La Libia prova a salvare il percorso politico, l’Italia mostra sostegno

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 9:25 in Italia Libia

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I delegati libici del Forum di dialogo politico si sono recati a Ginevra, mercoledì 13 gennaio, per dare inizio a un nuovo round di negoziati, considerati “l’ultima possibilità” per salvare i risultati raggiunti sino ad ora a livello politico. Il giorno precedente, anche l’Italia si è detta al fianco della Libia nel processo di stabilizzazione.

Risale al 9 novembre 2020 il primo round del Forum, svoltosi a Tunisi dopo che, il 23 ottobre, i rappresentanti delle due parti belligeranti libiche, il governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), avevano siglato un accordo di cessate il fuoco. Da allora, le Nazioni Unite e l’inviata speciale, Stephanie Williams, hanno promosso una serie di incontri volti a realizzare la transizione democratica auspicata, attraverso la formazione di nuovi organismi esecutivi, ovvero il governo unitario e il Consiglio presidenziale. Tuttavia, nelle ultime settimane il percorso politico è stato caratterizzato da una fase di stallo, che ha rischiato di compromettere il processo verso le elezioni stabilite per il 24 dicembre 2021.

Motivo per cui, le parti libiche sono state chiamate a incontrarsi nuovamente il 13 gennaio, per dei colloqui diretti, sotto l’egida dell’Onu, che si presume dureranno per tre giorni. L’obiettivo è superare le controversie in merito ai meccanismi di nomina dei membri della futura leadership libica e trovare soluzioni a quelle questioni lasciate in sospeso. Si pensa che le divergenze dell’ultimo periodo siano state il risultato di una lotta al potere tra i contendenti alla presidenza del governo, tra cui vi sarebbero altresì il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.

Anche l’Italia si è detta a sostegno del processo di stabilizzazione e pacificazione in Libia, secondo quanto affermato nel corso della visita a Roma del vicepresidente del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Ahmed Maiteeq, che, il 12 gennaio, ha incontrato diversi rappresentanti della politica italiana. Tra questi, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. In particolare, durante il bilaterale con Lamorgese, le parti hanno discusso delle modalità per attuare l’accordo in materia di formazione e miglioramento dell’efficienza dei dipendenti del Ministero dell’Interno libico, delle forze antiterrorismo e delle guardie di frontiera terrestri e marittime.

Da un lato, Maiteeq ha riferito che, durante il meeting, è stata presa in considerazione l’idea di stabilire un principio generale per futuri scambi di prigionieri tra i due Paesi, e ha elogiato le relazioni libico-italiane, oltre che al supporto fornito da Roma. Dall’altro lato, la ministra Lamorgese ha affermato che il proprio Paese è e rimarrà al fianco della Libia “nel processo di rafforzamento delle proprie istituzioni e di rilancio economico-sociale”, e che Roma è disposta a offrire sostegno anche nel percorso verso le prossime elezioni, alla luce del rapporto storico “privilegiato” che lega le due parti. L’Italia, ha poi riferito la ministra, si impegnerà a porre la pacificazione in Libia “al centro del confronto con gli interlocutori internazionali”, in primis le istituzioni europee e gli altri Paesi del Mediterraneo, così da cooperare per giungere a una soluzione stabile, “che segni una nuova fase per tutto il popolo libico”.

Maiteeq ha poi incontrato anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio. In tale occasione, le due parti hanno discusso dell’implementazione degli accordi già siglati da Libia e Italia in diversi ambiti, tra cui quello relativo alla strada costiera che collega Ras Agedir e Misurata, e della ripresa dei voli tra gli aeroporti libici e italiani. Le due parti hanno poi preso in esame gli ultimi sviluppi legati al panorama libico e, in particolare, il dialogo politico e gli sforzi profusi dall’Italia per garantirne il successo. Come riferito dal ministro Di Maio, Roma crede che sia necessario accelerare il dialogo attraverso un approccio inclusivo e costruttivo da parte degli attori coinvolti, con l’obiettivo di unificare le istituzioni del Paese. Al contempo, bisogna implementare l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre e le clausole in esso stabilite, tra cui la riapertura della strada costiera tra Sirte e Misurata e il ritiro di tutti i combattenti e mercenari stranieri. A tal proposito, anche Roma si è detta contraria a qualsiasi forma di ingerenza esterna. Infine, il ministro italiano ha ribadito l’interesse del proprio Paese a rafforzare i legami di cooperazione bilaterale in ambito economico, di sicurezza e migratorio, con la revisione del Memorandum bilaterale del 2017.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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