Italia-Arabia Saudita: firmato un Memorandum d’Intesa

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 13:30 in Arabia Saudita Italia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha concluso una visita di due giorni in Giordania e Arabia Saudita. A Riad, ha firmato un protocollo d’intesa per l’avvio di un dialogo strategico bilaterale tra Roma e Riad.

Secondo quanto riferito l’11 gennaio dal sito ufficiale della Farnesina, in Giordania, Di Maio ha incontrato il premier Al Khasawneh, il suo omologo Ayman Safadi, il ministro della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale e il ministro del Commercio, degli Investimenti e Forniture. La visita ha permesso di rafforzare la cooperazione bilaterale con un Paese considerato un partner strategico per la stabilizzazione della regione mediorientale. Gli incontri, inoltre, avevano lo scopo di promuovere le relazioni economico-commerciali tra Italia e Giordania, che sono caratterizzate da forti potenzialità inespresse.

In Arabia Saudita, il ministro Di Maio ha incontrato il principe ereditario del Regno, Mohammed bin Salman, e il Ministro degli Affari Esteri, il principe Faisal bin Farhan Al Saud. Al centro della missione, la Presidenza italiana del G20 e la lotta al COVID-19, oltre al rafforzamento delle relazioni economiche e commerciali tra Roma e Riad. A tale proposito, a conclusione dell’incontro con il suo omologo saudita, i due ministri hanno firmato un Memorandum d’Intesa che prevede l’avvio di un dialogo strategico bilaterale tra Italia e Arabia Saudita.

Secondo i dati aggiornati al 2019, diffusi dal Ministero degli Affari Esteri italiano, i rapporti di Roma con Riad sono stati caratterizzati da un andamento positivo, sopratutto per quanto riguarda le esportazioni italiane nel Regno. In tale anno, queste hanno raggiunto i 3,3 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto al 2018. In termini di importazioni dal Regno, l’Italia ha ridotto il suo valore di oltre un quarto (-26%), passando da 5,1 miliardi di euro nel 2018 a 3,8 miliardi di euro nel 2019. In termini di composizione, i beni principali sono rappresentati dai combustibili, che da soli valgono 3,2 miliardi di euro, ovvero l’84% del totale di ciò che viene importato in. Italia. Dal Regno, oltre ai combustibili, l’Italia importa anche materie plastiche (289 milioni di euro, 8% del totale) e prodotti chimici (175 milioni, 5%).

Dall’analisi della composizione dell’export italiano in Arabia Saudita emerge che oltre la metà delle merci (il 53,5%) è rappresentata da quattro voci principali: macchinari (valore esportato 1,2 miliardi di euro, pari al 36% dell’export italiano complessivo in Arabia Saudita); macchine, elettrodomestici e materiale elettrico (valore export 222 milioni di euro, pari al 6,8% dell’export totale); mobili (197 milioni di euro, pari al 6%); ghisa e acciaio (168 milioni di euro che rappresentano il 5,1% dell’export totale). Come conseguenza della riduzione delle importazioni italiane di petrolio saudita, il commercio complessivo si è contratto del -14%, passando da 8,2 miliardi nel 2018 a 7,1 miliardi nel 2019.

Tuttavia, tra Roma e Riad permangono criticità politiche, sopratutto in relazione all’esportazione di armamenti verso il Regno, a causa del suo ruolo nella guerra in Yemen. Il 22 dicembre 2020, la Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha votato una risoluzione che prolunga lo stop alla vendita di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Inoltre, il Governo si è impegnato a valutare la possibilità di estendere tale sospensione ad altre tipologie di armamenti, fino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace. La prima misura a tale riguardo era stata approvata il 24 giugno 2019. La risoluzione votata il 22 dicembre 2020, a prima firma di Yana Chiara Ehm (M5S) e Lia Quartapelle Procopio (PD), va oltre rispetto alle decisioni dell’estate 2019 in quanto chiede di «adottare gli atti necessari per revocare le licenze in essere», che di conseguenza non potranno più essere riattivate nemmeno una volta che sia terminata la sospensione. Nel testo si chiede infine di valutare la possibilità di adottare misure nei confronti non solo di Abu Dhabi e Riad, ma di tutti i Paesi coinvolti attivamente nel conflitto in Yemen. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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