Sudan: firmati gli Accordi di Abraham e un MoU con gli USA

Pubblicato il 6 gennaio 2021 alle 20:49 in Sudan USA e Canada

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L’Ufficio del primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha annunciato che il ministro della Giustizia, Nasredeen Abdulbari, ha firmato gli Accodi di Abraham, con i quali il Paese ha normalizzato ufficialmente i rapporti con Israele, e un Memorandum d’intesa (MoU) con il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, il 6 gennaio, durante la visita nel Paese africano dell’alto funzionario statunitense.

Nella dichiarazione rilasciata, l’Ufficio del primo ministro sudanese ha poi specificato che, parallelamente agli accordi di Abrahm, il ministro delle Finanze, Hiba Ahmed, ha siglato un Memorandum d’intesa con Mnuchin per fornire una struttura di finanziamento per cancellare gli arretrati del Sudan con la Banca mondiale. Quest’ultima mossa consentirà al Paese africano di riguadagnare l’accesso perduto ai finanziamenti annuali della Banca mondiale, per un valore annuo di un miliardo di dollari, per la prima volta negli ultimi 27 anni. L’ambasciata statunitense a Khartoum ha dichiarato che l’accordo contribuirà ad aiutare il Sudan nel proprio percorso di trasformazione verso la stabilità, la sicurezza e le opportunità economiche.

Mnuchin ha condotto una visita di una sola giornata in Sudan e i suoi incontri con i leader del Paese si sono incentrati sulle difficoltà economiche che Khartoum sta affrontando e sul possibile aiuto che Washington potrebbe fornire. Tra i temi trattati vi è stato quello dell’alleggerimento del debito del Paese, che al momento ammonta a circa 60 miliardi di dollari.

La firma degli Accordi di Abraham e del MoU è avvenuta a circa due mesi di distanza dall’annuncio della normalizzazione dei rapporti tra il Sudan e Israele, fatto dal presidente uscente degli USA, Donald Trump, il 23 ottobre scorso. Il Paese è stato così uno tra i quattro Stati arabi, insieme agli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain e, più recentemente, il Marocco, a normalizzare le relazioni con Israele negli ultimi 3 mesi. L’opposizione del Sudan aveva però rifiutato la normalizzazione dei rapporti con Israele e aveva promesso la formazione di un fronte contrario.

Prima delle firme del 6 gennaio, tra gli ultimi sviluppi positivi registrati nel Paese, dopo 27 anni, gli Stati Uniti avevano formalmente rimosso il Sudan dalla lista nera degli Stati sponsor del terrorismo, il 14 dicembre scorso. Il governo degli Stati Uniti aveva aggiunto il Sudan alla sua lista di “sponsor statali del terrorismo” nel 1993, sostenendo che il governo dell’allora leader, Omar al-Bashir, stesse sostenendo gruppi terroristici africani. Tale designazione aveva reso impossibile per il Sudan accedere ad agevolazioni quali la cancellazione del debito o a finanziamenti provenienti da istituzioni internazionali. La rimozione dalla lista era una priorità assoluta per il governo di transizione del Sudan e, per raggiungere tale risultato, Khartoum aveva dovuto dapprima pagare un risarcimento da 335 milioni di dollari alle vittime statunitensi dell’attacco contro le ambasciate di Washington in Kenya e Tanzania del 1998. Successivamente, sebbene Khartoum abbia cercato di minimizzare la connessione tra i due avvenimenti, la decisione statunitense è arrivata dopo che il Sudan ha accettato di normalizzare le relazioni con Israele.

Al momento, il Sudan è guidato da un governo transitorio a composizione mista civile e militare, con a capo il primo ministro Abdalla Hamdok, che è stato creato per portare a conclusione i conflitti in corso nel Paese e per andare incontro alle richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. In tale quadro, Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il governo transitorio si era insediato in seguito alla caduta del regime di Omar al-Bashir, deposto a seguito di sollevamenti popolari e all’intervento delle forze armate, l’11 aprile 2019.

Ad oggi, il Sudan versa in una grave crisi economica caratterizzata da un progressivo aumento dell’inflazione e dalla continua perdita di valore della propria moneta, la sterlina sudanese. Nel Paese mancano beni essenziali quali carburante, pane e medicinali. All’interno dell’esecutivo transitorio, poi, starebbero crescendo tensioni tra i membri della parte civile e quelli della fazione militare.

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Camilla Canestri

di Redazione

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