Egitto-Etiopia-Sudan: nuovo stallo nei colloqui sulla GERD

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 20:50 in Egitto Etiopia Sudan

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I negoziati tra Etiopia, Egitto e Sudan in merito alla realizzazione e al funzionamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), in costruzione sul Nilo Azzurro, stanno attraversando una nuova impasse. La scorsa settimana, i tre Paesi avevano ripreso le trattative per raggiungere un accordo sull’impianto idroelettrico. Tuttavia, gli ultimi incontri “non sono riusciti a creare un’intesa accettabile per la ripresa dei negoziati”, ha osservato, domenica 11 gennaio, l’agenzia di stampa statale sudanese SUNA.

“Non possiamo continuare questo circolo vizioso di colloqui a tempo indeterminato”, ha riferito in una nota il ministro dell’irrigazione sudanese, Yasir Abbas. L’Egitto e l’Etiopia, dal canto loro, in due dichiarazioni separate, hanno attribuito alle obiezioni sudanesi la mancata riuscita degli incontri. Il Ministero degli Esteri di Addis Abeba, in particolare, ha notato che, sebbene il Sudan avesse in precedenza insistito per avviare trattative con esperti dell’Unione Africana, ora si starebbe opponendo ai termini di riferimento individuati da questi ultimi e starebbe rifiutando la loro presenza ai prossimi incontri, causando di fatto l’interruzione dei colloqui. “Mentre l’Etiopia e l’Egitto hanno accettato l’intervento di esperti dell’organizzazione, il Sudan si è opposto agli incontri”, ha chiarito il Ministero etiope in un comunicato. Addis Abeba ha poi affermato che starebbe “immediatamente” istituendo un sistema per “soddisfare le preoccupazioni del Sudan sulla sicurezza delle dighe, lo scambio di dati e altre questioni tecniche”. Khartoum teme soprattutto che la GERD possa sopraffare la vicina diga di Roseires se non si dovesse raggiungere un accordo che consenta ai Paesi di scendere a compromessi. Il governo sudanese, pertanto, ha dichiarato che si opporrà a qualsiasi tentativo dell’Etiopia di riempire il serbatoio della diga per il secondo anno, a luglio, con 13,5 milioni di metri cubi di acqua, senza un accordo tra le parti.

Le relazioni tra Etiopia e Sudan si sono deteriorate nelle ultime settimane, in seguito ad una serie di scontri lungo la loro frontiera tra i due Paesi. I combattimenti sono avvenuti nella pianura di al-Fashqa, un territorio che il Sudan considera sotto la propria giurisdizione ma dove gli agricoltori della regione etiope di Amhara rivendicano i propri diritti. Le tensioni si sono acuite dopo lo scoppio del conflitto nello Stato settentrionale del Tigray, in Etiopia, il 4 novembre, quando le forze del governo locale sono insorte contro quelle del governo federale, guidato dal primo ministro Abiy Ahmed. Dopo che le truppe etiopi hanno lasciato la regione di confine per combattere nel Tigray, sia le forze sudanesi che le milizie di etnia Amhara si sono mobilitate ad Al-Fashqa riprendendo i combattimenti che erano rimasti in sospeso da diversi mesi. Lo Stato di Amhara rivendica parti della regione che Khartoum ritiene si trovi all’interno dei propri confini in virtù di trattati di epoca coloniale risalenti al 1902. Il Sudan ha storicamente consentito agli agricoltori dell’Amhara di vivere e lavorare nella zona in cambio del pagamento di tasse al governo di Khartoum.

Per quanto riguarda la cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), nota anche come “grande diga africana”, questa è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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