiglia al potere. Tuttavia, non è la prima volta che il Kuwait si trova a far fronte a dissidi interni tra l’organismo esecutivo e legislativo, che hanno causato frequenti litigi e situazioni di stallo, seguiti da rimpasti di governo che hanno rallentato i processi di riforma economica e fiscale. La stessa ascesa del premier al-Sabah è stata il risultato di una crisi di governo che aveva visto il suo predecessore, lo sceicco Jaber al-Mubarak al-Sabah, dimettersi dopo essere stato accusato di corruzione.

Di fronte a tale scenario, l’instabilità delle due autorità pone difficoltà all’emiro kuwaitiano, che, secondo alcuni, non ha l’esperienza e il carisma del suo predecessore, il quale si era mostrato in grado di superare gravi crisi politiche. Al contempo, come evidenziato dall’emiro il 15 dicembre scorso, il Paese del Golfo è stato segnato, nel corso del 2020, sia dalla pandemia di Covid-19 sia dalla morte del precedente emiro, Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, avvenuta il 30 settembre. Tali avvenimenti hanno ulteriormente esacerbato il quadro economico del Paese, che ora necessita di un programma di riforme globale, che non può essere nuovamente ostacolato da dissidi interni.

Oltre a una grave crisi di liquidità, causata dal calo dei prezzi di petrolio e dalla diffusione della pandemia di coronavirus, secondo l’ex ministro delle Finanze, Barak al-Sheitan, l’economia kuwaitiana, che dipende principalmente da una singola risorsa, il petrolio, deve far fronte a un deficit di 46 miliardi di dollari per quest’anno fiscale, che si concluderà a marzo. Per superare tale crisi, il governo sta cercando di approvare una legge sul debito pubblico che gli consenta di prendere in prestito $ 66 miliardi in 20 anni, sulla base di un progetto che è stato già respinto dal precedente Parlamento.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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