Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 19:22 in Iran USA e Canada

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Il 13 gennaio, gli Stati Uniti hanno inserito nella lista nera delle sanzioni due fondazioni iraniane collegate al leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ad otto giorni dalla fine del mandato del presidente uscente. 

Secondo le autorità statunitensi, tali istituzioni hanno consentito all’élite iraniana di sostenere un sistema di proprietà “corrotto”. Le designazioni annunciate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti prendono di mira l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam Khomeini (EIKO) e l’Astan Quds Razavi (AQR), i loro leader e i sussidi a loro diretti. Si tratta dell’ultima azione per rafforzare la campagna di “massima pressione” sull’Iran portata avanti dall’amministrazione del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump.

“L’EIKO ha sistematicamente violato i diritti dei dissidenti confiscando terre e proprietà agli oppositori del regime, inclusi oppositori politici, minoranze religiose e iraniani in esilio”, ha riferito il Tesoro in un comunicato. Le sanzioni congelano tutti i beni statunitensi di coloro che sono stati presi di mira e generalmente impediscono ai cittadini e alle società statunitensi di fare affari con loro. Chiunque intraprenda determinate transazioni con queste persone ed entità corre il rischio di essere colpito dalle sanzioni. 

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono aumentate a partire dall’8 maggio 2018, quando il presidente Donald Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare con l’Iran, meglio noto con il nome di Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), accusando Teheran di aver violato lo “spirito” del patto, pur avendone rispettato le condizioni, ed esprimendo la propria preoccupazione per “le attività nocive dell’Iran in Medio Oriente”, con particolare riferimento al suo programma di missili balistici.

L’accordo sul nucleare era stato raggiunto il 14 giugno 2015 tra l’Iran e i membri del gruppo 5+1 ovvero USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il patto era stato una delle principali conquiste in politica estera dell’amministrazione Obama e imponeva all’Iran una serie di limitazioni al programma nucleare, in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. Le sanzioni approvate a partire da maggio 2018 dall’amministrazione Trump hanno duramente colpito l’economia iraniana negli ultimi 2 anni e la tensione è arrivata vicino ad un’escalation militare il 3 gennaio 2020, quando la Casa Bianca ha ordinato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. 

A proposito della tensione tra i due Paesi, il 12 gennaio, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha affermato che l’Iran è “il nuovo Afghanistan”, in quanto il Paese è diventato la nuova base operativa di Al Qaeda. Inoltre, Pompeo ha confermato un rapporto del New York Times che riferiva che il secondo in comando di Al Qaeda è stato ucciso a Teheran, il 7 agosto 2020. Tuttavia, non ha specificato se sia stato Israele ad effettuare l’attacco. Secondo il segretario di Stato, “l’Iran è davvero il nuovo Afghanistan”, ma questo – ha aggiunto – “è in realtà anche peggio”. “In Afghanistan, Al Qaeda si nascondeva tra le montagne, oggi invece opera sotto il duro guscio della protezione del regime iraniano”, ha dichiarato Pompeo, facendo appello ad una maggiore pressione internazionale contro Teheran. I rappresentanti iraniani si sono fermamente opposti a tali dichiarazioni, definite “bugie bellicose”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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