Pompeo rimuove i limiti alle interazioni tra Washington e Taipei

Pubblicato il 10 gennaio 2021 alle 12:51 in Cina Taiwan USA e Canada

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Il segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, ha annunciato, il 9 gennaio, che Washington rimuoverà le restrizioni che si è auto-imposta nelle relazioni con Taiwan, il cui governo ha accolto con favore la notizia. Dello stesso avviso non è stata la testata cinese Global Times che, il 10 gennaio, ha definito la scelta di Pompeo “l’ultima follia” e ha affermato che potrebbe iniziare il conto alla rovescia anche per le autorità taiwanesi.

In una dichiarazione rilasciata dal Dipartimento di Stato il 9 gennaio, Pompeo ha descritto Taiwan come “una democrazia vibrante e un partner affidabile degli Stati Uniti” e ha affermato che, per decenni, è stato lo stesso Dipartimento di Stato degli USA ad aver creato restrizioni interne e complesse per regolare le interazioni tra i funzionari statunitensi e le loro controparti taiwanesi, per compiacere il “regime comunista di Pechino”. Intento a mettere fine a tale situazione, Pompeo ha quindi annunciato che tutte le restrizioni in questione saranno rimosse, che le linee guida fornite finora saranno da considerare nulle e che le relazioni con Taipei andranno gestite solamente attraverso l’American Institute in Taiwan (AIT), come previsto dal Taiwan Relations Act.

L’ambasciatrice de facto di Taiwan a Washington, Hsiao Bi-khim, ha risposto alla notizia annunciata da Pompeo dal proprio profilo Twitter, commentando: “Decenni di discriminazione rimossi. Un grande giorno per le nostre relazioni bilaterali. Apprezzerò ogni opportunità”.

Parere opposto è stato invece espresso da Global Times che ha definito la scelta di Pompeo un danno “strutturale criminale” con conseguenze imprevedibili per la stabilità delle relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan e tra Pechino e Washington. La testata si è poi rivolta alle autorità taiwanesi avvisandole che gli ultimi giorni dell’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, potrebbero essere gli ultimi anche per il Partito progressista democratico (PPD) che, al momento, amministra l’isola.  Per il Global Times, il PPD non deve considerare le ultime “follie” dell’amministrazione Trump come un passo verso l’indipendenza di Taiwan ma piuttosto verso la propria estinzione.

Per Pechino, le relazioni tra Taipei e Washington non sarebbero accettabili in quanto Taiwan e la Cina formerebbero un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Ciò nonostante a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Al momento, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi di difesa, nonostante la ferma opposizione della Cina e il fatto che dal primo gennaio 1979 gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo di Pechino a scapito di quello di Taipei.

A tal proposito, nel suo annuncio del 9 gennaio, Pompeo ha specificato che gli Stati Uniti intrattengono relazioni con partner non ufficiali in tutto il mondo e che Taiwan “non fa eccezione”. Per il segretario di Stato uscente, Washington e Taipei sono due democrazie che condividono valori comuni quali la libertà individuale, lo stato di diritto e il rispetto per la dignità umana.  Per Pompeo, le relazioni tra le parti non devono quindi essere limitate da restrizioni auto-imposte della propria burocrazia.

L’ultima scelta dell’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, è andata a sommarsi ad una serie di iniziative che hanno dimostrato un approccio risoluto da parte degli USA nell’approccio verso Pechino e si è collocata a circa 10 giorni di distanza dall’inizio dell’incarico del presidente eletto, Joe Biden, complicando, potenzialmente, il quadro delle tese relazioni tra Washington e Pechino.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD) nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola lo scorso 11 gennaio, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Al contempo, dallinizio del proprio incarico, l’amministrazione Trump ha adottato più iniziative per intensificare i legami tra Washington e Taipei. Tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, gli USA hanno approvato il Taiwan Travel Act, che consente e incoraggia visite di alto livello tra gli Stati Uniti e la ROC e, nello stesso anno, poi, gli USA hanno aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da loro ambasciata de facto sull’isola. Nel 2020, Washington ha organizzato le prime due visite ufficiali di alto livello di funzionari USA a Taipei dal 1979, condotte rispettivamente dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach, il 17 settembre scorso, e dal segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, il 9 agosto precedente. Lo scorso 30 settembre, poi, le parti hanno annunciato il cosiddetto “Framework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation”, una piattaforma per promuovere attraverso i rispettivi settori pubblico e privato progetti infrastrutturali ed energetici nella regione dell’Indo-Pacifico e in America.

In tale contesto, dal 13 al 15 gennaio, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, si recherà in visita a Taiwan dove incontrerà i leader del governo di Taipei. La Cina ha già messo in guardia le parti, lo scoro 7 gennaio, avvisandole di “fare attenzione a giocare col fuoco”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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