Camerun: donna kamikaze uccide 13 persone

Pubblicato il 8 gennaio 2021 alle 18:23 in Africa Camerun

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Tredici civili, ci cui 8 bambini, sono stati uccisi dopo che una donna kamikaze si è fatta esplodere in un villaggio nel Nord del Camerun. L’attacco jihadista, avvenuto venerdì 8 gennaio, sarebbe stato organizzato, secondo le testimonianze rilasciate da fonti locali all’agenzia di stampa France24, dal gruppo terroristico di Boko Haram, attivo principalmente nella vicina Nigeria. 

Mahamat Chetima Abba, il capo tradizionale del villaggio di Mozogo, ha dichiarato che gli aggressori sono arrivati nel cuore della notte, gridando “Allah Akbar” e brandendo machete. Gli abitanti del villaggio, in preda al panico, avrebbero cercato di scappare nella vicina foresta, ma, durante la fuga precipitosa, una donna avrebbe fatto esplodere il dispositivo che aveva addosso scatenando un attentato suicida. Il racconto è stato confermato da un membro del comitato di difesa locale, il quale ha riferito che le forze di polizia presenti sul luogo avrebbero cercato di respingere l’attacco.

“Tredici civili sono morti, due dei quali erano bambini di quattro e cinque anni, mentre sei erano adolescenti”, ha riferito per telefono un agente di polizia regionale, parlando in condizione di anonimato. Anche il capo villaggio ha fornito lo stesso bilancio di vittime civili, aggiungendo che tra le persone uccise c’erano una donna e i suoi tre figli. Entrambe le fonti hanno attribuito l’attacco all’organizzazione di Boko Haram. L’ufficiale di polizia ha specificato che, oltre al kamikaze, un altro degli aggressori sarebbe stato ucciso dalle forze di autodifesa locale.

“Si sono infiltrati nella popolazione e Boko Haram sta infliggendo sempre più danni nel nostro Paese”, ha affermato Chetima Abba, precisando: “Tuttavia, sembra che non abbiano più i mezzi per effettuare attacchi di massa usando armi da fuoco”. Il testimone ha puntato l’attenzione sul fatto che fossero tutti armati solo di machete e che l’ordigno esplosivo fosse rudimentale. “Stanno usando sempre più bombe fatte in casa”, ha dichiarato.

Più di 36.000 persone sono state uccise e circa 3 milioni di abitanti sono stati costretti a fuggire dalle loro case da quando Boko Haram ha lanciato la sua insurrezione nel Nord-Est della Nigeria, nel 2009. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata in Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Boko Haram e un gruppo scissionista chiamato Stato islamico nella provincia dell’Africa occidentale (ISWAP) hanno intensificato gli attacchi negli ultimi anni sia in Nigeria sia nei vicini Niger, Ciad e Camerun. L’ISWAP ha giurato fedeltà all’ISIS nel 2016.

I militanti di Boko Haram hanno ucciso almeno 275 persone nel corso del 2019, nella regione settentrionale del Camerun, che il governo, a inizio gennaio, aveva garantito di aver liberato dalla minaccia jihadista. Sono i dati resi noti, l’11 dicembre 2019, dall’ONG per la difesa dei diritti umani Amnesty International. Più dell’80% delle vittime, tra gennaio e novembre 2019, sarebbero civili. Il rapporto dell’ONG è stato pubblicato dopo una missione di circa 2 settimane nell’area. “Gli abitanti del Nord del Camerun vivono nel terrore”, aveva dichiarato la direttrice di Azione Regionale di Amnesty International per l’Africa centrale e occidentale. “Molti di loro hanno già assistito agli attacchi di Boko Haram e hanno perso familiari o amici. Le persone non si chiedono più se ci saranno ulteriori attacchi, ma quando avverranno. Si sentono completamente abbandonate dalle autorità”, aveva aggiunto.

Negli ultimi anni alcuni militanti del gruppo hanno giurato fedeltà all’Isis, creando una nuova minaccia nella regione. Amnesty International sostiene che le attività terroristiche nel Nord del Camerun continuino a verificarsi con una certa frequenza nonostante il presidente Paul Biya abbia più volte definito l’organizzazione di Boko Haram una “minaccia residuale”. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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