Kirghizistan: Japarov presidente con quasi l’80% dei voti

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 9:47 in Asia Kirghizistan

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Sadyr Japarov, considerato da mesi il favorito delle elezioni presidenziali in Kirghizistan, ha ottenuto oltre il 79% dei voti, con il 98% delle schede scrutinate, secondo quanto riferisce la Commissione Elettorale Centrale del Paese centroasiatico. La vittoria di Japarov è resa ancora più forte dal fatto che domenica 10 gennaio oltre l’80% dei cittadini della repubblica ex-sovietica, in un referendum svoltosi in contemporanea alle elezioni presidenziali, si è espresso a favore del passaggio alla forma di governo presidenziale.

Dei 18 candidati alla presidenza, Japarov era l’unico con possibilità di vittoria dopo le manifestazioni di ottobre che hanno portato alle dimissioni del presidente Jeenbekov.

Secondo i dati preliminari della Commissione elettorale, secondo è arrivato Adakhan Madumarov, che ha guadagnato poco più del 6,5%, terzo Babyrzhan Tolbaev, con poco meno del 3%. Il resto dei candidati non ha superato il 2% dei voti.

Japarov deve l’ampiezza della sua vittoria alle regioni rurali del nord del Paese, a Bishkek il neo-presidente ha superato di poco il 53%.

Subito dopo l’annuncio dei risultati, quando è diventata chiara l’ampia vittoria di Japarov al primo turno, il politico ha tenuto una conferenza stampa in cui ha parlato delle sue azioni prioritarie come capo dello stato kirghiso. Japarov fa luce su come verrà attuata la riforma costituzionale, per la quale si è tenuto il referendum.

Secondo il presidente eletto, nel prossimo futuro il progetto sarà presentato al parlamento e, dopo l’adozione della nuova costituzione, avranno luogo le riforme politiche che, come ha sottolineato, dovrebbero essere completate entro il 1° giugno. Japarov ha promesso una nuova struttura del governo e del parlamento.

Il politico, ammettendo di non aspettarsi un sostegno così diffuso da parte degli elettori, ha promesso di portare il Paese fuori dalla crisi in 2-3 anni.

Per quanto riguarda la politica estera, Japarov, rispondendo a una domanda di un corrispondente della TASS, ha osservato che la Russia era e rimarrà il principale partner strategico della repubblica.

Dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni, i sostenitori di Japarov non hanno celebrato la sua vittoria nelle strade di Bishkek. Per alcuni minuti musica ad alto volume è stata ascoltata nella piazza centrale della capitale del Kirghizistan, ma presto l’attrezzatura è stata rimossa. Non ci sono state celebrazioni di massa o azioni di protesta nel centro della città né in altri centri del Paese.

Alcuni dei candidati che hanno perso le elezioni hanno rifiutato di riconoscere i risultati del voto, ma hanno sottolineato che non avevano intenzione di tenere manifestazioni.

Le proteste di opposizione nella repubblica dell’Asia centrale che hanno portato Japarov al potere sono scoppiate lunedì 5 ottobre, a seguito delle elezioni parlamentari del 4 ottobre. Martedì 6 ottobre, i rappresentanti dei partiti che non sono entrati nel Consiglio Supremo, il parlamento del Paese, hanno organizzato rivolte a Bishkek. I manifestanti hanno occupato gli edifici del parlamento, del governo, dell’amministrazione presidenziale, dell’ufficio del procuratore generale e dell’ufficio del sindaco della capitale, e hanno liberato l’ex presidente del paese, Almazbek Atambayev, l’ex primo ministro Sapar Isakov e una serie di altri politici arrestati per corruzione, omicidio e altri reati.

 

Il presidente del Kirghizistan Sooronbay Jeenbekov dopo aver condotto trattative con diverse forze politiche per stabilizzare la situazione nella Repubblica, ha nominato Japarov, che fino alla settimana precedente era in galera per delitti di rapimento ed estorsione, come primo ministro. Pochi giorni dopo Jeenbekov si è dimesso lasciando a Japarov anche la presidenza.

Per poter concorrere al voto di domenica 10 gennaio, tuttavia, Jeenbekov ha lasciato a due suoi stretti alleati le massime cariche del Paese già a metà ottobre. Ciononostante, la preminenza della sua figura politica è rimasta evidente, tanto che a capodanno la TV pubblica ha trasmesso il suo discorso alla nazione, sebbene fosse ancora un comune cittadino.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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