Mali: l’estrazione illegale dell’oro preoccupa il Governo

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 13:09 in Africa Mali

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Durante una visita al sito di estrazione dell’oro nel Cerchio di Kenieba, nell’Est del Mali, il ministro delle Miniere, Lamine Seydou Traoré, ha incontrato la popolazione locale per discutere del degrado ambientale dovuto alle pratiche illegali nel settore.

Secondo l’Agence de Presse Malienne, la delegazione del Governo si è recata, il 7 gennaio, ai siti di estrazione aurea clandestini nel letto del fiume Falémé. Questi erano stati distrutti da individui alla notizia dell’arrivo del ministro. Alla luce di ciò, quest’ultimo ha ordinato il sequestro di tutti i materiali abbandonati sul sito. Traoré ha affermato che ciò che sta accadendo nella regione in termini di dragaggio e attività illegali affini è preoccupante dal punto di vista sociale ed economico per il Paese.

Il Cerchio del Kenieba, nel Sud-Est del Mali, è ormai da decenni una zona molto ambita dagli estrattori d’oro e dalle compagnie minerarie internazionali per la ricchezza del suo sottosuolo. Per questo motivo, nella regione si riversano cittadini provenienti sia da altre aree del Mali, sia da altri Paesi, come il Burkina Faso. Secondo la testimonianza del quotidiano locale, nel fiume Falémé, che funge da confine naturale tra il Mali e il Senegal, è installato un numero elevato di draghe la quale azione contamina l’acqua e contribuisce al degrado dell’ambiente circostante, alimentando così tensioni nella zona. Recentemente, l’estrazione illegale dell’oro nel Falémé è diventata un problema rilevante per la popolazione che ha denunciato il disagio pubblicando video e immagini sui social network.

Il ministro dell’Ambiente, della Sanità e dello Sviluppo Sostenibile del Mali, Bernadette Keita, ha esortato la popolazione locale del Kenieba a unirsi di fronte al degrado ambientale, sottolineando l’importanza di lavorare nel rispetto delle norme e degli standard riguardo alle attrezzature impiegate per estrarre l’oro. Keita ha lanciato l’allarme affermando che per arrivare ad un ripristino costruttivo del Paese, è necessario che anche i cittadini facciano la loro parte.

Il ministro Traoré ha dichiarato l’intenzione di voler attuare un’operazione contro il dragaggio illegale per l’estrazione dell’oro. A tal fine, ha invitato la popolazione di Kenieba a mobilitarsi per il bene collettivo, lavorando nelle miniere secondo le norme legali, soprattutto nei corridoi dedicati stabiliti dal Governo. Traorè ha evidenziato l’impegno del Paese nell’organizzare tale attività per riportarla nel settore formale dell’economia. Inoltre, il ministro ha confermato che il Mali adotterà prossimamente un nuovo codice minerario, creando così un’alternativa legale per i lavoratori del settore.

Per quanto riguarda l’aspetto della sicurezza, secondo The Defense Post, l’estrazione illegale aurea è diventata una nuova fonte di finanziamento per i gruppi armati nel Sahel. Il 21 dicembre 2020, sono stati arrestati sospetti terroristi e più di 40.000 candelotti di dinamite e cavi di detonazione per l’estrazione sono stati sequestrati in un’operazione congiunta delle Nazioni Unite e Interpol. Il segretario generale dell’Interpol, Jurgen Stock, ha dichiarato che l’estrazione illegale dell’oro, oltre ad essere una fonte di finanziamento, è anche utilizzata come terreno di reclutamento per i gruppi armati.

Il Mali è fortemente dipendente dall’industria mineraria, che nel 2019 rappresentava il 9.7% del Prodotto Interno Lordo del Paese. L’importanza è tale che i minatori non hanno smesso di estrarre nemmeno durante il colpo di Stato del 18 agosto 2020, che ha rovesciato il governo dell’ex presidente Ibrahim Boubacar Keita. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, Barrick Gold, il più grande minatore del Mali, ha dichiarato che il suo complesso minerario Loulo-Gounkoto, non ha risentito della crisi di Governo. Altre compagnie minerarie, tra cui B2Gold, Resolute Mining, AngloGold Ashanti, Hummingbird Resources e Cora Gold hanno constatato che durante il golpe, nonostante gli investitori abbiano venduto azioni a causa dell’incertezza del contesto politico, le operazioni non si sono fermate.

Subito dopo il colpo di Stato, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha ordinato la chiusura delle frontiere terrestri e aeree con il Mali. Questa azione ha complicato la logistica del settore minerario nazionale, creando incertezze sull’esportazione dell’oro, che tipicamente viene spedito in altri Paesi per essere raffinato. Secondo quanto dichiarato da Vincent Rouget, analista del Control Risks Group, a lungo termine cresceranno nuovamente i dubbi degli investitori minerari, dal momento che quello del 18 agosto 2020 è già il secondo colpo di Stato che si è verificato in Mali in otto anni.

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Julie Dickman

di Redazione

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