Yemen: gli USA pronti a designare gli Houthi “terroristi”

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 9:59 in USA e Canada Yemen

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha dichiarato che gli Stati Uniti classificheranno le milizie di ribelli sciiti Houthi una organizzazione terroristica. La mossa, secondo alcuni, rischia di esacerbare ulteriormente la situazione umanitaria, oltre che le tensioni, in un Paese, lo Yemen, testimone di un perdurante conflitto.

La dichiarazione di Pompeo è giunta il 10 gennaio, a dieci giorni di distanza dall’insediamento del futuro capo della Casa Bianca, Joe Biden. A detta del segretario di Stato di Washington, designare terrorista “Ansar Allah”, un altro nome con cui il gruppo sciita è noto, mira a rendere le milizie ribelli responsabili per gli attentati commessi, tra cui sono da includere gli attacchi transfrontalieri, in particolare al confine con l’Arabia Saudita, e quelle operazioni che minano la vita della popolazione civile, le infrastrutture e le rotte marittime del commercio internazionale. Gli Houthi, ha poi aggiunto Pompeo, hanno condotto una campagna che ha provocato la morte di un gran numero di persone e continuano tuttora a destabilizzare la regione mediorientale, precludendo la possibilità di una soluzione pacifica del conflitto yemenita.

Stando a quanto riferito dal Segretario di Stato, il Dipartimento di Stato notificherà al Congresso non solo la propria intenzione di classificare il movimento Houthi un’organizzazione terroristica, ma si proporrà altresì di designare tre leader, Abdul Malik al-Houthi, Abd al-Khaliq Badr al-Din al-Houthi, e Abdullah Yahya al-Hakim, terroristi a livello internazionale. Lo stesso Pompeo ha ammesso che la decisione del Dipartimento di Stato potrebbe mettere a repentaglio una situazione umanitaria già di per sé fragile, ma ha affermato che verrà attuato un piano volto a ridurre l’impatto della classificazione sulle importazioni e sulle attività umanitarie in Yemen. Questo perché designare gli Houthi terroristi potrebbe impedire a diversi individui ed entità di attuare transazioni, trasferimenti bancari o di acquistare cibo e benzina. Inoltre, l’inclusione degli Houthi nell’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento USA implica che i combattenti yemeniti saranno esclusi dalle operazioni di sostegno finanziario e di risorse materiali inviate attraverso le banche o istituzioni statunitensi.

L’annuncio del 10 gennaio fa seguito ad altre azioni condotte dagli Stati Uniti contro il gruppo sciita, il quale, a detta di Washington, riceve il sostegno di Teheran. Il 10 dicembre 2020, il Dipartimento del Tesoro ha emesso sanzioni contro cinque membri appartenenti al gruppo yemenita, Sultan Zabin, capo del dipartimento investigativo criminale di Sana’a, Abdul Hakim al-Khaiwani, viceministro degli Interni, Abdul Rahab Jarfan, ex capo dell’ufficio di sicurezza nazionale, e i membri Houthi Motlaq Amer al-Marrani e Qader al-Shami. L’annuncio delle sanzioni è giunto pochi giorni dopo che l’amministrazione di Donald Trump ha inserito nella lista nera USA, con accuse di terrorismo, l’inviato dell’Iran presso gli Houthi, Hasan Irlu, etichettato come un funzionario della Quds Force iraniana, ramo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

In tale quadro, il 10 gennaio, ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha continuato a denunciare le operazioni delle milizie Houthi soprattutto a Taiz, città situata nel Sud-Ovest dello Yemen e tuttora contesa tra le parti belligeranti. Qui, a detta del ministro, i ribelli hanno perpetrato un genocidio nel villaggio settentrionale di al-Haima, testimone di tre giorni di bombardamenti, e occupato dal gruppo sciita dopo giorni di assedio “serrato”. Secondo quanto riferito, sempre il 10 gennaio, dal Centro per i diritti di Taiz, 144 cittadini, tra cui 13 bambini, sono stati trattenuti come ostaggi, mentre gli attacchi dei giorni precedenti hanno causato circa 10 morti e 31 feriti, per la maggior parte donne e bambini. Gli Houthi, stando a quanto riportato da al-Eryani, hanno altresì bruciato e distrutto le abitazioni della popolazione locale, mentre diversi civili sono stati torturati e successivamente uccisi. Di fronte a tale scenario, la comunità internazionale e i gruppi in difesa dei diritti umani sono stati esortati a intervenire per ripristinare sicurezza e stabilità e per includere quanto prima gli Houthi nella lista dei terroristi.

Taiz è una delle località incluse nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Circa Taiz, invece, le parti avevano concordato l’istituzione di una commissione volta a favorire una de-escalation, la quale sarebbe stata composta da rappresentanti di entrambe le parti belligeranti, della società civile e delle Nazioni Unite.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, dove il gruppo sciita ha lanciato una violenta offensiva volta a prendere il controllo di quei governatorati funzionali a completare i propri progetti espansionistici, tra cui Ma’rib. Ad affiancare l’esercito yemenita vi è una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, scesa in campo il 26 marzo 2015, in cui partecipano Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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