Gli USA ricevono diplomatici taiwanesi nei Paesi Bassi

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 9:47 in Cina Taiwan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno ospitato i rappresentanti del governo di Taiwan nei Paesi Bassi nella propria ambasciata, l’11 gennaio, segnando il primo incontro avvenuto all’interno di un luogo istituzionale tra le parti, in seguito alla rimozione dei limiti nelle interazioni tra i funzionari di Washington e Taipei annunciata dal segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, lo scorso 9 gennaio. 

L’ambasciatore statunitense nei Paesi Bassi, Pete Hoekstra, ha così incontrato ufficialmente la rappresentate di Taiwan, Chen Hsing-hsing, nonostante Washington non riconosca formalmente il governo di Taipei dal primo gennaio 1979, quando ha allacciato rapporti diplomatici con quello di Pechino. Sul suo profilo Twitter, Hoekstra ha affermato che l’evento ha “lasciato un segno nella storia” e si è detto compiaciuto del fatto che, insieme ai “colleghi del Dipartimento di Stato in tutto il mondo”, sarà possibile ospitare gli “amici della vibrante democrazia” taiwanese all’interno delle ambasciate statunitensi.

Anche Chen ha commentato l’evento su Twitter dicendosi estremamente compiaciuta e onorata di essersi potuta recare nell’ambasciata statunitense, sottolineando che si è trattato della prima volta nella sua intera carriera diplomatica. Separatamente la rappresentante di Taiwan, parlando all’agenzia di stampa taiwanese Central News Agency, ha dichiarato che Hoekstra, essendo estremamente “amichevole” nei confronti di Taiwan, appena i limiti sono stati rimossi, la ha da subito invitata all’ambasciata statunitense nei Paesi Bassi. Durante l’incontro, le parti hanno discusso di questioni relative al Paese europeo che ospita entrambi.

Vista l’assenza di rapporti diplomatici ufficiali tra Washington e Taipei, prima dell’11 gennaio, gli incontri tra le parti non si erano mai svolti all’interno di luoghi istituzionali ma in ambienti non ufficiali come, ad esempio, hotel. Lo scorso 9 gennaio, però, il segretario di Stato degli USA ha annunciato la rimozione di tutte le restrizioni alle relazioni con Taiwan che Washington si era auto-imposta unilateralmente per compiacere il “regime comunista di Pechino”. Pompeo aveva altresì reso noto che, dal suo annuncio in poi, le relazioni con Taipei sarebbero state gestite solamente attraverso l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da ambasciata de facto degli USA sull’isola e che è stato istituito nel 2018.

Lo stesso 11 gennaio, commentando l’annuncio di Pompeo, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha innanzitutto espresso l’opposizione e la condanna della Cina rispetto all’ultima mossa statunitense, ribadendo l’esistenza di una sola Cina, di cui Taiwan fa parte, che è rappresentata dal solo governo di Pechino. Zhao ha sottolineato che sono stati gli USA stessi a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come unico governo della Cina e, per questo, Washington non dovrebbe accampare scuse per interpretare diversamente o deviare dai propri impegni. Il portavoce ha poi aggiunto che la Cina non permetterà mai a nessuno né di fermare il processo di riunificazione con Taiwan, né di utilizzare tale pretesto per interferire nei propri affari interni, promettendo risposte risolute laddove ciò avvenisse.

Sotto l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, i rapporti tra Washington e Taipei si sono intensificati, a discapito delle relazioni sino-statunitensi che sono progressivamente peggiorate su più fronti. Oltre all’apertura dell’AIT, tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, l’amministrazione Trump ha approvato il Taiwan Travel Act, che consente e incoraggia visite di alto livello tra USA e Taiwan. Il 9 agosto 2020 è stata quindi organizzata la prima visita di un alto funzionario statunitense a Taipei dal 1979, quando segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, si è recato a Taiwan, seguito, il successivo 17 settembre, dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach. Dal 13 al 15 gennaio prossimi, sarà, invece, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, a recarsi in visita a Taiwan dove incontrerà i leader del governo di Taipei. Resta, però, esclusa la possibilità di una visita dello Stesso Pompeo a Taiwan prima della fine del suo incarico, eventualità che, secondo media cinesi, avrebbe potuto risultare in gravi conseguenze.

Per Pechino, le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili in quanto Taiwan e la Cina formerebbero un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Ciò nonostante a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD) nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola lo scorso 11 gennaio, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Tsai ha altresì intensificato i rapporti del proprio esecutivo con gli USA, suo maggior fornitore d’armi di difesa, nonostante la ferma opposizione della Cina.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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