Iraq: riprendono le proteste nel Sud, morto un agente di polizia

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 8:33 in Iraq Medio Oriente

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Violente manifestazioni hanno ripreso ad alimentare tensioni presso Nasiriya e in altre zone del governatorato di Dhi Qar, nel Sud dell’Iraq, dove la popolazione è scesa in piazza per protestare soprattutto contro i recenti arresti di attivisti.

Il clima di mobilitazione ha cominciato a caratterizzare la città irachena dall’8 gennaio, giorno in cui la piazza centrale di Nasiriya, al-Habboubi, è stata chiusa dalle forze di sicurezza. Il giorno successivo, il 9 gennaio, i manifestanti sono riusciti a prenderne il controllo, alimentando scontri con le forze dell’ordine intervenute per costringere i cittadini ad abbandonare la piazza ed evitare una violenta escalation. Il 10 gennaio, poi, al terzo giorno di proteste, è stato riferito che violenti scontri e operazioni “mordi e fuggi” hanno causato la morte di un agente di polizia, oltre che al ferimento di circa 33 individui, tra manifestanti e forze dell’ordine, tutti trasferiti negli ospedali vicini. Fonti locali hanno dichiarato che anche le forze dell’esercito sono state esortate ad intervenire, ma ciò non è stato sufficiente per placare la situazione. 

Ad aver acceso la scintilla è stato l’arresto di un attivista civile, Ihsan al- Hilali, del 5 gennaio, che, in realtà, fa seguito a numerosi altri arresti o omicidi di rappresentanti di quel movimento nato il primo ottobre 2019, allo scoppio delle proteste che hanno caratterizzato le regioni meridionali irachene e che hanno portato alla caduta del governo allora in carica, guidato da Adel Abdul Mahdi. Dhi Qar è stato più volte testimone di un’ampia mobilitazione nel corso dell’ultimo anno, mentre piazza al-Habboubi ha spesso visto manifestanti feriti o uccisi a seguito degli scontri con la polizia e con gruppi armati mai identificati, durante i quali sono stati altresì impiegati lacrimogeni e proiettili. La rabbia dei cittadini iracheni è poi tuttora alimentata dalla “incapacità del governo”, attualmente guidato da Mustafa al-Kadhimi, il quale sembra non essere in grado di mantenere le promesse di riforma.

In tale quadro, la Commissione irachena per i diritti umani ha invitato il primo ministro a intervenire direttamente nella gestione del dossier di sicurezza nella città di Nasiriya e ha affermato che negli ultimi due giorni sono stati monitorati omicidi, rapimenti e l’utilizzo di proiettili durante gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. A detta della Commissione, il numero di feriti ha superato i quaranta, tra manifestanti e forze dell’ordine, 2 individui sono stati uccisi, mentre altre 30 persone, tra cui un giornalista, sono state arrestate. Una fonte della polizia di Dhi Qar ha dichiarato che al-Hilali e altri 13 manifestanti sono stati rilasciati, mentre i restanti detenuti verranno presumibilmente liberati al termine delle indagini. Alla luce di ciò, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, i manifestanti di Nassiriya hanno rilasciato un comunicato, diffuso dai media locali, in cui si sono detti disposti a mettere fine all’escalation in corso e a favorire il ritorno alla calma, a condizione che non vengano arrestati altri cittadini. 

A Nasiriya, gruppi di giovani manifestanti si sono spesso ribellati ad un sistema considerato corrotto, all’origine di un crescente deterioramento delle condizioni di vita, oltre che dell’aumento dei tassi di povertà e disoccupazione. Le ultime violenze hanno avuto luogo nel mese di dicembre 2020, in concomitanza con l’anniversario di uno degli incidenti più sanguinosi della rivolta del 2019, quando più di tre decine di persone sono morte sul ponte Zeitun di Nassiriya, il 28 novembre di quell’anno.

Negli ultimi mesi, il premier al-Kadhimi, il cui mandato ha avuto inizio il 6 maggio 2020, ha provato a rispondere alle richieste della popolazione irachena, la quale, però non si è detta ancora soddisfatta. Al momento si è altresì in attesa delle elezioni anticipate, annunciate per il 6 giugno 2021. La prossima tornata elettorale si svolgerà sulla base di una nuova legge approvata dal Parlamento, che vedrà ridotte le dimensioni dei distretti e voti per singoli candidati in sostituzione delle precedenti votazioni basate su liste. 

Parallelamente, la popolazione irachena continua a chiedere giustizia per i numerosi attivisti, giornalisti e manifestanti uccisi nel corso del 2020. Oltre ai 99 rapimenti, alle circa 500 persone uccise e a quasi 8.000 feriti provocati dalla mobilitazione del primo ottobre, vi sono stati cittadini uccisi da gruppi armati non identificati, lontano dalle arene di protesta, o che sono stati feriti nel corso del periodo di rapimento e detenzione da parte dei medesimi autori. Secondo alcuni agenti e politici iracheni, i manifestanti potrebbero essere stati attaccati da gruppi filoiraniani, mentre per altri membri del governo potrebbe essersi trattato di bande criminali, sebbene tale ultima ipotesi sia stata scartata dall’Onu, vista l’assenza di riscatti o altri moventi di natura criminale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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