Tunisia: in attesa di un rimpasto di governo

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 12:27 in Africa Tunisia

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In un clima segnato da una perdurante instabilità politica, il premier tunisino, Hichem Mechichi, è stato chiamato ad apportare cambiamenti alla squadra governativa, i quali si prevede verranno annunciati nelle prossime ore. Nel frattempo, non mancano tensioni in Parlamento.

Come riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, la lista dei nuovi ministri era attesa già per l’11 gennaio, ma l’annuncio è stato successivamente rinviato. Stando a quanto rivelato da fonti politiche tunisine, i cambiamenti riguardano, tra gli altri, i Ministeri dell’Interno, della Giustizia, della Cultura, oltre che di Ambiente, Sanità, e Industria. Tuttavia, le discussioni degli ultimi giorni hanno messo in luce divergenze tra le parti coinvolte nella nomina dei nuovi ministri, e Mechichi, fino all’11 gennaio, non è riuscito a raggiungere un pieno consenso. Al contempo, non sono mancate voci di dissenso all’interno dei partiti tunisini, tra cui Qalb Tounes, “Il cuore della Tunisia”, un cui esponente, Iyadh Elloum, si è detto contrario a un rimpasto di governo in un periodo simile e ha affermato che le modifiche attese rappresentano, in realtà, una sorta di imposizione, visto che non sono state annunciate da fonti ufficiali. Tuttavia, come specificato da al-Araby al-Jadeed, Qalb Tounes rappresenta uno dei pilastri del governo tunisino. Motivo per cui, una sua opposizione potrebbe compromettere il voto di fiducia ai nuovi ministri.

Nel frattempo, anche il Parlamento continua ad essere caratterizzato da perduranti dissidi che riguardano, ancora una volta, il presidente Rachid Ghannouchi, e la leader di un partito di opposizione, Abir Moussi, a capo del Free Destourian Party. In un’atmosfera segnata da scioperi della fame, sit-in e proteste, Moussi ha iniziato a raccogliere firme per una nuova petizione, volta a ritirare la fiducia del presidente del Parlamento, il quale è stato accusato di essere all’origine di un’ondata di malcontento a livello politico, viste le violazioni commesse e una cattiva esecuzione dei compiti legislativi. Ghannouchi, non da ultimo, è stato accusato di essersi opposto alla volontà dell’assemblea parlamentare e di aver violato la legge, imponendo con forza un piano politico di cui non si conoscono i dettagli. Per Moussi, lasciare Ghannouchi alla guida del Parlamento costituisce una minaccia per la sicurezza della Tunisia.

Anche altri deputati tunisini hanno critica l’operato di Ghannouchi, definito un “presidente distastroso”, che ha abusato dei meccanismi interni al Parlamento e del sostegno dei suoi alleati per soddisfare i propri interessi. Inoltre, secondo alcuni, è il presidente parlamentare ad aver provocato la crisi politica a cui si ritrova ad assistere Tunisi. Ai sensi dell’articolo 51 dello statuto del Parlamento tunisino, saranno necessarie 73 firme per rimuovere Ghannouchi dal suo incarico, pari a un terzo dei deputati.

In realtà, anche nel mese di luglio 2020, Ghannouchi era stato sottoposto ad una mozione di sfiducia promossa da Abir Moussi e dal suo partito. La questione ha avuto inizio quando la leader ed un blocco composto da altri quattro partiti hanno accusato il presidente dell’Assemblea monocamerale di avere legami con il terrorismo e con il movimento della Fratellanza Musulmana. Ghannouchi è stato accusato non solo di servire gli interessi dei Fratelli Musulmani e degli alleati stranieri, ovvero Turchia e Qatar, ma altresì di numerose violazioni, incluse cattiva gestione degli affari pubblici e decisioni unilaterali. Tuttavia, la mozione di sfiducia, del 30 luglio, non ha ottenuto la maggioranza necessaria ad estromettere il leader.

Circa l’esecutivo di Tunisi, questo aveva ricevuto l’approvazione del Parlamento il 2 settembre 2020, giorno in cui il premier Mechichi aveva proposto una propria squadra. Si trattava di un governo tecnocratico, composto da personalità “indipendenti”, ovvero non legate a nessun partito e perlopiù sconosciute alla popolazione tunisina. La mossa era giunta in un momento di perdurante instabilità politica che ha messo a dura prova la pazienza della popolazione tunisina, vittima altresì di un sistema economico sempre più fragile.

Tuttavia, la situazione non sembra essere migliorata negli ultimi mesi e il quadro politico di Tunisi risulta essere tuttora caratterizzato da instabilità. Al momento, le speranze sono riposte nel “Dialogo tunisino” proposto dall’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT) e approvato, il 30 dicembre, dal capo di stato, Kais Saied. L’obiettivo è risanare le crisi di tipo economico, politico e sociale che caratterizzano il Paese Nord-africano, con il fine ultimo di ristabilire “la pace sociale”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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