Afghanistan: il ritiro delle truppe statunitensi è illegale

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 12:21 in Afghanistan USA e Canada

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L’esercito degli Stati Uniti non ha fermato il ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan, nonostante l’approvazione della legge per il bilancio della Difesa, che vieta ulteriori riduzioni senza che il Pentagono invii al Congresso una valutazione dei rischi.

La notizia è stata confermata in esclusiva all’agenzia di stampa Reuters dal Dipartimento della Difesa degli USA. “Al momento, non sono stati emessi nuovi ordini che vadano a modificare la progressione del ritiro, le cui condizioni prevedono di raggiungere 2.500 soldati entro il 15 gennaio 2021”, si legge in una nota. 

Da una parte, la decisione del Pentagono rischia di creare attriti con i rappresentanti repubblicani e democratici che si erano opposti ad ulteriori tagli alle truppe statunitensi in Afghanistan. “Se stanno continuando il ritiro, si tratta di una violazione della legge”, ha dichiarato un assistente del Congresso, parlando senza rivelare la propria identità. La Casa Bianca, da parte sua, ha rifiutato di commentare tali dichiarazioni. Da un’altra prospettiva, fermare il ritiro potrebbe mettere a repentaglio il già “fragile” processo di pace in Afghanistan, sostenuto dagli Stati Uniti, poiché l’accordo del 29 febbraio 2020 con i talebani richiede un ritiro completo delle truppe statunitensi entro maggio 2021. Per soddisfare tale richiesta, a novembre, il Pentagono ha riferito che avrebbe ridotto il numero delle forze statunitensi in Afghanistan da 4.500 a 2.500 entro metà gennaio.

La tensione tra Parlamento e Casa Bianca al riguardo nasce dal fatto che, l’11 dicembre 2020, il Congresso aveva approvato il disegno di legge sul nuovo bilancio per la Difesa, minacciato dal veto del presidente Donald Trump, poi scongiurato. In tale provvedimento si vieta l’utilizzo di fondi per finanziare il ritiro di truppe statunitensi dall’Afghanistan, al di sotto di 4.000 unità, fino a quando il segretario alla Difesa ad interim, Christopher Miller, non presenterà al Congresso un “valutazione completa e inter-agenzia dei rischi e degli impatti” di tale diminuzione. Al momento, non è chiaro quante truppe siano state trasferite fuori dall’Afghanistan da quando è stata approvata la legge. Un funzionario della Difesa, parlando a condizione di anonimato, ha riferito che il numero di soldati statunitensi è già vicino a 3.000 unità. La legge richiede un’ulteriore valutazione dei rischi prima che il numero di truppe statunitensi possa essere ridotto al di sotto di 2.000 soldati.

Da parte sua, il Pentagono ha riferito che stava “valutando” l’impatto che la legge avrebbe avuto sulla presenza degli USA in Afghanistan. La legislazione forniva a Trump un potere di deroga emergenziale, per poter continuare con il ritiro. Tuttavia, questa opzione prevedeva di fornire al Congresso motivazioni solide di interesse nazionale. Al momento, la Casa Bianca non ha dichiarato di voler utilizzare la deroga. Alcuni funzionari militari statunitensi hanno esortato Trump a non proseguire con la diminuzione della presenza in Afghanistan, a seguito dell’aumento delle violenze sul campo e delle rivelazioni relative ai continui rapporti tra Al Qaeda e i talebani, in violazione dell’accordo del 29 febbraio 2020. Un altro funzionario degli Stati Uniti ha sottolineato che il ritiro era già in corso quando la legge è entrata in vigore e tale processo non poteva essere invertito “in un batter d’occhio”.

Intanto, in Afghanistan, le violenze e gli attacchi da parte dei talebani e di altri gruppi militanti islamisti si verificano su base quotidiana. La mattina del 12 gennaio, almeno 2 donne dell’Esercito Nazionale Afghano sono state uccise e altri 3 soldati sono rimasti feriti in un attacco effettuato da un gruppo di uomini armati contro un veicolo dell’esercito nella provincia settentrionale di Balkh. L’assalto è avvenuto nel PD5 di Mazar-e-Sharif, capitale provinciale, e ha preso di mira un veicolo dell’esercito che trasportava i militari. Le indagini sono in corso e al momento nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

L’Afghanistan continua ad essere un Paese estremamente instabile, a seguito della sua travagliata storia. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta da varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, affermando che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi dal Paese, in cui ritenevano si nascondesse il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

A seguito degli sviluppi diplomatici rappresentati dall’accordo USA-talebani a Doha, il 12 settembre 2020 sono iniziati i negoziati preliminari ai colloqui di pace intra-afghani a Doha, in Qatar. Questi sono stati ideati per porre fine ai 19 anni di conflitto che hanno afflitto il Paese. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre 2020, i rappresentanti dei talebani e quelli del governo di Kabul hanno ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali da applicare ai veri e propri negoziati di pace. Tuttavia, i colloqui sono tornati nuovamente in stallo a gennaio 2021, ancora nella loro fase preliminare, in cui devono essere definiti i temi da trattare nei colloqui. Anche l’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile dall’accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani. Prima di tale svolta diplomatica, i talebani rifiutavano il dialogo con i rappresentanti del governo di Kabul, che erano considerati “burattini” nelle mani delle potenze occidentali. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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