Turchia-Grecia: nuove speranze di distensione con l’UE

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 20:02 in Grecia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato, martedì 12 gennaio, che Ankara e Atene riprenderanno i colloqui esplorativi per la risoluzione della controversia sul Mediterraneo orientale il 25 gennaio. Nell’annunciare la notizia, il leader turco ha sottolineato che la sua speranza è che il ripristino delle trattative preannunci “una nuova era” e ha esortato la Grecia a non intensificare le tensioni nella regione.

Il nuovo ciclo di colloqui si svolgerà ad Istanbul, in Turchia. “Dobbiamo impedire che il Mediterraneo diventi un’area di concorrenza e dobbiamo fare in modo che queste acque servano i nostri interessi a lungo termine”, ha detto Erdogan durante un discorso agli ambasciatori dell’Unione Europea ad Ankara. “Siamo disposti a elaborare un’agenda positiva con l’UE e a rimettere le nostre relazione su un binario giusto”, ha aggiunto.

Ankara e Atene hanno tenuto 60 round di colloqui dal 2002 al 2016, ma, verso la fine del 2020, i negoziati sono nuovamente naufragati su una serie di disaccordi riguardanti le precondizioni da accettare per giungere ad un accordo e le azioni provocatorie compiute da entrambe le parti nelle acque del Mediterraneo orientale. A dicembre, l’UE ha minacciato potenziali sanzioni nei confronti di Ankara, per via della controversia con la Grecia, ma alla fine ha deciso di rinviare l’imposizione di eventuali misure punitive a marzo. La Turchia, nelle ultime settimane, ha moltiplicato le dichiarazioni in cui si dice fiduciosa nel poter instaurare migliori relazioni con il blocco.

Erdogan ha anche promesso che ospiterà, a fine gennaio, il presidente del Consiglio dell’UE, Charles Michel, e il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aggiungendo di essersi offerto di mostrare a quest’ultima le unità abitative costruite nella regione di Idlib, nella Siria nord-occidentale, per gli sfollati del conflitto civile siriano. Secondo il presidente turco, l’UE avrebbe inizialmente affermato di voler contribuire alla costruzione di nuovi alloggi a Idlib, durante gli scontri dello scorso anno, ma, alla fine, il blocco non avrebbe mantenuto le sue promesse.

Al penultimo Consiglio europeo straordinario, tenutosi tra l’1 e il 2 ottobre 2020, i leader dell’UE avevano offerto al governo turco “un’agenda politica positiva”, che comprendeva vantaggi commerciali e doganali e la prospettiva di più fondi per aiutare Ankara a gestire meglio la situazione dei rifugiati siriani sul suo territorio qualora avesse interrotto le sue “attività illegali” nel Mediterraneo orientale. Tuttavia, a dicembre, dopo l’ultimo vertice straordinario del 10 e 11 dicembre, i ministri degli Esteri dell’UE avevano concordato all’unanimità che il comportamento della Turchia non era migliorato. Dopo aver presieduto la videoconferenza tra i ministri dei Paesi membri, il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, aveva sottolineato: “Per diversi aspetti la situazione è invece peggiorata”.

I 27 paesi dell’UE sono divisi su come gestire al meglio i rapporti con la Turchia. Francia, Grecia e Cipro spingono per misure più severe, come sanzioni economiche, ma altri Paesi sono preoccupati di destabilizzare ulteriormente la regione. “La Francia manterrà una posizione chiara”, aveva detto il presidente francese, Emmanuel Macron, a dicembre. “Dobbiamo essere coerenti con le decisioni e le nostre richieste alla Turchia dello scorso ottobre, trarne le conseguenze e dobbiamo difendere la sovranità e la stabilità degli Stati dell’UE, in particolare nel Mediterraneo orientale ma anche nell’intera regione”, aveva aggiunto.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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