Etiopia: altri leader del Tigray dichiarati uccisi

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 17:53 in Africa Etiopia

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L’esercito etiope ha dichiarato che sono altri 15 i leader del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) uccisi dalle forze di Addis Abeba. Otto, invece, sono i membri del partito che sono stati catturati. Il bilancio è stato fornito dall’emittente Ethiopian Broadcasting Corporation, di proprietà statale, che, citando un generale di brigata della Forza di difesa nazionale etiope, domenica 10 gennaio, ha specificato che tra le persone arrestate ci sarebbe anche l’ex presidente della regione Abay Weldu. L’ultimo annuncio sul numero dei leader tigrini uccisi e catturati era stato rilasciato venerdì 8 gennaio, dopo la notizia dell’arresto di Sebhat Nega, uno dei membri fondatori del TPLF. Sabato 9, Nega è stato trasferito ad Addis Abeba.

L’ex presidente del partito del Tigray, Weldu, è stato a capo della regione dal 2010 al 2018. Circa due anni fa, è stato stato sostituito dall’attuale leader del gruppo, Debretsion Gebremichael. Abay è stato altresì presidente del partito dal 2012 al 2017, una posizione anche questa attualmente ricoperta da Debretsion. 

Anche l’ex vicepresidente della regione, Abraham Tekeste, è stato catturato dall’esercito etiope, secondo quanto riportato domenica 10 gennaio dalla TV di stato. Tekeste è stato ministro delle Finanze nel governo federale dal 2016 al 2018. Gli altri membri arrestati includono Teklewoini Assefa, ex CEO della Relief Society of Tigray (REST), Solomon Kidane, ex capo dell’Ufficio per lo sviluppo urbano del Tigray, Gebremedhin Tewolde, ex capo del Tigray Trade Bureau, Woldegiorgis Desta, ex capo dell’Ufficio dei trasporti del Tigray, Abadi Zemo, ex ambasciatore etiope in Sudan, Kidusan Nega, ex portavoce del Consiglio di stato regionale del Tigray, Tedros Hagos, ex presidente della Meles Leadership Academy, Mihret Teklay, consulente legale del Consiglio di stato regionale del Tigray e Berhane Adem Mohammed, imprenditore nel campo dei processi aziendale di proprietà e appalti.

Tra i leader tigrini uccisi dall’esercito federale nel corso del conflitto civile ci sarebbero invece il portavoce del TPLF, Sekoture Getachew, l’ex capo del Tigray Finance Bureau, Daniel Assefa, e altri due membri chiave del gruppo, ovvero Zeray Asgedom e Abebe Asgedom. L’attuale presidente dello Stato regionale, Debretsion Gebremichael, e diversi membri del comitato centrale del partito ed ex ufficiali militari di alto rango risultano scomparsi. A metà dicembre, l’esercito etiope ha annunciato che avrebbe offerto una ricompensa di circa 200.000 euro a tutti coloro che avrebbero fornito informazioni sulla loro posizione.

Il governo di Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

Il 28 novembre, il governo del primo ministro Abiy ha dichiarato la vittoria sul Fronte di liberazione del popolo del Tigray, dopo aver ripreso il controllo della capitale regionale, Mekelle. Si ritiene che gli attacchi aerei e gli scontri sul campo abbiano ucciso nel Tigray, dall’inizio di novembre, migliaia di persone, militari e non. I combattimenti, nonostante la dichiarazione di vittoria di Abiy, continuano in alcune aree intorno a Mekelle e quasi 2,3 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a inizio gennaio.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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