Corea del Nord: gli USA sono il nemico primario, continua il programma nucleare

Pubblicato il 9 gennaio 2021 alle 9:08 in Corea del Nord USA e Canada

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Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, durante il congresso del Partito dei Lavoratori di Corea (WPK), ha definito gli USA “il più grande nemico” del proprio Paese, sostenendo che la politica ostile di Washington contro Pyongyang non cambierà con la presidenza di Joe Biden. Kim ha quindi esortato la Corea del Nord ad ampliare l’arsenale nucleare e i missili a lungo raggio, pur sottolineando che le armi nucleari non saranno utilizzate impropriamente, a meno che la sovranità del proprio Paese venga messa a repentaglio.

Le ultime dichiarazioni di Kim sono state rese note dall’agenzia di stampa di Pyongyang, KCNA, il 9 gennaio, ad un giorno di distanza dall’intervento del leader Nord-coreano al congresso del WPK. Nello specifico, in merito a Washington, Kim ha affermato: “Le nostre attività politiche estere devono concentrarsi ed essere indirizzate alla sottomissione e alla sconfitta degli Stati Uniti, il nostro più grande nemico e il maggior ostacolo al nostro sviluppo rivoluzionario […] Non importa chi sia al potere negli USA, la vera natura di tale Paese e le sue politiche fondanti verso la Corea del Nord non cambieranno mai”. Per Kim, Washington dovrebbe ritirare la propria politica ostile affinché possano esserci relazioni migliori con Pyongyang e, intanto, ha sottolineato la necessità per il proprio Paese di intensificare la coalizione con le forze “anti-imperialiste” e “indipendenti”.

Parlando, poi, di armamenti nucleari, Kim ha dichiarato: “Non vi è atto più sciocco e pericoloso del non rinvigorire le nostre forze mentre assistiamo al chiaro sviluppo di armi all’avanguardia del nostro nemico […] La verità è che dobbiamo rafforzare instancabilmente le nostre capacità di difesa nazionale per scoraggiare minacce da parte degli USA e raggiungere la pace e la prosperità nella penisola coreana”. Kim ha quindi chiesto che venga ampliato l’arsenale nucleare con un focus sulle capacità d’attacco, sia preventive sia di ritorsione, in modo che le testate nucleari possano “colpire ed estinguere” con precisione obiettivi strategici entro 15.000 km, distanza che comprende anche Washington. Il progetto di Kim è quello di aumentare la tecnologia nucleare e sviluppare armi più leggere e piccole in concomitanza con strumenti tattici e testate nucleari “estremamente grandi”.

 Per quanto riguarda, invece, i missili balistici intercontinentali Kim ha promesso un solido sviluppo   che consenta il loro lancio via terra e via mare. Più in generale, il leader Nord-coreano ha poi sottolineato la necessità di potenziare ricerca e sviluppo nel campo degli armamenti avanzati, come, ad esempio, satelliti-spia, armi ipersoniche e droni da ricognizione, aggiungendo che gli studi per un sottomarino nucleare sono stati pressoché completati.

In merito agli armamenti, già dallo scorso 7 gennaio, Kim aveva annunciato di voler innalzare le attuali capacità di difesa della Corea del Nord senza, però, fare riferimento esplicito, in tale occasione, alle armi nucleari, di cui Pyongyang ha più volte affermato di aver bisogno per contrastare una possibile invasione statunitense. Risale, tuttavia, al 10 ottobre scorso, in occasione del 75esimo anniversario dalla fondazione del Partito dei Lavoratori di Corea, l’ultima volta in cui la Corea del Nord aveva attirato l’attenzione internazionale per il proprio programma nucleare presentando quello che potrebbe essere il più grande missile balistico intercontinentale al mondo e che potrebbe essere progettato per trasportare più testate multiple indipendenti. L’ordigno non è stato ancora testato ma la sua presentazione era stata la prima volta in cui, dall’inizio dei negoziati per la denuclearizzazione Nord-coreana intrattenuti con gli USA, Pyongyang era tornata a mettere in mostra i propri missili balistici.

Per quanto riguarda i cambiamenti in corso alla Casa Bianca, dal prossimo 20 gennaio, si insedierà il presidente eletto degli USA, Joe Biden, il quale, durante la propria campagna elettorale ha definito Kim “un criminale”. A loro volta, i media Nord-coreani hanno più volte desctitto il prossimo presidente USA “un cane rabbioso”. Secondo alcuni esperti, citati dal Washington Post, Kim potrebbe decidere di accogliere l’amministrazione Biden testando missili balistici per attirare l’attenzione e scalare l’agenda delle priorità diplomatiche statunitensi. Secondo altri, invece, il leader Nord-coreano potrebbe lasciare “la porta aperta” per un possibile confronto con Biden. In ogni caso, le ultime dichiarazioni di Kim hanno riaffermato la volontà del Paese di non abbandonare il proprio programma nucleare.

Nel 2018, gli Stati Uniti avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord alla presenza del presidente uscente degli USA, Donald Trump, e del leader Nord-coreano. Tuttavia, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati dallo scorso 21 gennaio, quando il consigliere della missione nordcoreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare in contro alle richieste degli USA, i quali, di risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang. Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020.

Pyongyang è soggetta a sanzioni Onu dal 2006, approvate con 9 risoluzioni, a causa dei suoi programmi missilistici balistici e nucleari. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha così cercato di tagliare le risorse per finanziare i progetti nucleari del Paese, limitando le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come, ad esempio, quello del petrolio. Tuttavia, in più occasioni il Paese avrebbe violato tali disposizioni. Ciò nonostante, l’economia Nord-coreana ha risentito di tali limitazioni che, unitamente alla crisi internazionale determinata dalla pandemia di coronavirus e a catastrofi climatiche abbattutesi sulla penisola coreana, sta attraversando una crisi. In apertura del congresso del WPK, lo stesso Kim aveva affermato che il piano economico quinquennale del 2016 non fosse riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissati in quasi la totalità dei settori previsti e aveva dichiarato di aver appreso “dolorose lezioni dall’esperienza”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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