USA: la guerra contro le imposte sui servizi digitali

Pubblicato il 7 gennaio 2021 alle 19:27 in Francia Italia USA e Canada

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Il 7 gennaio, gli Stati Uniti hanno rimandato la decisione sulle nuove tasse contro la Francia e hanno criticato le imposte sui servizi digitali di India, Italia e Turchia, accusate di violare i principi fiscali internazionali. 

La notizia è stata riferita dall’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) e potrebbe aprire la strada a potenziali dazi di ritorsione. L’USTR, rilasciando i risultati delle indagini della “Sezione 301” sulle tasse digitali approvate dalla Francia, ha riferito che non stava intraprendendo azioni specifiche in questo momento, ma “continuerà a valutare tutte le opzioni disponibili”. India, Italia e Turchia hanno già approvato tali imposte, ma l’ufficio ha sottolineato che simili misure sono in via di valutazione anche in Austria, Brasile, Repubblica Ceca, Unione Europea, Indonesia, Spagna e Regno Unito. Le misure valutate da questi governi rischiano di colpire colossi statunitensi come Google, Facebook, Apple e Amazon. 

Le indagini che sono state avviate dalla Sezione 301 dell’USTR potrebbero portare all’imposizione di tariffe prima che il presidente Donald Trump lasci l’incarico o all’inizio dell’amministrazione del presidente eletto, Joe Biden. L’iniziative è partita da una ricerca più avanzata sulla tassa sui servizi digitali della Francia. L’USTR aveva fissato una scadenza per il 6 gennaio per l’implementazione di tariffe del 25% su cosmetici, borse e altre importazioni francesi, per un valore di circa $ 1.3 miliardi all’anno, come rappresaglia contro le tasse digitali francesi. Al momento, tale iniziativa è stata sospesa. Nell’ultimo rapporto, l’USTR ha anche affermato che le tasse indiane, italiane e turche erano “irragionevoli” perché queste sono “incoerenti con i principi della tassazione internazionale, a causa dell’applicazione rispetto alle entrate piuttosto che al reddito, all’applicazione extraterritoriale e alla mancanza di certezza fiscale”. 

In Italia, tale imposta è stata introdotta dall’articolo 1, comma 35, della Legge di Bilancio 2019 (Legge 145/2018) e prevede una tassazione del 3% sui ricavi derivanti da determinati servizi forniti con mezzi digitali a clienti B2B e B2C da società o gruppi di società, stabilite o non stabilite in Italia che in un periodo d’imposta generino almeno 750 milioni di euro di ricavi nel mondo oppure generino almeno 5,5 milioni di euro di ricavi per servizi digitali in Italia. Ai sensi del paragrafo 37, i ricavi dei servizi digitali, ai quali si applica l’imposta, sono quelli derivanti dalla prestazione di: trasmissione, su interfaccia digitale, di pubblicità mirata agli utenti; predisposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consenta agli utenti di essere in contatto e interagire tra loro anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi; trasmissione dei dati raccolti dagli utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale. Infine, il testo prevede una cosiddetta “sunset clause” che abroga la norma all’entrata in vigore di accordi internazionali in materia.

In Francia, invece, il prelievo del 3% si applica alle entrate derivate dai servizi digitali delle imprese che guadagnano oltre 25 milioni di euro nel Paese e oltre 750 milioni di euro nel mondo. La relazione dell’USTR e l’elenco delle tariffe proposte sui beni francesi sono arrivate a seguito di mesi di negoziati tra il ministro delle Finanze di Parigi, Bruno Le Maire, e il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, su una revisione globale delle norme fiscali digitali. I due rappresentanti avevano raggiunto un compromesso nel mese di agosto 2019, in occasione di un vertice del G7 in Francia. Questo prevedeva l’intervento dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che avrebbe rimborsato alle imprese statunitensi la differenza di guadagno causata dalla tassa francese, tramite un nuovo meccanismo in fase di elaborazione. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha mai approvato formalmente tale accordo e non ha mai specificato le sue intenzioni riguardo alla minaccia tariffaria contro la Francia. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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