Afghanistan: nuovo stallo nei negoziati di Doha

Pubblicato il 11 gennaio 2021 alle 16:44 in Afghanistan Qatar

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Fonti vicine al team negoziale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan a Doha, in Qatar, hanno annunciato che l’accordo sui temi da trattare nei colloqui di pace richiederà tempo e che nessuna delle parti sta mostrando flessibilità.

La notizia è stata riportata l’11 gennaio dal quotidiano afghano, Tolo News, che aggiunge che lo stallo nei negoziati preliminari è causato dalla questione relativa alla diminuzione delle violenze sul campo. La squadra negoziale del governo di Kabul insiste sull’imposizione di un cessate il fuoco come tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace, che ancora devono iniziare. Tuttavia, i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze sarà affrontata solo dopo un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani. “Non ci sarà bisogno di un cessate il fuoco se il sistema islamico sarà confermato, verrà di conseguenza”, ha dichiarato Sayed Akbar Agha, un ex comandante talebano. “Il Parlamento sta seguendo il processo di pace e si opporrà a qualsiasi compromesso”, ha affermato Mir Rahman Rahmani, il presidente del Parlamento di Kabul.

L’apertura di un dialogo intra-afghano è stata inaugurata il 12 settembre 2020 ed è arrivato a seguito di un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, a Doha. In base all’intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021. Il processo dovrebbe poi concludersi entro la fine del mese di maggio 2021. Tuttavia, i progressi continuano ad andare a rilento e i colloqui sono ancora alle fasi preliminari, in cui si devono decidere i temi da trattare durante i veri e propri negoziati di pace. 

L’attuale stallo è stato confermato dopo tre giorni dalla ripresa del secondo round colloqui tre le due parti a Doha, avvenuta il 9 gennaio, a seguito della pausa di 23 giorni concordata a partire dalla fine di dicembre 2020. In tale contesto, l’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale di Kabul ha sottolineato che gli sforzi per unificare l’agenda sono tutt’ora in corso. Tuttavia, la discussione procede a rilento e, il 10 gennaio, alcuni membri della squadra negoziale dei talebani, compreso il loro capo negoziatore, Shaikh Abdul Hakim Haqqani, non erano ancora tornati a Doha dal Pakistan. Fonti vicine ai talebani hanno affermato che la ragione di questo ritardo è collegata alle recenti indiscrezioni su un possibile governo ad interim, un tema che alcune autorità afghane stanno discutendo con l’inviato statunitense in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. A tale riguardo, la presidenza afghana ha escluso questa possibilità

Intanto, la situazione sul campo in Afghanistan è in continua evoluzione. Le forze di commando afghane hanno liberato l’autostrada Baghlan-Balkh dai “posti di blocco” creati talebani durante un’operazione, secondo quanto riferito il 10 gennaio dai funzionari della sicurezza del governo di Kabul. I militanti islamisti utilizzavano tali check point per riscuotere tributi e finanziare le proprie attività. “Si sono concluse operazioni di successo sull’Autostrada n. 1 e nell’area di Kelagai (nella provincia di Baghlan). Gli avamposti del nemico sono stati rimossi e almeno 17 di loro sono stati uccisi”, ha dichiarato un comandante afghano, il 10 gennaio. Alcuni trasportatori che si muovono lungo l’autostrada Baghlan-Balkh hanno affermato che le estorsioni dei talebani ha influenzato fortemente i loro affari, con conseguenze negative sui prezzi delle merci.  L’autostrada in questione è una delle rotte chiave che collega il Nord del paese con Kabul e altre province nel centro e nell’Est dell’Afghanistan.

Inoltre, l’esplosione di un ordigno improvvisato posto a lato di una strada della capitale afghana Kabul ha ucciso 3 persone, compreso un funzionario del governo afghano, che viaggiavano a bordo di un’automobile, il 10 gennaio. Nella stessa giornata, il governo di Kabul ha poi lanciato un’indagine su un raid aereo condotto dalle proprie forze aeree nella provincia di Nimroz che avrebbe causato la morte di 14 civili, le cui salme sono state portate dalle famiglie nella capitale provinciale, Zaranj, in segno di protesta per provare che non si trattasse di talebani. Tra le vittime dell’attentato di Kabul vi è stato Zia Wadan, un ex-giornalista e poi portavoce della National Public Protection Force (NPPF), un organo governativo di sicurezza legato al Ministero dell’Interno. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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