Stati Uniti: l’Iran è la nuova base di al-Qaeda

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 12:02 in Afghanistan Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha affermato che l’Iran è “il nuovo Afghanistan”, in quanto il Paese è diventato la nuova base operativa di al-Qaeda. 

In un discorso pronunciato il 12 gennaio, a 8 giorni dalla fine del suo incarico, Pompeo ha confermato un rapporto del New York Times che riferiva che il secondo in comando di al-Qaeda è stato ucciso a Teheran, il 7 agosto 2020. Tuttavia, non ha specificato se sia stato Israele ad effettuare l’attacco. Il rappresentante dell’amministrazione uscente ha poi aggiunto: “Al-Qaeda ha una nuova base. È la Repubblica Islamica dell’Iran”. 

Secondo il segretario di Stato, “l’Iran è davvero il nuovo Afghanistan”, ma questo – ha aggiunto – “è in realtà anche peggio”. “In Afghanistan, al-Qaeda si nascondeva tra le montagne, oggi invece opera sotto il duro guscio della protezione del regime iraniano”, ha dichiarato Pompeo, facendo appello ad una maggiore pressione internazionale contro Teheran. Tuttavia, i rischi di un intervento militare  a tale riguardo sono stati sottolineati. “Se avessimo questa opzione, se scegliessimo di farlo, ci sarebbe un rischio molto grande nell’eseguire tale operazione”. Dall’altra parte, le sanzioni sembrano la scelta migliore, per l’amministrazione uscente. Nel suo discorso del 12 gennaio, Pompeo ha annunciato una ricompensa di 7 milioni di dollari per chiunque abbia informazioni su un membro di al-Qaeda che si crede sia in Iran, identificato come Muhammad Abbatay o come Abd al-Rahman al-Maghrebi.

L’Iran, uno stato clericale sciita non arabo, è ideologicamente distante sia da al-Qaeda sia dallo Stato Islamico, movimenti sunniti estremisti prevalentemente arabi. In diversi scenari di conflitto nei Paesi mediorientali Teheran si è impegnata militarmente contro entrambi. Pompeo ha riconosciuto che il defunto fondatore di al-Qaeda, Osama bin Laden, “considerava i membri di Al Qaeda all’interno della Repubblica Islamica dell’Iran come ostaggi” e che non c’erano prove che l’Iran abbia supportato gli attentati dell’11 settembre 2001, per lo più compiuti da cittadini sauditi. Tuttavia, il segretario di Stato ha affermato che l’Iran negli ultimi anni ha consentito ad al-Qaeda una maggiore libertà di movimento, inclusa l’emissione di documenti di viaggio per i militanti. Inoltre, il gruppo ha una “leadership centralizzata” nella capitale iraniana. “Teheran ha permesso ad al-Qaeda di raccogliere fondi, di comunicare liberamente con altri membri del gruppo in tutto il mondo e di svolgere molte altre funzioni che in precedenza erano dirette da Afghanistan e Pakistan”, ha affermato Pompeo. Di conseguenza, il segretario di Stato dell’amministrazione uscente ha difeso una linea dura contro l’Iran, basata su sanzioni radicali che hanno devastato la sua economia. 

Il rapporto tra l’Iran e al-Qaeda è sotto i riflettori da quando, il 2 novembre 2017, la CIA ha rilasciato circa mezzo milione di documenti di cui era entrata in possesso durante il raid che, il 2 maggio 2011, aveva portato all’uccisione del leader dell’organizzazione terroristica, Osama Bin Laden. L’agenzia ha svelato alcuni documenti che erano stati rinvenuti nel compound in cui si nascondeva Bin Laden prima di essere ucciso, ad Abbottabad, in Pakistan. In particolare, è stato reso noto un documento di 19 pagine, risalente al 2007, che contiene le dichiarazioni di un militante di alto grado, il quale fa riferimento al legame tra l’organizzazione e Teheran. Secondo quanto riferito da Al-Arabiya, l’Iran avrebbe fornito ad al-Qaeda “tutto ciò di cui aveva bisogno”, inclusi “soldi, armi e formazione nei campi di addestramento di Hezbollah in Libano, in cambio avrebbe colpito gli interessi americani in Arabia Saudita e nel Golfo”. Inoltre, Teheran avrebbe facilitato al-Qaeda nella realizzazione dell’attentato dell’11 settembre 2001.

In tale occasione, il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, aveva respinto le accuse del legame tra l’Iran e al-Qaeda, definendolo un tentativo di coprire il ruolo dell’Arabia Saudita nell’attentato che ha colpito New York l’11 settembre 2001. Nel 2017, gli analisti del settore affermavano che, a differenza dei rapporti tra l’Iran e Hezbollah e l’Iran e Hamas, che sono sempre stati evidenti, il legame con al-Qaeda non era mai stato provato prima d’ora. Tuttavia, tali rivelazioni arrivavano a seguito della decisione della nuova amministrazione statunitense, guidata dal presidente Donald Trump, di imporsi contro l’Iran con il pugno di ferro. Il 13 ottobre 2017, l’amministrazione Trump aveva de-certificato l’accordo sul nucleare con l’Iran, meglio noto con il nome di Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), accusando Teheran di aver violato lo “spirito” del patto, pur avendone rispettato le condizioni, ed esprimendo la propria preoccupazione per “le attività nocive dell’Iran in Medio Oriente”, con particolare riferimento al suo programma di missili balistici.

L’accordo sul nucleare era stato raggiunto il 14 giugno 2015 tra l’Iran e i membri del gruppo 5+1 ovvero USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il patto era stato una delle principali conquiste in politica estera dell’amministrazione Obama e imponeva all’Iran una limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. Tuttavia, Trump si è ritirato unilateralmente da tale accordo l’8 maggio 2018, generando un progressivo aumento delle tensioni tra Washington e Teheran e nella regione mediorientale. Le sanzioni hanno duramente colpito l’economia iraniana negli ultimi 2 anni e la tensione è arrivata vicino ad un’escalation militare il 3 gennaio 2020, quando la Casa Bianca ha ordinato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. 

Senza fare specifico riferimento alle dichiarazioni di Pompeo del 12 gennaio, il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, la cui elezione nel giugno del 2013 aveva spinto Obama a negoziare il JCPOA, ha paragonato il crollo del regime dell’ex Shah in Iran alla fine del mandato dell’amministrazione Trump. Il 13 gennaio, Rouhani ha affermato che la fine di un governo di vergogna e di disonore dimostra che il bullismo, il razzismo e la violazione delle leggi non prevarranno. Rivolgendosi al proprio governo, il presidente iraniano ha sottolineato la resistenza della nazione contro “quel grand terrorista” negli ultimi tre anni, riferendosi a Trump, e ha affermato che l’amministrazione uscente degli Stati Uniti pensava  di rovesciare l’Iran in pochi mesi, ma non è riuscita ad ottenere niente di tutto questo. 

Il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e Teheran dipende dall’approccio che sosterrà il presidente eletto, Joe Biden, che si insedierà il 20 gennaio. Intanto, la scelta di William J. Burns come nuovo direttore della CIA può già fornire alcuni suggerimenti al riguardo. Data la sua lunga esperienza con l’Iran e la Russia, la scelta di Burns suggerisce che Biden stia ponendo l’accento sulle tradizionali minacce alla sicurezza nazionale. Il futuro direttore dalla CIA ha sostenuto un’apertura all’Iran a partire dal 2013, con l’elezione schiacciante di Hassan Rouhani come presidente. Burns ha collaborato con Jake Sullivan, che sarà il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Biden, negli incontri con i principali leader iraniani, in vista di un possibile accordo. Quella missione ebbe successo, anche se ci vollero altri due anni per negoziare l’intesa. L’esperienza ha fornito a Burns una profonda comprensione del programma nucleare iraniano e lo ha messo in contatto quasi quotidiano con i funzionari dell’intelligence statunitense. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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