Venezuela: UE ritira riconoscimento di Guaidó come Presidente

Pubblicato il 7 gennaio 2021 alle 7:58 in America Latina Venezuela

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La costituzione della nuova Assemblea nazionale del Venezuela questo martedì 5 gennaio ha messo l’Unione Europea in una posizione difficile. Bruxelles vuole mantenere le distanze con il regime di Nicolás Maduro, ma ha esaurito le basi istituzionali per sostenere Juan Guaidó come presidente ad interim del paese. D’ora in poi riconosce la leadership di Guaidó, ma solo come membro di spicco dell’opposizione. Lo ha comunicato l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, in una breve dichiarazione pubblicata mercoledì 6 gannaio in cui ha evitato di nominare Guaidó “presidente ad interim” o “presidente dell’Assemblea nazionale”, il trattamento abituale fino ad oggi dalla stragrande maggioranza degli Stati dell’UE, ma la cui legittimità derivava dalla sua posizione di presidente della precedente Assemblea, l’organo legislativo del paese, formato dopo le elezioni del 2015 e sostituito dall’emiciclo appena costituito dopo le elezioni parlamentari del 6 dicembre.

La dichiarazione è un complesso equilibrio di diplomazia in cui Bruxelles riflette la posizione dei Ventisette. Bruxelles “si rammarica profondamente” della costituzione della nuova Assemblea nazionale venezuelana, emersa da elezioni che descrive come “antidemocratiche”, e assicura che l’UE “manterrà il suo impegno nei confronti di tutti gli attori politici e della società civile che si stanno adoperando per ripristinare la democrazia in Venezuela, compresi, in particolare, Juan Guaidó e altri rappresentanti dell’Assemblea nazionale uscente eletta nel 2015, che è stata l’ultima libera espressione dei venezuelani in un processo elettorale.

La posizione da assumere riguardo a Guaidó è sempre stata un grattacapo per le istituzioni europee: così, mentre il Parlamento europeo è stato il primo a riconoscere l’oppositore come presidente ad interim nel 2019, il Consiglio europeo non è stato in grado di stabilire una posizione unanime a causa del riluttanza da paesi come Italia e Grecia, ma nelle sue dichiarazioni ufficiali si riferiva a lui come presidente dell’Assemblea nazionale, termine che anche questa volta è stato evitato.

Attraverso una dichiarazione, Guaidó ha scelto di fare eco alla condanna della nuova Assemblea nazionale, ma non ha menzionato la decisione dell’UE di non riconoscerlo come presidente ad interim. “L’Unione europea auspica, in linea con le richieste delle forze democratiche venezuelane, che si tengano elezioni presidenziali, legislative e locali libere, eque e verificabili”, afferma il testo. “La legittima Assemblea Nazionale è particolarmente grata per l’esplicito riconoscimento che l’Unione Europea rende in particolare a Juan Guaidó e anche ad altri rappresentanti dell’Assemblea, l’unico organo che l’Unione riconosce come rappresentante della volontà democratica del Venezuela”, aggiunge nella sua interpretazione delle parole dell’Alto rappresentante europeo.

La comunicazione di Borrell è stata finora la più chiara nel non riconoscimento dell’ufficio ad interim di Guaidó. Il Gruppo di Lima (Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Paraguay e Perù), dove, insieme agli Stati Uniti, si concentra il maggior sostegno all’opposizione venezuelana, ha condannato anche il elezioni parlamentari organizzate dal chavismo, ma nella sua dichiarazione ha omesso riferimenti al governo ad interim.

Dopo le elezioni di dicembre, Guaidó ha cercato di raccogliere consensi a Bruxelles e ha chiesto in un’apparizione virtuale organizzata dal gruppo liberale Renew Europe del Parlamento europeo che le istituzioni del Vecchio Continente continuassero a riconoscerlo come presidente in carica del Venezuela. Per mantenere la lotta con l’attuale presidente Maduro, martedì  5 gennaio il leader dell’opposizione ha preso possesso della Presidenza di una Camera parallela, considerata dalla gran parte dell’opposizione venezuelana l’autentica Assemblea nazionale.

I suoi gesti, tuttavia, non sono stati sufficienti perché l’UE facesse il passo sperato dall’opposizione di Caracas. Bruxelles aveva tre opzioni sul tavolo : non riconoscere affatto Guaidó, qualcosa che avrebbe dato forza al governo di Maduro; quello di mantenere il suo pieno appoggio, cosa già complicata e che ha generato tensioni nel 2019; o considerarlo una sorta di primus inter pares, un volto visibile e prominente dell’opposizione, un gesto che avrebbe consentito in qualche modo di continuare a proteggere il dissenso e persino aprire la porta ai fondi che Caracas ha depositato in altri Paesi, come Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti o Portogallo.

Bruxelles ha optato per quest’ultima opzione, pur tenendo “d’occhio” l’evoluzione futura degli eventi nel Paese caraibico, come ha spiegato Peter Stano, portavoce estero della Commissione europea.

Il comunicato dell’Alto rappresentante Borrell, difeso dai socialisti, non ha soddisfatto tutti ed è stato respinto con particolare intensità dal gruppo liberale Renew Europe al Parlamento europeo. “È essenziale che l’UE continui a riconoscere ufficialmente il presidente ad interim Juan Guaidó e l’estensione del mandato dell’Assemblea nazionale, votata democraticamente nel 2015, fino a quando non si terranno elezioni libere ed eque”, scrive Dita Charanzová, vicepresidente del Parlamento europeo, responsabile dell’America Latina e uno dei principali leader di Renew. “Mi rammarico per la mancanza di chiarezza da parte dell’Alto rappresentante dell’Unione europea, e chiedo al signor Borrell di parlare con urgenza a favore della continuità costituzionale”, ha affermato.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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