Malesia: dichiarato lo stato d’emergenza il governo rischia di cadere

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 10:36 in Asia Malesia

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La Malesia ha annunciato lo stato d’emergenza fino il prossimo primo agosto a causa della diffusione del coronavirus e del crescente numero di decessi legati all’epidemia, il 12 gennaio. Poco dopo, un parlamentare del partito Umno, che fa parte del governo, ha dichiarato il ritiro del proprio sostegno all’esecutivo del primo ministro, Muhyiddin Yassin, annunciandone il “collasso” e la perdita della maggioranza.

Il sovrano della Malesia, il re Abdullah Ahmad Shah, ha approvato la richiesta del governo del primo ministro per istituire lo stato d’emergenza nel Paese, il 12 gennaio, vista la crescente diffusione del coronavirus in Malesia. Al momento, i posti letto in terapia intensiva e la capacità degli ospedali per il coronavirus starebbero raggiungendo la saturazione, con appena un centinaio di posti liberi, e la diffusione del virus sarebbe continuata a crescere con cifre giornaliere nell’ordine delle migliaia da dicembre. Al momento, sarebbero 28.554 i casi attivi.  Annunciando lo stato d’emergenza, il re malese ha però aggiunto che sarà istituita una commissione indipendente per determinare, nel corso dei prossimi mesi, se le misure potranno essere revocate in anticipo rispetto al primo agosto.

Successivamente anche Muhyiddin ha rilasciato una dichiarazione, assicurando che nel Paese non saranno imposti né il coprifuoco, né la legge militare e sottolineando che “non si tratta di un colpo di Stato”. Per tutta la durata dell’emergenza, però, non vi saranno sedute parlamentari o dell’assemblea di Stato. Il premier ha poi aggiunto che in Malesia saranno indette elezioni generali non appena sarà revocato lo stato d’emergenza, in base alle considerazioni dell’apposita commissione. Intanto, però, in più Stati saranno imposti limiti agli spostamenti a partire dal prossimo 13 gennaio.

In seguito alla dichiarazione dello stato d’emergenza, lo stesso 12 gennaio, un parlamentare di Umno, Datuk Seri Nazri Abdul Aziz, ha ritirato il proprio sostegno all’esecutivo che, in sua assenza, sarà appoggiato da 109 parlamentari sui totali 220, perdendo così la maggioranza. Nazri ha dichiarato che non sta chiedendo un’elezione immediata ma che il governo in carica è caduto e che maggiori sviluppi avverranno nei prossimi giorni. Per Nazri, lo stato d’emergenza non sarebbe necessario per contenere il coronavirus, in quanto sarebbe sufficiente emanare un ordine per il controllo degli spostamenti, ma potrebbe servire, invece, ad evitare le elezioni per contenere quella che ha definito “un’emergenza politica”.

Prima di Nazri, altri due membri di Umno avevano ritirato il sostegno a Muhyiddin, la cui maggioranza si reggeva inizialmente su 112 legislatori contro i 108 dell’opposizione. Umno è il partito più grande all’interno della coalizione di governo, la Perikatan Nasional, e quando si riunirà il prossimo 31 gennaio, tra gli argomenti all’ordine del giorno vi sarà lo scioglimento dei legami con il partito di Muhyiddin, Parti Pribumi Bersatu Malaysia, appoggiata da circa 2/3 dei membri di Umno.

Muhyiddin aveva già richiesto lo stato d’emergenza lo scorso 26 ottobre ma il sovrano aveva respinto tale possibilità, sostenendo che, in quel momento, non ve ne fosse la necessità. In tal modo, il re aveva negato al premier poteri speciali che gli avrebbero consentito di adottare misure straordinarie nella lotta al coronavirus, ma anche di mantenere salda la propria presa sul potere, in un momento in cui quest’ultima stava subendo duri attacchi. Il precedente 23 ottobre, Muhyiddin aveva chiesto al sovrano malese la sospensione del Parlamento, attirando più critiche in base alle quali si sarebbe trattato di un tentativo del premier di mantenere il proprio potere.

Nonostante lo scorso15 dicembre il Parlamento della Malesia avesse approvato la legge di bilancio per il 2021 presentata dal primo ministro Muhyiddin, con 111 voti in favore e 108 contrari, accordando così la fiducia al governo, la tenuta dell’esecutivo resterebbe ancora debole. L’esistenza della maggioranza che appoggia Muhyddin era stata messa in dubbio per la prima volta lo scorso 23 settembre, quando il leader dell’opposizione, Anwar Ibrahim, a capo dell’alleanza Pakatan Harapan, aveva affermato di essere appoggiato da una solida maggioranza, formata da circa 120 legislatori, compresi alcuni che farebbero parte dell’esecutivo, che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo, scalzando quello di Muhyiddin. Il successivo 13 ottobre, Anwar era stato ricevuto dal sovrano malese, il sultano Abdullah Sultan Ahmad Shah, per provare l’esistenza della maggioranza a suo sostegno e per chiedergli di sciogliere l’attuale governo in carica. Tuttavia, tale tentativo era fallito e il sovrano non aveva sostenuto Anwar.

L’attuale governo di Muhyiddin ha assunto la leadership della Malesia dopo che, lo scorso 24 febbraio, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018, che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, dominata da UMNO, che aveva governato la Malesia per 6 decenni. Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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