Lukashenko definisce Putin suo amico

Pubblicato il 8 gennaio 2021 alle 6:11 in Bielorussia Russia

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Il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ha chiamato amico il capo di Stato russo Vladimir Putin.

“Sì, lo considero un mio caro amico”, ha affermato Lukashenko in un’intervista.

Allo stesso tempo ha notato di non poter dire lo stesso per il presidente dell’Ucraina Vladimir Zelensky.

“Non ho rancore nei confronti di Zelensky. Ma non mi girerei per salutarlo”, ha dichiarato il leader bielorusso.

Lukashenko ha osservato che Minsk cercherà di instaurare rapporti con Washington.

“Siamo intenzionati a costruire buone relazioni con gli Stati Uniti”, ha affermato il presidente.

La Bielorussia è teatro di tensioni sociali e politiche ormai da mesi. Le manifestazioni di massa sono iniziate il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale dei voti, il capo dello Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti, la candidata dell’opposizione unita, Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%. Il voto non è stato riconosciuto dalla UE, mentre il ministro degli esteri russo Lavrov ha definito le elezioni “non ottimali”.

Lukashenko ha denunciato in diverse occasioni l’interferenza straniera negli eventi in Bielorussia e ha accusato diversi paesi occidentali di essere dietro le proteste.

Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. Secondo il ministero dell’Interno, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 200 agenti delle forze dell’ordine, e più di 10.000 persone sono state arrestate. Quattro persone sono morte.

A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero. L’opposizione ha lanciato un ultimatum al capo dello stato affinché lasciasse il potere. Scaduto l’ultimatum lunedì 26 ottobre, sono ripresi scioperi e manifestazioni di massa, seguiti da violenta repressione.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. Il governo lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, ha deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko, seguito poi da altri paesi UE. Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo.

Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste. Una posizione ribadita lo scorso 14 settembre, quando il presidente bielorusso è volato a Sochi, per un vertice bilaterale.

Il Cremlino ha più volte espresso forti critiche alla politica europea e al categorico rifiuto di riconoscere la presidenza di Aleksandr Lukashenko.

Il 23 ottobre quest’ultimo ha prestato giuramento come presidente della nazione. Washington e diversi paesi dell’Unione Europea ne hanno già condannato l’insediamento e non considerano Lukashenko il legittimo presidente.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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