India: la Corte suprema blocca le leggi agricole di Modi

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 11:26 in Asia India

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Corte suprema dell’India ha messo in pausa, il 12 gennaio, l’implementazione delle tre leggi sull’agricoltura, approvate dall’esecutivo del primo ministro Narendra Modi, lo scorso 27 settembre, che hanno scatenato intense proteste da parte degli agricoltori a Nuova Delhi e non solo.

Il presidente della Corte Suprema dell’India, Sharad Arvind Bobde, ha annunciato di aver bloccato le tre leggi in seguito all’elaborazione di alcune petizioni che ne hanno messo in discussione la validità costituzionale. Sarà quindi istituito un comitato apposito, formato da 4 membri esperti in materia, H S Mann, Pramod Kumar Joshi, Ashok Gulati e Anil Dhanwant, per ascoltare quali sono le ragioni in base alle quali gli agricoltori stanno chiedendo la revoca delle tre leggi e per esaminare i contenuti dei testi di legge. Tale comitato riferirà direttamente alla Corte Suprema. Bobde ha aggiunto: “Proteggeremo gli agricoltori”.

Prima del 12 gennaio, lo scorso 16 dicembre, la Corte suprema aveva già proposto di istituire un pannello di mediazione per porre fine alle proteste degli agricoltori ma tale tentativo era naufragato e il governo aveva continuato ad incontrarsi direttamente con i manifestanti. Sono stati in totale otto i round di negoziati organizzati tra l’esecutivo di Nuova Delhi e i rappresentanti degli agricoltori per cercare una soluzione alle crescenti proteste della popolazione. Tuttavia, nessuno di essi è riuscito a sbloccare l’impasse creatasi tra le parti, ognuna ferma sulle proprie posizioni. Da un lato, gli agricoltori richiedono la revoca totale delle tre leggi, da l’altro l’esecutivo di Modi ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di farlo, pur essendosi detto disponibile ad apportare emendamenti.

Le proteste degli agricoltori, pur essendo già iniziate in alcuni Stati quali i Punjab dalla fine di settembre, hanno iniziato a coinvolgere la capitale Nuova Delhi dallo scorso 27 novembre e, da allora, non si sono mai fermate. Gli agricoltori indiani sono accampati e stanno manifestando fuori dalla capitale indiana, della quale hanno ripetutamente bloccato diverse vie d’accesso, affermando di non avere intenzione di andarsene fin quando il governo non avrà revocato le nuove leggi sull’agricoltura, definite dai manifestanti “le leggi nere”.

In base alle tre leggi di liberalizzazione in materia di agricoltura adottate dal governo di Modi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo. In base ai nuovi provvedimenti, secondo i manifestanti, il governo smetterebbe di comprare prodotti agricoli a prezzi minimi garantiti e consentirebbe il loro sfruttamento da parte di grandi aziende private che potrebbero così comprare i loro raccolti a prezzi bassi. Secondo il governo, invece, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente e potenziare la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati. Inoltre, il governo indiano ha anche rassicurato gli agricoltori che il cosiddetto “prezzo di sostegno minimo”, garantito dal governo, non verrà abolito e che gli agricoltori potranno scegliere i propri acquirenti.

Le ultime leggi sull’agricoltura sono andate a sommarsi ad un diffuso sentimento di malcontento tra gli agricoltori indiani che si sono spesso lamentati essere ignorati dal governo per quanto riguarda le loro richieste di prezzi migliori per i raccolti, prestiti facilitati e sistemi di irrigazione che garantiscano il loro lavoro anche in tempi di siccità. In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, che conta oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali. Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbe meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari. Secondo dati del Ministero delle Finanze indiano, citato da Al-Jazeera English, il Paese investirebbe circa 32 miliardi di dollari ogni anno in sussidi per gli agricoltori, ciò nonostante le loro entrate sarebbero rimasse quasi sempre invariate e il settore avrebbe bisogno di investimenti e di ammodernamenti.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.