La presidenza esclude un governo ad interim in Afghanistan

Pubblicato il 7 gennaio 2021 alle 17:24 in Afghanistan Asia

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Il 7 gennaio, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha commentato le recenti voci sull’istituzione di un governo ad interim come risultato del processo di pace con i talebani.

In un incontro pubblico nella provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, il presidente ha affermato che l’attuale sistema politico deve essere protetto e il potere deve essere trasferito pacificamente e legalmente. Secondo Ghani, il popolo afghano non è favorevole allo scioglimento del governo e all’indebolimento della democrazia. Quindi, il suo principale dovere di presidente è quello di trasferire pacificamente il potere al suo successore, secondo la legge. “Questo seggio non è mio, questo seggio appartiene alla nazione dell’Afghanistan, questo sistema ha una sua dignità, tutti voi avete votato per me”, ha affermato Ghani. Secondo il presidente, non si tratta di una questione o di una scelta personale, ma tutto il sistema deve essere ancorato alla legge vigente nel paese. 

La possibilità di nominare un governo ad interim arriva dopo che il 6 gennaio Atta Mohammad Noor, l’ex governatore di Balkh, riferendosi ad una sua recente disputa con il presidente Ghani sul licenziamento dell’ex ministro della Salute, ha affermato che si trattava di un’alternativa da prendere in considerazione. In precedenza, hanno fatto riferimento a questa possibilità anche Abdul Hafiz Mansour, un membro del team di negoziatori che rappresenta la Repubblica Islamica dell’Afghanistan a Doha, in Qatar, dove sono in corso gli incontri preliminari ai colloqui di pace intra-afghani. Anche Rahmatullah Nabil, l’ex capo della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) di Kabul, e Sayed Eshaq Gailani, un membro dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale (HCNR), hanno citato la possibilità di nominare un governo ad interim per il Paese.

Inoltre, secondo fonti vicine alla politica afghana, citate dal quotidiano locale Tolo News, la possibilità di istituire una nuova amministrazione provvisoria è uno dei motivi per cui il presidente Ghani non ha incontrato il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. Da parte sua, il rappresentante di Washington è “tornato a Doha e nella regione con l’aspettativa che le parti coinvolte nel conflitto afghano faranno progressi tangibili nel secondo round dei negoziati di pace in Afghanistan”. Mentre si trovava a Kabul, Khalilzad ha incontrato i principali politici afghani, tra cui l’ex presidente Hamid Karzai, il capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale, Abdullah Abdullah, e altri alti funzionari governativi come il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Hamdullah Mohib, e il ministro degli Esteri, Mohammad Hanif Atmar. Tuttavia, un incontro tra il presidente Ashraf Ghani e Khalilzad non ha ancora avuto luogo.

Intanto, il Paese è scosso da violenze quotidiane. L’ultimo episodio si è verificato lo stesso 7 gennaio, quando almeno 6 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz. L’assalto è avvenuto a Band-e-Khan Abad e 2 membri delle forze di sicurezza sono rimasti feriti. Secondo fonti locali, i talebani hanno fatto prigionieri 5 soldati dell’esercito, che ha perso il controllo della base in questione. Le forze di sicurezza afghane non hanno ancora commentato l’attacco. Dalla firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, avvenuta il 29 febbraio 2020 a Doha, i talebani hanno affermato di aver ridotto i grandi attacchi condotti contro le zone urbane del Paese ma, nelle aree rurali, gli scontri con le forze governative sono aumentati e le parti si sono ripetutamente accusate di stare cercando di ampliare il territorio sotto il proprio controllo, per aumentare il rispettivo potere contrattuale durante i negoziati. 

L’Afghanistan è reduce da decenni di storia complessa e segnata dalle violenze. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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