Mali: incertezze riguardo al raid nel villaggio di Bounti

Pubblicato il 7 gennaio 2021 alle 17:27 in Africa Mali

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Decine di persone sono state uccise il 3 gennaio a Bounti, un villaggio nei pressi di Douentza, nella regione di Mopti, nel Mali centrale. La diffusione della notizia ha generato dubbi riguardo alla natura dell’attacco.

Secondo quanto ha riportato Africa News, l’esercito francese ha dichiarato che i suoi aerei hanno neutralizzato decine di jihadisti, mentre gli abitanti del villaggio hanno riportato la morte di diversi civili in un attacco effettuata da un elicottero non identificato. Guillaume Nguefa, il capo della sezione per i diritti umani della missione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA), ha confermato l’incidente, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

Secondo l’Agence Malienne de Presse, i giovani dell’associazione Tabital Pulaaku, volta a promuovere la cultura dell’etnia maliana Fulani, hanno pubblicato una lista provvisoria di 18 deceduti. Secondo quanto dichiarato dal gruppo, queste persone sono state vittime civili di un attacco aereo durante la celebrazione di un matrimonio. La notizia è stata ampiamente condivisa sui social network, suscitando domande da parte degli utenti su questo massacro. La situazione è rimasta incerta fino alla reazione dell’esercito francese, il quale interviene regolarmente in Mali come parte della missione Barkhane.

Secondo Al Jazeera, un portavoce militare francese, il colonnello Frederic Barbry, ha negato che si trattasse di una celebrazione. Il colonnello ha affermato che la pattuglia di aerei da combattimento ha invece colpito decine di jihadisti, confutando così l’ipotesi che l’attacco abbia causato la morte di civili. Barbry ha dichiarato che l’operazione è stata avviata dopo che una missione di intelligence di diversi giorni ha identificato un “raduno sospetto di persone”. Basandosi su atteggiamenti individuali, sul loro equipaggiamento e su altre informazioni di intelligence, l’esercito francese ha concluso che si trattava di un gruppo armato di terroristi jihadisti.

Le autorità del Governo transitorio del Mali non hanno rilasciato ancora alcun commento riguardo al raid. Inoltre, secondo Africa News, i limitati dettagli condivisi dalla forza anti jihadista francese hanno lasciato il campo aperto a diverse speculazioni riguardo all’accaduto. Queste ultime sono difficili da verificare in quanto l’accesso alla zona in questione è reso difficile dall’ampia presenza di gruppi armati. Tuttavia, il quotidiano africano sottolinea il fatto che soltanto le Forze Armate Maliane (FAM) e i militari dell’operazione Barkhane possono dispiegare veicoli militari aerei nel Paese.

Questo episodio è una nuova dimostrazione della fragilità del Sahel dovuta ai frequenti attacchi da parte degli estremisti islamici. Il 2 gennaio, 100 persone sono state uccise in due villaggi del Niger confinanti con il Mali, in quello che è stato considerato come il più grande attacco contro i civili nella regione. Inoltre, la Francia ha perso 5 militari, rispettivamente 3 il 28 dicembre 2020 e 2 il 2 gennaio, uccisi da ordigni esplosivi mentre erano impegnati nella missione francese Barkhane.

La regione di Mopti, dove si trova Bounti, situata a circa 600 chilometri da Bamako, è uno dei principali focolai di violenza nati con la presa del potere nel Nord del Paese degli estremisti islamici nel dicembre 2012. Da quel momento, migliaia di soldati e civili sono morti e centinaia di migliaia di persone sono dovute fuggire dalle loro abitazioni. Secondo Al Jazeera, la tragedia del villaggio di Bounti avrà delle forti ripercussioni sul Governo transitorio del Paese, in quanto la precedente amministrazione, guidata dall’ex presidente Ibrahim Boubacar Keita, venne rovesciata dal colpo di Stato del 18 agosto 2020 proprio a causa della sua incapacità di tenere sotto controllo le violenze dei gruppi armati nel Sahel.

Per contrastare i gruppi armati, la Francia ha iniziato il primo agosto 2014 l’operazione Barkhane che conta 5.100 militari dispiegati nella regione del Sahel, con sede permanente a N’Djamena, capitale del Ciad. La missione francese coinvolge anche soldati provenienti da Mauritania, Ciad, Mali, Burkina Faso e Niger, che insieme formano il gruppo del G5 Sahel. Tuttavia, la mancanza di attrezzature, di fondi e di formazione, insieme ai problemi di dispiegamento e di coordinamento sul campo, hanno lasciato il gruppo in difficoltà, rendendoli ancora più dipendenti dalla Francia, la forza militare promotrice dell’operazione.

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Julie Dickman

di Redazione

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