Washington cancella la visita a Taiwan dell’ambasciatrice statunitense all’Onu

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 9:26 in Cina Taiwan USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato degli USA ha cancellato la visita ufficiale a Taiwan dell’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, prevista dal 13 al 15 gennaio, a poche ore dalla sua partenza per l’isola. Tale viaggio aveva provocato dure critiche e avvertimenti da parte della Cina che ha commentato la notizia ribadendo ferma opposizione alle relazioni tra Washington e Taipei, il 13 gennaio.

Craft avrebbe dovuto incontrare la presidente del governo di Taipei, Tsai Ing-wen, il ministro degli Esteri dell’isola, Joseph Wu e avrebbe dovuto tenere un discorso. Il viaggio dell’ambasciatrice avrebbe rappresentato l’ultima mossa dell’amministrazione del presidente uscente, Donald Trump, per consolidare i rapporti tra Washington e Taipei, a spese delle relazioni statunitensi con Pechino. Il 13 gennaio, la portavoce l’Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato della Cina, Zhu Fenliang, ha commentato la cancellazione del viaggio di Craft ribadendo l’opposizione della Cina a qualsiasi forma di scambio ufficiale tra Taiwan e gli USA.

Già l’8 gennaio scorso, in seguito all’annuncio della visita di Craft, la portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Hua Chunying, aveva invitato gli Stati Uniti a “tornare alla ragione” e ad interrompere “parole e azioni” in grado di danneggiare le relazioni sino-statunitensi. Hua aveva affermato che la Cina avrebbe adottato tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità e i propri interessi di sicurezza, specificando che, se gli USA avessero dovuto insistere con azioni sconsiderate, avrebbero pagato a caro prezzo i propri errori.

La cancellazione della visita di Craft  è rientrata tra i cambiamenti annunciati da una portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, il 12 gennaio, in base ai quali tutte le visite dei funzionari di alto livello statunitensi all’estero, programmate per la settimana, sono state cancellate per favorire il processo di transizione dall’amministrazione Trump a quella del presidente eletto, Joe Biden, prevista per il prossimo 20 gennaio. In tale quadro, anche la visita a Bruxelles dello stesso segretario di Stato degliUSA, Mike Pompeo, a Bruxelles è stata cancellata.

La visita di Craft avrebbe rappresentato l’ultimo tassello di un percorso intrapreso dall’amministrazione Trump per il progressivo aumento degli scambi tra USA e Taiwan, il cui ultimo evento significativo risale all’11 gennaio scorso, quando l’ambasciatore statunitense nei Paesi Bassi, Pete Hoekstra, ha incontrato ufficialmente la rappresentate di Taiwan, Chen Hsing-hsing, all’ambasciata olandese di Washington, segnando il primo incontro tra le parti avvenuto all’interno di un luogo istituzionale. L’evento era stato reso possibile da un annuncio di Pompeo del precedente 9 gennaio, con il quale il segretario di Stato aveva annunciato la rimozione di tutte le restrizioni alle relazioni con Taiwan che Washington si era auto-imposta unilateralmente per compiacere il “regime comunista di Pechino” e aveva dichiarato che le relazioni con Taipei sarebbero state gestite solamente attraverso l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da ambasciata de facto degli USA sull’isola e che è stato istituito nel 2018.

Sotto l’amministrazione Trump i rapporti tra Washington e Taipei si sono intensificati. Oltre all’apertura dell’AIT, tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, l’amministrazione Trump ha approvato il Taiwan Travel Act, che consente e incoraggia visite di alto livello tra USA e Taiwan. Il 9 agosto 2020 è stata quindi organizzata la prima visita di un alto funzionario statunitense a Taipei da quando gli USA hanno riconosciuto il governo di Pechino, il primo gennaio 1979, quando segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, si è recato a Taiwan, seguito, poi, il successivo 17 settembre, dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach

Per Pechino, le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili in quanto Taiwan e la Cina formerebbero un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Ciò nonostante a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD) nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola lo scorso 11 gennaio, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Tsai ha altresì intensificato i rapporti del proprio esecutivo con gli USA, suo maggior fornitore d’armi di difesa, nonostante la ferma opposizione della Cina.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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