Gli Stati del Golfo riaprono lo spazio aereo al Qatar dietro a un “cauto ottimismo”

Pubblicato il 7 gennaio 2021 alle 17:07 in Emirati Arabi Uniti Qatar

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Il ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Anwar Gargash, ha affermato, giovedì 7 gennaio, che i Paesi del Golfo sono pronti ad aprire il proprio spazio aereo e ad intraprendere relazioni commerciali con il Qatar.

Ciò potrebbe avvenire entro una settimana dal cosiddetto accordo di “solidarietà e stabilità”, firmato a Riad il 5 gennaio, in occasione del 41esimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). In particolare, durante il meeting, i Paesi partecipanti, UAE inclusi, hanno accettato di ristabilire le relazioni con il Qatar, interrotte a seguito della cosiddetta “crisi del Golfo”, scoppiata il 5 giugno 2017. La disputa ha visto protagonisti il Qatar, da un lato, ed Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, dall’altro lato. Nello specifico, Doha è stata accusata di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Come conseguenza, le è stato imposto un embargo diplomatico, economico e logistico.

Dopo mesi in cui era stato già segnalato un crescente disgelo delle tensioni, il 5 gennaio, i Paesi fautori del blocco hanno deciso di porvi ufficialmente fine e, nella dichiarazione finale di al-Ula, hanno affermato di voler unire i propri sforzi per far fronte alle minacce comuni, Iran in primis. Stando a quanto dichiarato da Gargash il 7 gennaio, al termine del 41esimo vertice del GCC, i partecipanti hanno altresì firmato un memorandum che prevede l’apertura dello spazio aereo e la ripresa delle attività commerciali entro sette giorni dalla firma dell’intesa.

Sebbene ad oggi i dettagli dell’accordo non siano ancora noti, il ministro emiratino ha rivelato che questo comprende paragrafi relativi al rispetto della sovranità di ciascuno Stato e la cooperazione in materia di lotta all’estremismo e al terrorismo. A detta del ministro, inoltre, i Paesi firmatari della dichiarazione del 5 gennaio hanno deciso di mettere da parte quelle “cause legali” sorte negli ultimi anni, e si sono detti tutti disposti a ripristinare completamente le relazioni diplomatiche nel minor tempo possibile. “È un ottimo inizio”, ha affermato Gargash, aggiungendo che, nonostante la crisi con il Qatar possa essere ritenuta conclusa, è necessario ristabilire la fiducia tra le parti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, l’accordo di solidarietà ha generato un’ondata di ottimismo tra la popolazione dei Paesi del Golfo, la quale spera che la situazione nella regione possa ritornare allo status precedente allo scoppio della crisi. Ciò consentirebbe, tra le altre conseguenze positive, il ricongiungimento di quelle famiglie “miste”, formate da qatarioti e da membri degli altri Stati responsabili del blocco, che sono state separate all’indomani dell’embargo. Secondo le cifre fornite dalle autorità di Doha, sono circa 3.600 i matrimoni registrati tra il Qatar e gli Emirati colpiti dalle conseguenze del boicottaggio. Inoltre, la fine della crisi darebbe modo di viaggiare tra un Paese e l’altro, oltre che di recarsi nel Regno saudita per i pellegrinaggi previsti dalla religione islamica o in Qatar per i mondiali di calcio del 2022.

Tuttavia, sottolinea al-Arab, l’ottimismo è altresì accompagnato da cautela, generata dall’assenza di certezze e dai dubbi che circondano un accordo di cui non si conoscono molte informazioni. Inoltre, la dichiarazione finale de summit di al-Ula non ha fatto alcun riferimento alle tredici richieste avanzate dai Paesi dell’embargo, da soddisfare per porre fine alla disputa, tra cui la chiusura del quotidiano d’informazione Al-Jazeera e della base militare turca a Doha e la limitazione delle relazioni con l’Iran. Queste sono state più volte rigettate dal Qatar, che le ha definite “non realistiche”, oltre che una forma di violazione della propria sovranità.

Di fronte a tale scenario, diversi analisti del Golfo hanno affermato che scopo del vertice del 5 gennaio era giungere a una riconciliazione morale piuttosto che politica. Quest’ultima, è stato specificato, sarà realizzabile solo dopo aver esaminato le motivazioni alla base della crisi e le possibili vie d’uscita, attraverso concessioni. Inoltre, non è da escludersi l’ipotesi secondo cui i Paesi del Golfo abbiano cercato un escamotage prima della nomina ufficiale di Joe Biden alla presidenza della Casa Bianca, per evitare ulteriori pressioni, ma il processo di riconciliazione necessita ancora di dettagli da stabilire sulla base delle posizioni e dei rapporti di ciascuna parte, anche in relazione ad altri Paesi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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