Libia: il GNA si reca in Turchia, una visita “sospetta”

Pubblicato il 8 gennaio 2021 alle 11:39 in Libia Turchia

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Mentre le Nazioni Unite continuano a incoraggiare il processo di transizione democratica in Libia, leader affiliati al governo tripolino si sono recati in Turchia, per una visita definita “sospetta”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab l’8 gennaio, alcuni esponenti del Governo di Accordo Nazionale (GNA), tra cui il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Mishri, si sono recati in Turchia, in un momento in cui Ankara è considerata uno degli ostacoli al pieno raggiungimento della tregua nel Paese Nord-africano. Per la Turchia, spiega al-Arab, la Libia rappresenta un “polmone” attraverso cui la propria economia può tirare sospiri di sollievo, e, pertanto, Ankara non sembra essere disposta a favorire la calma nel Paese, “contraria ai suoi interessi”, nonostante gli sviluppi seguiti all’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre dalle parti belligeranti.

Dopo aver approvato la mozione che prevede l’estensione della missione turca in Libia per altri 18 mesi, secondo quanto riferito da al-Arab, la Turchia mira, ora, ad alimentare tensioni nel Sud libico, così da impadronirsi di postazioni e località rilevanti a livello sia militare sia economico. Motivo per cui, la visita trapelata l’8 gennaio suscita nuovi timori. Ad essersi recati in Turchia, sarebbero stati anche il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, il ministro della Difesa, Salah al-Din al-Nimroush, e il capo dei servizi di intelligence, Imad al-Trabelsi. Fonti dell’emittente televisiva Libia 218 hanno rivelato che al-Mishri è stato accompagnato da 16 leader di spicco di gruppi armati libici, tra cui Bashir Khalaf Allah, a capo di una delle milizie di Tajoura.

Al momento, non sono chiare le motivazioni che hanno spinto personalità libiche a recarsi in Turchia, in un momento in cui quest’ultima starebbe accumulando armi, anche di tipo avanzato, e combattenti, in preparazione a nuove eventuali tensioni. Di fronte a tale scenario, un deputato membro del Comitato Difesa e Sicurezza, Ali al-Takbali, ha messo in guardia dalle ripercussioni che incontri simili potrebbero avere sulla situazione in Libia, definita fragile, e ha affermato che la Turchia sta cercando di mobilitare le milizie ad essa fedeli per contenere un’eventuale insurrezione dei suoi avversari. “La Turchia non risparmierà sforzi finché non sconfiggerà tutti i presenti nell’arena libica”, ha dichiarato il deputato, chiarendo che un attacco nella Mezzaluna petrolifera è poco probabile nel breve periodo, ma che comunque Ankara non accetterà di condividere il Paese con altri attori e ciò provocherà una situazione di perdurante fragilità e instabilità.

Nel frattempo, stando a quanto riportato da al-Arab, la città di Sebha, situata nella Libia Centro-meridionale, è caratterizzata da uno stato di tensione, alimentato dagli scontri che, il 3 gennaio, hanno visto coinvolte le forze dell’esercito tripolino e il Battaglione 116 dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Gli scontri, racconta al-Arab, hanno avuto luogo nei pressi della sede della Mezzaluna Rossa, nel centro della città, e sono state impiegate armi pesanti e di medio calibro, il che ha suscitato panico e caos tra gli abitanti locali.

Da parte sua, durante una conferenza stampa tenuta nella sera del 6 gennaio, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha affermato che la situazione a Sebha è tornata ad una apparente tranquillità, e non vi sono movimenti sospetti presso i fronti di combattimento e le linee di contatto. Tuttavia, ha precisato il portavoce, i territori del Sud-Ovest e Sud-Est della Libia sono ricchi di risorse petrolifere e idriche e ciò attrae coloro che desiderano seminare il caos nella regione. L’LNA, ha affermato al-Mismari, sa bene chi si cela dietro a queste tensioni, e chi continua a reclutare mercenari, fornendo loro denaro, per destabilizzare il Paese. Al-Mismari non ha fatto riferimenti espliciti, ma è opinione comune degli esponenti e affiliati all’LNA che la Turchia stia continuando a mobilitarsi nel Sud-Ovest della Libia e che, in assenza di pressioni a livello internazionale, troverà i modi e i mezzi per “aggirare i risultati della Conferenza di Berlino e del dialogo del Comitato militare congiunto 5+5”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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