UK: timori sull’efficacia del vaccino contro la variante sudafricana

Pubblicato il 10 gennaio 2021 alle 7:35 in Sudafrica UK

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Un ministro britannico ha espresso preoccupazione per il fatto che i vaccini per il COVID-19 potrebbero non funzionare correttamente contro la nuova variante altamente trasmissibile del coronavirus scoperta in Sud Africa.

“La variante sudafricana preoccupa gli esperti perché il vaccino potrebbe non rispondere allo stesso modo o non funzionare allo stesso modo”, ha dichiarato il ministro ai trasporti, Grant Shapps. “La variante sudafricana è una grande preoccupazione per gli scienziati”, ha aggiunto. I suoi commenti sono arrivati mentre i principali produttori di vaccini del mondo continuano ad effettuare ricerche relative alle mutazioni del virus rilevate in Sud Africa e nel Regno Unito. Scienziati britannici hanno affermato che i vaccini sembravano avere la stessa efficacia rispetto alla variante britannica, che si è ormai diffusa in numerosi Paesi del mondo. 

Tuttavia, la mutazione scoperta per la prima volta in Sud Africa, denominata E484K, è diversa. Secondo uno studio di laboratorio condotto dal produttore farmaceutico statunitense Pfizer, il suo vaccino contro COVID-19, prodotto in collaborazione con l’azienda tedesca BioNTech, sembrava funzionare contro una mutazione chiave di entrambe le varianti.  Lo studio, ancora da sottoporre a revisione, ha indicato che il vaccino era efficace nel neutralizzare il virus con la cosiddetta mutazione N501Y della proteina spike. Phil Dormitzer, uno degli scienziati di Pfizer sui vaccini virali, ha affermato che è stato “molto rassicurante scoprire che almeno questa mutazione, che era una di quelle per cui le persone sono più preoccupate, non sembra essere un problema”. 

La maggior parte dei vaccini lanciati in tutto il mondo addestrano il corpo a riconoscere la proteina spike e a combatterla. Pfizer ha collaborato con i ricercatori della University of Texas Medical Branch di Galveston per test di laboratorio che riguardano la mutazione e la copertura dei vaccini. Questi hanno usato campioni di sangue di 20 persone già vaccinate. Secondo lo studio, pubblicato il 7 gennaio su un sito online per ricercatori, gli anticorpi di quei destinatari hanno respinto con successo il virus nei test di laboratorio. Lo studio Pfizer ha scoperto che il vaccino sembrava funzionare contro 15 possibili mutazioni virali aggiuntive, ma la E484K non era tra quelle testate. Dormitzer ha affermato che questa è la prossima della lista.

In tale contesto, le autorità sanitarie ricordano che i virus subiscono costantemente piccoli cambiamenti mentre si diffondono da persona a persona. Gli scienziati hanno utilizzato queste lievi modifiche per monitorare come il coronavirus si è modificato in tutto il mondo da quando è stato rilevato per la prima volta in Cina nel dicembre 2019. Il coronavirus si è originato nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo.

Nonostante il vaccino Pfizer-BioNTech sia stato il primo a ricevere l’approvazione dell’OMS vi sono speranze che anche altre soluzioni più economiche e facili da distribuire saranno presto disponibili come, ad esempio, il vaccino prodotto da Oxford-AstraZeneca che è già stato approvato nel Regno Unito lo scorso 30 dicembre e la cui inoculazione nel Paese inizierà il 4 gennaio prossimo. AstraZeneca si è impegnata a distribuire centinaia di milioni di dosi a Paesi a basso e medio reddito e di consegnare loro il proprio prodotto senza scopo di lucro in maniera continuativa. A tale proposito, il direttore di Africa Centers for Disease Control and Prevention, John Nkengasong, ha affermato che il continente africano rischia di non avere accesso ai vaccini prima del secondo trimestre del 2021 e ha definito le circostanze una “questione morale”. Nkengasong ha quindi esortato le Nazioni Unite ad indire una sessione speciale per discutere della distribuzione equa ed etica dei vaccini, per evitare una polarizzazione Nord-Sud in merito e ha ricordato che i vaccini per il coronavirus “sono un bene comune”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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