Yemen: minimo storico nel numero di vittime civili provocate dalla coalizione

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 10:02 in Arabia Saudita Yemen

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Nonostante il conflitto civile in Yemen continui a essere testimone di violente battaglie e bombardamenti, nel 2020 è stata registrata una diminuzione del 73% nel numero di vittime civili provocate dai raid della coalizione a guida saudita, rispetto al 2019.

A riportarlo, è lo Yemen Data Project, un progetto di raccolta dati indipendente che monitora l’andamento della guerra in Yemen, secondo cui lo scorso anno è stato raggiunto un minimo storico nella percentuale di vittime civili, sin dall’inizio dell’offensiva aerea ad opera della coalizione internazionale guidata da Riad, la quale è intervenuta il 26 marzo 2015. Tuttavia, sebbene si tratti di un risultato positivo rilevante, il 2020 non è stato esente da stragi di civili e, al contempo, i raid aerei hanno visto un incremento dell’82% su base annua. Come riportato dal progetto yemenita, nel report relativo al 2020, si tratta del primo aumento di tal tipo in tre anni. In precedenza, a partire dal 2017, i bombardamenti condotti dalla coalizione erano diminuiti di anno in anno, fino a raggiungere un minimo record nel 2019, pari a 1.181. Il trend positivo si è, però, invertito nel 2020, anno in cui i raid della coalizione hanno raggiunto quota 2.155.

Nel trarre un bilancio delle vittime provocate dalla coalizione, secondo quanto monitorato, i raid aerei hanno causato 212 tra feriti e morti civili. Nello specifico, sono almeno 125 i cittadini yemeniti che hanno perso la vita a seguito dei bombardamenti di Riad, tra cui vi sono stati 54 bambini. Parallelamente, il numero di feriti civili ammonta a 87, di cui 57 donne e bambini. Tuttavia, tali cifre mostrano una diminuzione del 73% rispetto al 2019, quando il numero di vittime civili provocate dai raid della coalizione è stato pari a 785. Inoltre, specifica Yemen Data Project, nel corso del 2020, la coalizione a guida saudita ha condotto in media 6 attacchi aerei al giorno, il che rappresenta il doppio rispetto alla media giornaliera registrata nel 2019.

Il 2020 è stato poi testimone di uno degli attacchi più letali in termini di vittime minorenni. Nello specifico, il 15 febbraio, almeno 25 bambini sono morti e altri 18 sono rimasti feriti a seguito di un bombardamento condotto contro un’area residenziale del distretto di al-Maslub, situato nel governatorato di al-Jawf. Il numero di vittime civili totale, invece, è stato pari a 35, il che ha reso l’attacco il più letale del 2020, per quanto riguarda le vittime civili. Dall’inizio dell’offensiva della coalizione, il 26 marzo 2015, sono stati riportati solo altri due attacchi con un simile bilancio in riferimento a minori. Da tale data, Yemen Data Project ha registrato in totale 18.568 vittime civili, causate da 22.485 raid aerei.

Parallelamente, il 64% delle vittime civili provocate nel corso del 2020 sono state il risultato di 5 raid aerei, tre dei quali hanno interessato aree residenziali. Nell’ultimo anno, poi, gli attacchi della coalizione hanno avuto un focus più specifico. In particolare, sono stati 12 i governatorati yemeniti maggiormente colpiti da Riad, su un totale di 22 regioni. Inoltre, per la prima volta dal 2015, Sa’ada non è stata la regione più colpita. Al contrario, sono stati Ma’rib e al-Jawf ad essere testimoni del maggior numero di bombardamenti del 2020. Più nello specifico, Ma’rib è stato colpito dal 32.3% dei raid condotti nell’ultimo anno, mentre ad al-Jawf è stato riportato il 55% delle 212 vittime civili totali.

Come specificato da Yemen Data Project, si tratta di cifre che sono state registrate nonostante il cessate il fuoco, della durata di 45 giorni, proclamato il 9 aprile. Durante tale periodo, sono stati condotti 205 attacchi aerei, ovvero circa 5 al giorno. Inoltre, anche lo Yemen ha dovuto far fronte alla pandemia di Covid-19, il che ha spinto le organizzazioni internazionali, tra cui anche le agenzie delle Nazioni Unite, a mettere in guardia dal rischio carestia. In tale quadro, sono state diverse le strutture sanitarie colpite dai raid aerei, oltre a mercati, fattorie, scuole e infrastrutture idriche essenziali. Non da ultimo, tra i luoghi colpiti vi è stato almeno un centro volto ad ospitare pazienti in isolamento.

Secondo lo Yemen Data Project, l’anno in cui è stato registrato il maggior numero di bombardamenti, pari a 5.444, continua ad essere il 2015. Quest’ultimo è stato anche l’anno più letale, considerato che gli attacchi aerei provocarono circa 3.876 morti e almeno 4.521 feriti tra la popolazione civile. Il conflitto yemenita è scoppiato a seguito del colpo di Stato delle milizie sciite Houthi, risalente al 21 settembre 2014. I gruppi che si contrappongono sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano tuttora la capitale Sana’a, sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, a capo di una coalizione che, ad oggi, risulta ricevere armi e combattenti da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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