Siria: 7 uomini fedeli ad Assad uccisi dall’ISIS

Pubblicato il 9 gennaio 2021 alle 19:45 in Medio Oriente Siria

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L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha reso noto, il 9 gennaio, che alcuni combattenti di una cellula dormiente dello Stato Islamico hanno ucciso almeno 7 uomini delle Forze di Difesa Nazionale (NDF), una milizia leale al regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad, durante uno scontro avvenuto nella provincia della Siria orientale di Deir Ezzor. Oltre ai 7 morti, molti altri membri delle NDF sono stati feriti e il totale delle vittime potrebbe quindi salire.

L’attacco del 9 gennaio è avvenuto mentre gli uomini delle NDF stavano conducendo un raid in cerca di potenziali membri dell’ISIS rimasti nella cittadina di Al-Shola, situata in prossimità del confine con l’Iraq e che era stata una tra le roccaforti dello Stato Islamico in Siria.

Sempre secondo informazioni fornite dallo SOHR, il 3 gennaio scorso, altri combattenti dell’ISIS avevano teso un’imboscata ad un autobus con a bordo soldati del governo e ad altre automobili, nell’area di Wadi Al-Ozayb, sulla strada che collega la città settentrionale di Raqqa e la capitale Damasco. In tale occasione, erano morte circa 15 persone, tra cui un bambino.

Prima dell’inizio del 2021, poi, l’ISIS ha rivendicato anche l’imboscata contro un autobus che viaggiava sulla strada che collega le città siriane di Palmira e Deir Ezzor, situate rispettivamente nel centro e nell’Est della Siria, uccidendo 37 soldati siriani, che stavano tornando alle proprie abitazioni per festeggiare il Capodanno. Stando a quanto riferito dal SOHR, l’attacco del 30 dicembre ha provocato il più alto numero di vittime per le forze del regime, tra gli attentati attribuiti allo Stato Islamico nel 2020

Secondo i dati dello SHOR, dal 24 marzo 2019 gli attacchi dell’ISIS in Siria hanno ucciso oltre 1.200 tra combattenti legati al regime siriano, soldati e paramilitari stranieri.  Lo Stato Islamico non è stato mai del tutto sconfitto nel Paese mediorientale nonostante, il 23 marzo 2019 le Syrian Democratic Forces (SDF) abbiano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. Per tale ragione, l’esercito di Assad ha lanciato una “campagna di sicurezza” volta a contrastare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese, dallo scorso 22 dicembre.

Per quanto riguarda il 2020, le attività dello Stato Islamico in Siria si sono concentrate nell’ area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, a Raqqa, Homs e As-Suwayda, dove sono syati perpetrati attacchi, bombardamenti e imboscate. Tra gli obiettivi princiapli dell’ISIS vi sono state le Syrian Democratic Forces che avevano annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014 e che hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che hanno fornito loro armi e copertura aerea. Per quanto riguarda le vittime, oltre a membri di milizie e corpi armati, dalla fine di marzo 2019 a dicembre 2020, l’ISIS ha causato la morte di 4 civili che lavoravano in giacimenti di gas, 11 pastori e altre 4 persone. Parallelamente, sono stati 601 i membri dello Stato Islamico a morire nello stesso periodo, soprattutto per mano delle forze di Assad.

Oltre alla minaccia dell’ISIS, in Siria è in atto una guerra civile, tutt’ora in corso, che è iniziata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione aveva iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. In tale contesto, l’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah.

Dal 2011, 384.000 persone hanno perso la vita nel conflitto, di questi almeno 116.000 erano civili, inoltre, 11 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni e sono state dislocate all’interno del Paese o all’estero dove hanno cercato rifugio. Al momento, sarebbero oltre 5,6 milioni i siriani che hanno lasciato il proprio Paese e il maggior numero è stato ospitato dalla Turchia, che ha finora ospitato 3,6 milioni di siriani.

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Camilla Canestri

di Redazione

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