Cisgiordania: Israele pronto a costruire 800 unità abitative

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 8:31 in Israele Palestina

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Mentre Egitto, Giordania, Francia e Germania hanno ribadito la necessità di risolvere il conflitto israelo-palestinese, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha riferito che proseguirà con i progetti di costruzione di 800 abitazioni nei territori settentrionali della Cisgiordania.

Le dichiarazioni sono giunte l’11 gennaio, a pochi giorni di distanza dall’insediamento del capo della Casa Bianca neoeletto, Joe Biden, previsto per il 20 gennaio. In tale data, Netanyahu ha ordinato di approvare l’istituzione delle circa 800 unità abitative in sette insediamenti in Cisgiordania, invece di aspettare fino alla prossima settimana. L’annuncio era comunque previsto negli ultimi giorni del mandato del presidente statunitense uscente, Donald Trump, e prima dell’entrata di Biden, il quale ha precedentemente criticato le politiche di insediamento di Israele. Stando a quanto specificato, i nuovi alloggi verranno costruiti in Giudea e Samaria, entrambi territori della Cisgiordania, oltre che a Tal Manashe, un insediamento dove abitava Esther Horgen, l’israeliana uccisa il 20 dicembre scorso in un attentato. Altri insediamenti interessati dalle nuove operazioni di costruzione sono Beit El, Rehelim, Shavei Shomron, Barkan, Karnei Shomron e Givat Zeev, ma non sono stati forniti dettagli su eventuali date.

Nel frattempo, sempre l’11 gennaio, i ministri degli Esteri di Egitto, Giordania, Francia e Germania hanno tenuto un incontro del cosiddetto Quartetto internazionale, durante il quale hanno sottolineato l’importanza di risolvere il conflitto israeliano-palestinese sulla base della soluzione a due Stati, considerata un prerequisito indispensabile per il raggiungimento di una pace globale nella regione mediorientale. Nel corso del meeting, sono stati presi in esame gli ultimi sviluppi e soprattutto i colloqui che li hanno visti impegnati con le controparti israeliana e palestinese.

Alla luce di ciò, i ministri del Quartetto si sono detti disposti a creare un ambiente favorevole alla ripresa del dialogo tra palestinesi e israeliani, e hanno esortato le parti coinvolte a cooperare e a dialogare fra loro, sulla base degli accordi e degli obblighi stabiliti in passato. I ministri del Quartetto hanno poi convenuto che la costruzione e l’espansione degli insediamenti e la confisca di edifici e proprietà palestinesi viola il diritto internazionale, e operazioni simili minano la possibilità di giungere a una soluzione a due Stati. Motivo per cui, è stata evidenziata l’importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario nei territori palestinesi occupati nel 1967, compresa Gerusalemme est.

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, territori occupati da Israele nel 1967, sono considerati il maggiore ostacolo alla pace e alla realizzazione di una soluzione a due Stati, dal momento che si tratta di abitazioni israeliane costruite in un territorio considerato parte dello Stato della Palestina. Più di 450.000 coloni vivono negli insediamenti occupati della Cisgiordania. Secondo il Diritto internazionale, gli insediamenti sono da considerarsi illegali, e la comunità internazionale si è più volte espressa contro, dal momento che li considera una violazione della quarta Convenzione di Ginevra. Quest’ultima, adottata il 12 agosto 1949, che ha come oggetto la protezione dei civili in tempo di guerra, considera illegale che una potenza occupante trasferisca parte della propria popolazione nel territorio occupato.

Nonostante ciò, secondo il movimento di monitoraggio Peace Now, il 2020 è stato uno degli anni più “produttivi” per la costruzione di insediamenti illegali. L’anno scorso ha avuto di gran lunga il maggior numero di approvazioni da quando Trump è entrato in carica, e il più alto da quando Peace Now ha iniziato a registrare i dati, nel 2012. Tuttavia, Biden ha riferito che la propria amministrazione è intenzionata ad adottare una politica di opposizione all’espansione degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, e ha promesso un approccio più imparziale in cui ripristinerà gli aiuti destinati ai palestinesi, interrotti dal precedente governo, e in cui si impegnerà per rilanciare i negoziati di pace.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto l’occupazione militare di Israele. Tale status è stato adottato nel 1967, in seguito alla guerra dei sei giorni e all’occupazione da parte di Israele del territorio palestinese, nonostante la Cisgiordania sia interamente rivendicata dalla Palestina. In base agli accordi di Oslo del 1993, la Cisgiordania è stata divisa in 3 settori amministrativi, ovvero le aree A, B e C. L’area A è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese, l’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e l’area C si trova sotto il pieno controllo israeliano. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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