Gli USA hanno avuto un ruolo nelle tensioni di confine tra Cina e India

Pubblicato il 7 gennaio 2021 alle 11:04 in Cina India USA e Canada

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L’ambasciatore uscente degli USA in India, Kenneth Juster, ha confermato che il proprio Paese ha avuto un ruolo nelle tensioni di confine tra India e Cina avvenute nel 2020 lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto che divide il territorio indiano da quello cinese.

Durante un’intervista rilasciata ad un think tank di Nuova Delhi, il 5 gennaio scorso, Juster ha affermato che non vi sia altro Paese al mondo che contribuisca alla sicurezza indiana quanto gli Stati Uniti e ha aggiunto che la coordinazione serrata tra Washington e Nuova Delhi è particolarmente importante mentre l’India affronta “forse su base continua” l’aggressività cinese ai propri confini. L’ambasciatore non ha però fornito ulteriori dettagli, sostenendo di non poter aggiungere altro, e ha affermato che spetterà al governo indiano rilasciare maggiori informazioni. Juster ha quindi concluso così il suo intervento: “Basti dire che abbiamo cooperato”. Il quotidiano cinese Global Times ha però fatto notare che vi siano state delle discrepanze tra la versione dell’intervento di Juster proposte dai media indiani e quella pubblicata dall’ambasciata statunitense in India, con la seconda che risulterebbe “ridotta” rispetto alla prima.

Nonostante fossero circolate più informazioni rispetto al fatto che gli USA avessero fornito sostegno all’India in forma di intelligence durante le tensioni con la Cina lungo la LAC nel 2020, ancora nessun funzionario dell’amministrazione statunitense aveva confermato ufficialmente i fatti. Anche nel caso di tensioni precedenti tra Pechino e Nuova Delhi, come, ad esempio, quelle risalenti al 2017, il coinvolgimento di Washington era sempre stato confermato da sole fonti anonime.

In seguito alle affermazioni di Juster, l’ambasciatore cinese in India, Sun Weidong, il 6 gennaio, dal proprio profilo Twitter, ha espresso “ferma opposizione” all’interferenza di terze parti nelle questioni di confine sino-indiane e ha affermato di sperare che le relazioni estere degli USA non siano indirizzate a colpire alcun Paese nello specifico.

Gli USA hanno sempre dichiarato di essere stati in contatto con le più alte cariche del governo indiano durante la crisi con la Cina. L’argomento è stato trattato anche durante la visita a nuova Delhi del segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, e dell’ormai ex-segretario alla Difesa, Mark Esper, lo scorso 27 ottobre, quando i due rappresentanti di Washington avevano incontrato i loro omologhi indiani, Subrahmanyam Jaishankar e Rajnath Singh, nel quadro del terzo Dialogo ministeriale 2+2, e avevano firmato il Basic Exchange and Cooperation Agreement (BECA).

Quest’ultimo accordo ha formalizzato la cooperazione geo-spaziale tra i firmatari e consentirà lo scambio di informazioni d’intelligence top-secret, ottenute da satelliti e sensori e che potrebbero aiutare l’India nell’indirizzare i propri missili e nello schierare le proprie truppe, aumentando l’accuratezza di armi e droni indiani. Oltre a questo, l’accordo prevede anche l’istallazione di tecnologie di navigazione di ultima generazione nei jet da combattimento che gli USA forniscono all’India. La parte statunitense ha anche offerto la vendita all’India di una versione avanzata di velivoli dell’azienda Boeing e di aerei pilotati da remoto di tipo Sea Guardian.

Nel 2020, le tensioni tra Cina e India lungo la LAC si sono riaccese e restano ancora irrisolte. I primi attriti sono iniziati in seguito agli scorsi 5 e 6 maggio, quando si erano verificati i primi scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Le tensioni erano poi degenerate il 15 giugno successivo, quando un ulteriore scontro non armato era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967. 

In seguito, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.  Parallelamente ai momenti di tensione, da maggio, sono in corso più round di negoziati a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC ma ancora non hanno portato a risultati decisivi. 

In tale quadro, gli USA hanno sempre cercato di descrivere le attività cinesi lungo la LAC come uno tra i tasselli del “revisionismo territoriale” che, a loro detta, la Cina starebbe portando avanti nell’Indo-Pacifico. Washington e Nuova Delhi hanno accelerato la cooperazione in materia di sicurezza coinvolgendo anche altri Paesi della regione come nel caso del gruppo Quad, che comprende India, Giappone, USA e Australia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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