Coronavirus: inizia l’ispezione dell’Oms in Cina

Pubblicato il 14 gennaio 2021 alle 11:17 in Asia Cina

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Un team internazionale di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), incaricato di indagare sulle origini del coronavirus, il 14 gennaio, è arrivato in Cina a Wuhan, città epicentro della pandemia, situata nella provincia centrale di Hubei. Come riferito dall’agenzia di stampa cinese Xinhua,  il team di esperti dell’OMS condurrà ricerche scientifiche congiunte con scienziati cinesi.

Il team internazionale, presumibilmente guidato da un esperto di sicurezza alimentare, Peter Ben Embarek, è composto da 10 persone tra epidemiologi, virologi, medici specialisti e veterinari, provenienti da Australia, Danimarca, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Qatar, Russia, Regno Unito, USA e Vietnam. Otto membri del gruppo sono arrivati ad Wuhan da Singapore, i restanti due componenti sono stati fermati perché risultati positivi al test di acido nucleico per identificare il coronavirus e dovranno attendere ulteriori esami per potersi recare ad Wuhan. I dieci esperti dovranno in ogni caso rispettare una quarantena, come richiesto dalle misure per chi arriva in Cina dall’estero, durante la quale lavoreranno in videoconferenza con le controparti cinesi.

Per il direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’indagine del Team sarà importante non solo per il coronavirus, ma anche per il futuro della sicurezza sanitaria globale e la gestione delle minacce derivanti da malattie emergenti e aventi potenziale pandemico.

L’obiettivo della ricerca sarà capire come un virus precedentemente ignoto abbia iniziato ad infettare alcune persone ad Wuhan prima di diventare una pandemia che ha contagiato, ad oggi, 92.383.934 persone e ha causato 1.979.316 vittime a livello globale .  L’OMS ha dichiarato che il ruolo degli esperti sarà quello di verificare i dati degli scienziati cinesi e intervistare i primi pazienti. Durante una missione dell’OMS in Cina a luglio, sono stati stabiliti il tipo di dati che saranno raccolti ed esaminati e tra i compiti del team potrebbe esserci la ricerca di primi casi non identificati e la documentazione della catena di approvvigionamento e delle specie animali in vendita al mercato di Wuhan, che sembrerebbe collegato ad alcuni dei primi casi individuati in Cina. Il governo di Pechino ha più volte ripetuto di sostenere la visita dell’OMS nel proprio territorio e la ricerca globale sulla malattia.

La questione delle origini del coronavirus ha alimentato il dibattito politico internazionale e ha visto l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, incolpare la Cina per l’epidemia a causa della poca trasparenza e ritardo nelle informazioni imputate alle autorità cinesi. Il governo di Pechino ha però sempre respinto le critiche statunitensi e ha ribadito che il virus è stato identificato in Cina ma che potrebbe essere nato ovunque.

Secondo esperti in materia scientifica e di sicurezza citati da South China Morning Post, la missione dell’OMS, che è in via di pianificazione dal mese di giugno 2020, fornirà agli scienziati la possibilità di avere accesso a dati raccolti dalle controparti cinesi e non ancora diffusi a livello pubblico. La missione potrà così porre uno standard per la collaborazione in caso di una crisi sanitaria pubblica e politicizzata ma ciò dipenderà dall’accesso, dalla trasparenza e dalla capacità di seguire ogni indizio.

Un professore della City University di Hong Kong, Nicholas Thomas, ha affermato che l’esito della missione sarà valutato positivamente se sarà fatta luce sulla nascita del virus e se riuscirà a riportare la Cina, gli USA e altri Paesi ad un approccio innanzitutto scientifico e incentrato sulla salute pubblica. Per Thomas, tutto questo potrebbe consentire un ripristino della fiducia internazionale nel settore della sanità e per fare ciò servirà un accesso senza restrizioni ai primi dati raccolti.

Il coronavirus sè stato individuato per la prima volta nella città di Wuhan, nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo. 

Dopo l’iniziale emergenza, la Cina, a confronto con altre esperienze a livello globale, è riuscita a contenere la diffusione su larga scala del virus. Tuttavia, negli ultimi giorni sono scoppiati più focolai e, il 13 gennaio, sono stati individuati 131 nuovi casi e un decesso legato all’epidemia, portando la cifra totale dei primi a 87.844  e dei secondi a 4.645. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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