Rep. Centrafricana: ribelli tentano ancora di assaltare la capitale

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 19:43 in Africa Repubblica Centrafricana

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Le forze ribelli, nella Repubblica Centrafricana, hanno lanciato un attacco coordinato alla periferia della capitale, Bangui, prima di essere respinte dall’esercito. L’assalto di mercoledì 13 gennaio è il primo che è riuscito ad avvicinarsi così tanto al centro della città da quando il presidente, Faustin Archange Touadera, è stato rieletto, il 27 dicembre scorso. Poco prima del voto, un altro tentativo di assaltare la capitale è stato respinto dalle forze governative, che lo hanno definito un “tentato colpo di Stato”.

“L’attacco è stato respinto dai Caschi Blu insieme alle forze dell’Africa centrale”, ha riferito in un comunicato il portavoce della missione di mantenimento della pace attiva nel Paese, MINUSCA. Gli attacchi, avvenuti all’alba, contro le unità dell’esercito, a circa 10 chilometri dalla capitale, hanno preso di mira due brigate delle forze armate nazionali. I ribelli, tuttavia, sono stati prontamente respinti, secondo quanto reso noto dal ministro dell’Interno, Henri Wanzet Linguissara. Un membro ruandese della forze di pace è rimasto ucciso e un altro ferito nella controffensiva. Un certo numero di aggressori sono stati eliminati e molti altri arrestati, ha riferito un comunicato della MINUSCA. Un testimone, residente a Bangui, ha dichiarato di aver sentito delle esplosioni e, in seguito, di aver visto degli elicotteri volteggiare sulla città. Intorno alle 8:00, la situazione sembrava già essere ritornata alla normalità nel nord della capitale, ha aggiunto il testimone parlando con l’agenzia di stampa Reuters

“Gli aggressori venuti in gran numero per conquistare Bangui sono stati respinti con forza”, ha scritto in un post su Facebook il primo ministro, Firmin Ngrebada, esortando i cittadini a mantenere la calma. Gli attacchi di mercoledì sono solo gli ultimi da quando l’alleanza ribelle ha lanciato un’offensiva per impedire la rielezione di Touadera. La coalizione ha già lanciato diversi attacchi sporadici, per lo più in città lontane dalla capitale, tutti respinti dai caschi blu delle Nazioni Unite e dalle truppe della Repubblica Centrafricana, supportate da soldati ruandesi e paramilitari russi inviati in aiuto.

I pubblici ministeri del Paese hanno avviato un’indagine sull’ex presidente Francois Bozize, accusato dal governo di aver organizzato il presunto colpo di stato con l’aiuto dei gruppi armati. Bozize, che nega tutte le accuse, è salito al potere con un colpo di stato nel 2003 prima di essere rovesciato nel 2013, quando il Paese è scivolato in un lungo conflitto settario. La violenza ha costretto più di 30.000 persone a fuggire negli Stati vicini, secondo le informazioni fornite dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). La Repubblica Centrafricana ha subito cinque colpi di stato e numerose ribellioni da quando ha dichiarato la sua indipendenza dalla Francia, nel 1960. Nonostante gli accordi di pace, gli embarghi sulle armi e le sanzioni contro i leader ribelli, la pace è ancora lontana dall’essere raggiunta nella nazione africana di 4,7 milioni di abitanti, ricca di oro e diamanti. 

Dopo che l’esercito è riuscito a contrastare un’ondata di violenza pre-elettorale e un tentato colpo di stato contro la capitale, il 20 dicembre, altri attacchi ribelli hanno provato a destabilizzare il governo centrale. Il 2 gennaio, un’offensiva dei ribelli ha colpito la seconda casa di Touadera a Damara, una località a più di 75 km da Bangui, mentre il giorno seguente, il 3 gennaio, i combattenti hanno occupato e conquistato parzialmente la città mineraria di Bangassou, nel Sud del Paese. Abacar Sabone, che gestisce le operazioni militari della formazione ribelle, nota come Coalition of Patriots for Change (CPC), ha affermato che gli attacchi sono un avvertimento al governo e ha assicurato che i suoi combattenti colpiranno Bangui se Touadera non si aprirà alla consultazione e al dialogo con la coalizione. 

La situazione della sicurezza nella Repubblica Centrafricana è instabile dal 2013, quando con un golpe le milizie musulmane Seleka hanno deposto il presidente Bozize. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. A seguito delle elezioni del 2016, Touadera è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non è più riuscito a recuperare il controllo di alcuni territori, che rimangono ancora in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata.

Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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