Disastro aereo in Indonesia: cosa sappiamo

Pubblicato il 10 gennaio 2021 alle 9:08 in Asia Indonesia

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Il Ministero dei Trasporti dell’Indonesia ha reso noto che un aereo con 62 persone a bordo, di cui 50 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, è precipitato nel Mar di Giava, il 9 gennaio, per cause ancora da chiarire. Al momento, nelle acque in questione, sono stati trovati resti umani e parti meccaniche presumibilmente appartenenti al velivolo.

L’aereo era un Boeing 737-500 di 27 anni impiegato nel volo 182 della compagnia indonesiana Sriwijaya Air, era decollato dall’aeroporto della capitale Jakarta ed era diretto a Pontianak, nell’isola del Borneo. Secondo il Ministero dei Trasporti indonesiano, l’ultimo contatto con l’aereo risalirebbe alle 14:40, ora locale. Quattro minuti dopo il decollo, compiuto in ritardo a causa del maltempo, viste le piogge della stagione monsonica, il Boeing 737-500 avrebbe perso circa 3.000 metri di altitudine in meno di 60 secondi, secondo quanto riferito dal servizio di tracciamento aereo Flightradar24.

Il 10 gennaio, la polizia di Jakarta ha reso noto che, nelle acque dell’area delle Mille Isole a Nord-Est della capitale indonesiana, sono stati ritrovati resti di corpi umani e alcuni vestiti, presumibilmente appartenenti ai passeggeri del volo 182. Le autorità indonesiane hanno quindi chiesto ai parenti più stretti dei passeggeri di fornire campioni di DNA o documenti medici e odontoiatrici per accelerare le procedure di riconoscimento. Oltre a questo, sono state ritrovate anche alcune componenti meccaniche, ritenute essere parti dell’aereo. Al momento, sono ancora in corso le operazioni di ricerca che hanno coinvolto la Marina indonesiana, l’agenzia di ricerca e salvataggio del governo e la Guardia costiera.

Alcuni pescatori presenti nell’area, il 9 gennaio, hanno rivelato al servizio indonesiano della BCC, citato dal Washington Post, di aver assistito all’incidente aereo e di aver visto il velivolo cadere in acqua per poi esplodere.

L’azienda statunitense Boeing, il 9 gennaio, ha rilasciato una comunicazione dal proprio account Twitter esprimendo vicinanza all’equipaggio, ai passeggeri e alle loro famiglie e ha dichiarato di essere in contatto con la compagnia aerea indonesiana, dicendosi pronta a fornire sostegno. Al contempo, l’azienda che ha realizzato i motori del Boeing 737-500, la CFM International, ha dichiarato che sta fornendo assistenza sia alle autorità indonesiane, sia alla Sriwijaya Air.

Quello del 9 gennaio è stato l’ultimo disastro aereo verificatosi in Indonesia, dove tali incidenti sono frequenti. Il settore dell’aviazione in Indonesia è stato a lungo affetto da problematiche legate a scarsa sicurezza e ad altri disastri aerei. Negli anni, le compagnie aeree del Paese, soprattutto quelle low-cost, sono cresciute rapidamente per connettere l’arcipelago indonesiano e il settore dell’aviazione, secondo il New York Times, è stato caratterizzato da una manutenzione carente degli aeromobili e da un rispetto non totale degli standard di sicurezza. Per anni, ai mezzi indonesiani è stato proibito di volare negli USA e in Europa e molte sono state le aziende andate in banca rotta poco dopo l’avvio a causa di incidenti mortali.

Nonostante lo stato generale del settore dell’aviazione indonesiana, la Sriwijaya Air è la terza compagnia aerea del Paese e, dall’inizio della propria attività nel 2003, non era mai stata coinvolta in disastri aerei. Oltre a questo, anche la serie di velivoli 737 500 dell’azienda Boeing è ritenuta “un cavallo di battaglia” con anni di voli sicuri alle spalle. La compagnia indonesiana opera aerei Boeing di tipo 737-500 e 737-800, compiendo principalmente tratte interne all’Indonesia ma anche voli internazionali verso la Malesia, Est Timor e Cina.

Il disastro aereo in Indonesia si colloca, però, in un momento particolarmente difficile per la Boeing, in quanto nel 2018 e 2019, si erano verificati altri due incidenti mortali in cui due suoi velivoli di tipo 737 Max erano precipitati a distanza di poco tempo. Nel primo caso, l’incidente era avvenuto sempre in Indonesia, quando il volo 610 della Lion Air Flight era finito nel Mar di Giava con 187 persone a bordo, a causa di un malfunzionamento del sistema anti stallo. Nel secondo caso, l’incidente si era verificato in Etiopia per motivazioni simili e aveva portato il totale delle vittime dei due incidenti a 346 persone. In seguito ai due episodi, la Boeing aveva interrotto le operazioni dei velivoli Max in tutto il mondo, è stata coinvolta in inchieste criminali e il controllo dei governi sull’azienda è cresciuto a livello internazionale. Solamente dallo scorso novembre 2020, l’Amministrazione per l’aviazione federale degli USA è stata la prima a rimuovere il bando posto sui velivoli Max della Boeing e, nel successivo mese di dicembre, la American Airlines ha ripreso ad operare voli con il Boeing 737 Max.

Secondo alcune stime dell’azienda stessa, prima della crisi determinata dalla diffusione del coronavirus, le vicende legate ai propri mezzi avrebbero causato perdite per oltre 18 miliardi di dollari. A questi, nel 2020, si sono aggiunte altre problematiche derivanti dalla perdita di circa 1.000 ordini e le azioni dell’azienda sono crollate un terzo rispetto a due anni fa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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