Italia-Afghanistan: colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 15:17 in Afghanistan Italia

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Il ministro italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo afghano, Mohammed Haneef Atmar, l’11 gennaio. 

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale della Farnesina, i rappresentanti hanno discusso dei negoziati intra-afghani in corso a Doha, in Qatar, e del supporto italiano alla pace e alla stabilità dell’Afghanistan. L’attuale contributo dell’Italia nel Paese prevede un impiego massimo di 800 soldati, 145 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, suddivisi tra la sede a Kabul e il contingente militare dislocato ad Herat presso il Train Advise Assist Command West (TAAC-W). L’Italia ha garantito alla NATO ed alla Repubblica dell’Afghanistan il proprio supporto e in tale contesto il TAAC-W di Herat prosegue le attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle istituzioni e delle forze di sicurezza locali concentrate nella Regione Ovest. Intanto, l’Afghanistan sta affrontando un momento particolarmente critico, a causa dell’aumento delle violenze sul campo, nonostante siano in corso i negoziati con i talebani, in Qatar. In tale contesto, permane il tema del ritiro dei soldati stranieri dal Paese. 

A tale proposito, il 18 novembre 2020, il Ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, ha tenuto un colloquio telefonico con il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, incentrato proprio sul futuro della missione in Afghanistan. Il rappresentante del Governo italiano ha affermato che Roma continuerà a fare la propria parte nell’ambito della missione. “I passi da compiere per il futuro saranno decisi insieme tenuto contro di alcuni punti essenziali: primo tra tutti la sicurezza dei nostri contingenti”, ha affermato Guerini, al termine del colloquio con Stoltenberg. La telefonata arriva a seguito della decisione degli Stati Uniti di ridurre la presenza dei propri contingenti in Afghanistan a 2.500 unità. La decisione era stata preannunciata ed è stata formalmente condivisa con gli Alleati, il 17 novembre 2020. Tuttavia, a partire dall’11 dicembre 2020, il Congresso ha imposto una serie di limiti al ritiro statunitense, creando dubbi sulla possibilità di ridurre le truppe prima della fine del mandato del presidente uscente, Donald Trump, che terminerà il 20 gennaio. 

Nel corso del colloquio con Stoltenberg del 18 novembre 2020, Guerini ha ribadito che la posizione italiana si riassume nel motto “arrivati insieme, ci ritiriamo insieme, ci adattiamo insieme”. A tale riguardo, il prossimo appuntamento al quale guardare è la Ministeriale NATO di febbraio 2021, che avverrà dopo l’insediamento della nuova amministrazione statunitense. “Sarà il momento in cui l’Alleanza dovrà valutare la propria posizione in Afghanistan. Dovrà decidere se e come portare avanti la missione, oppure se procedere alla sua conclusione con il ritiro complessivo dei contingenti schierati”, ha dichiarato il Ministro. “La cessazione delle violenze auspicata nei negoziati di Doha, oggetto del confronto tra Stati Uniti e talebani, è ancora lungi dall’essere raggiunta” ha aggiunto Guerini spiegando che “ogni decisione dovrà essere valutata sulla base delle condizioni che si realizzano sul campo”.

Inoltre, il 16 dicembre 2020, il generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, Nicola Zanelli, ha assunto l’incarico di Vicecomandante della missione NATO Resolute Support in Afghanistan, subentrando al Tenente Generale Gilles Hill, dell’esercito britannico. Il passaggio di consegne è avvenuto alla presenza del Generale statunitense Scott Miller, Comandante della missione. Anche il generale Zanelli ha confermato che l’impegno del contingente italiano prosegue al fianco degli alleati e dei partner della NATO. Ha sottolineato, inoltre, l’importanza di essere determinati e coesi nel supportare il popolo afgano e le sue forze nazionali di sicurezza per mantenere i risultati finora raggiunti: “Un impegno dovuto”, ha dichiarato, “verso i cittadini afgani e verso i fratelli in armi di tutti i Paesi della Coalizione caduti e feriti nel lungo percorso di stabilizzazione dell’Afghanistan”.

Il parziale ritiro dell’esercito statunitense fa parte di un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani il 29 febbraio 2020 a Doha. Di conseguenza, il 17 novembre 2020 gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente statunitense uscente, Donald Trump. Con la firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, i talebani si sono impegnati a dialogare con il governo afghano, con il quale non avevano mai tenuto colloqui diretti, accusando le autorità di Kabul di essere “burattini” nelle mani delle potenze occidentali. Inoltre, i talebani si sono impegnati a non effettuare grandi attacchi contro le zone urbane del Paese e a tagliare i contatti con organizzazioni terroristiche come Al Qaeda. Tuttavia, il Governo afghano ritiene che nessuna di queste promesse sia stata rispettata. In tale contesto, le violenze sul campo non hanno fatto che aumentare durante i colloqui tra Stati Uniti e talebani precedenti all’accordo del 29 febbraio 2020 e anche mentre erano in corso i negoziati preliminari al dialogo intra-afghano. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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