India: gli agricoltori respingono la Corte suprema

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 11:30 in Asia India

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I leader degli agricoltori indiani hanno dichiarato, il 13 gennaio, che continueranno a protestare contro il governo per tre leggi di liberalizzazione per l’agricoltura, fin quando non saranno revocate, e hanno rifiutato l’intervento della Corte suprema, che, il giorno prima, ha sospeso la loro implementazione e  ha istituito un Comitato per analizzarle, insieme alle rivendicazioni degli agricoltori.

I manifestanti, accampati a decine di migliaia fuori dalla capitale indiana dal 27 novembre scorso, hanno annunciato che porteranno avanti l’assedio di una strada primaria di connessione con Nuova Delhi e che marceranno nella città entro la fine del mese. In una dichiarazione, i leader delle proteste hanno affermato: “Accogliamo la sospensione dell’implementazione delle leggi come misura ad interim ma non si tratta di una soluzione”, ribandendo che il governo debba cancellarle del tutto. Inoltre, gli agricoltori si sono rifiutati di incontrare il comitato istituito dalla Corte suprema in quanto i membri che lo compongono sarebbero stati sostenitori delle leggi e il governo starebbe cercando di fuorviare la stessa istituzione giudiziaria.

Il 12 gennaio, la Corte suprema dell’India aveva messo in pausa l’implementazione delle tre leggi sull’agricoltura, approvate dall’esecutivo del primo ministro Narendra Modi, il precedente 27 settembre, in seguito all’elaborazione di alcune petizioni che ne hanno messo in discussione la validità costituzionale. Il presidente della Corte Suprema dell’India, Sharad Arvind Bobde, aveva quindi annunciato l’istituzione di un comitato formato da 4 membri esperti in materia, H S Mann, Pramod Kumar Joshi, Ashok Gulati e Anil Dhanwant, per ascoltare le ragioni in base alle quali gli agricoltori stanno chiedendo la revoca delle tre leggi e per esaminarne i contenuti. Il comitato si incontrerà tra dieci giorni ed elaborerà una relazione sul caso entro due mesi.  Intanto, la Corte suprema ha già stabilito che, in base alle nuove leggi,  il sistema governativo del prezzo minimo di certi prodotti agricoli sarà mantenuto e a nessun agricoltore saranno sottratti terreni in base alle leggi. Oltre a questo, la prossima settimana, continueranno le udienze per deliberare sulla validità costituzionale dei tre testi.

Prima del 12 gennaio, lo scorso 16 dicembre, la Corte suprema aveva già proposto di istituire un pannello di mediazione per porre fine alle proteste degli agricoltori ma tale tentativo era naufragato e il governo aveva continuato ad incontrarsi direttamente con i manifestanti. Sono stati in totale otto i round di negoziati organizzati tra l’esecutivo di Nuova Delhi e i rappresentanti degli agricoltori per cercare una soluzione alle crescenti proteste della popolazione. Tuttavia, nessuno di essi è riuscito a sbloccare l’impasse creatasi tra le parti, ognuna ferma sulle proprie posizioni. Da un lato, gli agricoltori richiedono la revoca totale delle tre leggi, da l’altro l’esecutivo di Modi ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di farlo, pur essendosi detto disponibile ad apportare emendamenti.

In base alle tre leggi di liberalizzazione in materia di agricoltura adottate dal governo di Modi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo.  Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre leggi sull’agricoltura del 27 settembre porteranno al controllo da parte delle grandi aziende sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli e al calo del prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti del governo e causando perdite ai coltivatori.

Il governo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno impedimenti alle vendite e la necessità di intermediari e aumenteranno il guadagno degli agricoltori. Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente e potenziare la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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