L’India restituisce un soldato sconfinato nel proprio territorio alla Cina

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 14:08 in Cina India

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L’Esercito dell’India ha reso noto, l’11 gennaio, di aver restituito all’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina un suo uomo che era sconfinato in territorio indiano il precedente 8 gennaio ed era stato da allora in custodia delle forze di Nuova Delhi. La riconsegna è avvenuta nell’area di Chushul-Moldo, nel settore occidentale della Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto tra Cina e India.

Lo scorso 9 gennaio, la Cina aveva richiesto la rapida riconsegna del proprio militare che era scomparso nelle prime ore del giorno precedente ed era stato catturato dalle forze indiane a Sud del lago Pangong Tso, bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC. Nello specifico, il militare si sarebbe perso a causa della mancanza di luce e del terreno difficoltoso dell’area, le forze di confine cinesi si sarebbero quindi messe in contattato con quelle indiane che nel mentre lo avevano trovato.

La vicenda del soldato cinese sconfinato in territorio indiano lungo la LAC è stata la seconda di tal genere dallo scorso 19 ottobre, quando un altro uomo della Cina era sconfinato nell’area nel Ladakh orientale, nel settore occidentale della LAC, ed era stato riconsegnato a Pechino dopo due giorni.

La LAC rappresenta un punto di fragilità nelle relazioni sino-indiane e, nel 2020, si sono riaccese le tensioni tra gli eserciti indiano e cinese in più settori del confine conteso. In particolare, lo scorso 5-6 maggio, si sono verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro è culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967.

In seguito, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC. 

Per quanto riguarda il caso specifico del lago Pangong Tso, Pechino e Nuova Delhi ne rivendicano entrambe la riva settentrionale, mentre quella meridionale, secondo fonti indiane, sarebbe controllata da Nuova Delhi. Tale bacino avrebbe rappresentato uno tra i maggiori punti di stallo nei negoziati sino-indiani per risolvere le tensioni del 2020, in quanto, sempre secondo fonti indiane, la Cina si rifiuterebbe di ritirare le proprie truppe dalla cosiddetta Finger Area, ossia da otto alture che si affacciano sulla sponda settentrionale del lago, in alcune delle quali sono stati posizionati soldati cinesi durante gli ultimi mesi di tensioni. 

Parallelamente ai momenti di tensione, da maggio, sono in corso più round di negoziati a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC ma ancora non hanno portato a risultati decisivi. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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