Hong Kong: ondata di arresti, 53 persone sospettate di “sovversione”

Pubblicato il 6 gennaio 2021 alle 9:04 in Cina Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha arrestato 53 persone, nella mattinata di mercoledì 6 gennaio, ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale. Gli attivisti sono stati accusati di “sovversione” per via di un voto non ufficiale, tenutosi l’11 e 12 luglio, in cui, tramite primarie democratiche, erano stati scelti i candidati dell’opposizione alle elezioni legislative successivamente annullate. 

Le 53 persone, di età compresa tra i 23 e i 64 anni, sono state arrestate in seguito ad una serie di raid, iniziati la mattina presto. Si tratta del più grande giro di vite attuato finora in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino il 30 giugno.

“Sono sospettati di sovversione”, ha detto ai media il sovrintendente Li Kwai-wah. Il Partito Democratico ha affermato che già in precedenza la polizia aveva arrestato alcune persone per aver preso parte alle primarie del luglio scorso, alle quali si erano presentati oltre 610.000 elettori, superando le aspettative degli organizzatori che speravano in almeno 170.000 presenze. Le primarie, tenute ufficiosamente in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo, previste per il 6 settembre ma poi rinviate, sono state duramente criticate sia dalla Cina sia dal governo di Hong Kong perché, tra i loro obiettivi, ci sarebbe stato quello di avere una maggioranza che consentisse ai democratici di opporsi ad ogni politica e iniziativa governativa. La mossa è stata pertanto vista come un tentativo di sovversione contro l’autorità statale e considerata una violazione della nuova legge per la sicurezza nazionale.

Tra gli individui arrestati mercoledì ci sono ex legislatori e consiglieri distrettuali, oltre a studenti attivisti, per la maggior parte organizzatori delle marce di massa dello scorso anno contro il disegno di legge sull’estradizione. Il capo della sicurezza di Hong Kong, John Lee, ha affermato che il provvedimento era “necessario” e ha sottolineato che le persone arrestate “avevano un piano malvagio per far affondare Hong Kong negli abissi”.

Anche John Clancey, cittadino americano che lavora in uno studio legale a Hong Kong e ha rappresentato molti politici dell’opposizione, è stato arrestato, secondo quanto riferito dai media locali. Un video diffuso sui social media mostra Clancey, che è anche il tesoriere del gruppo che ha contribuito ad organizzare le primarie, nonché residente permanente di Hong Kong, mentre lascia il suo ufficio scortato dagli agenti di polizia.

“Il governo cinese ha deciso di celebrare il 2021 con l’ampio arresto di oltre 50 eminenti attivisti pro-democrazia a Hong Kong, rimuovendo la restante patina di democrazia nella città”, ha affermato in una dichiarazione Maya Wang, ricercatrice cinese per la ONG Human Rights Watch. “Pechino ha di nuovo perso l’occasione di imparare dai suoi errori a Hong Kong. La repressione genera resistenza e milioni di persone continueranno a lottare per il proprio diritto di voto e per candidarsi alle elezioni in un governo democraticamente eletto”, ha aggiunto.

Il Consiglio Legislativo possiede 70 membri, ma solo la metà viene scelta attraverso elezioni dirette. I democratici speravano che le primarie li aiutassero a formare un gruppo potente in grado di controllare meglio l’esecutivo e gestire l’amministrazione del territorio. Per le elezioni, tuttavia, si dovrà attendere fino a settembre 2021, dal momento che il governo ha posticipato il voto per rischi legati alla pandemia di coronavirus.

“Condanniamo fermamente l’arresto di circa 52 politici pro-democrazia che si sono presentati alle primarie dello scorso luglio e hanno attirato oltre 600.000 abitanti di Hong Kong”, ha dichiarato l’Hong Kong Democracy Council, un gruppo con sede a Washington che si batte per la libertà e l’autonomia del territorio. “Non commettere errori: questo è ciò che fanno i regimi e i dittatori autoritari”, ha aggiunto.

Dagli Stati Uniti, i commenti su Twitter del segretario di Stato americano entrante, Anthony Blinken, hanno indicato che la nuova amministrazione, che sarà operativa subito dopo l’inaugurazione di Joe Biden, il 20 gennaio, manterrà una posizione dura nei confronti dell’atteggiamento cinese su Hong Kong. “I radicali arresti di manifestanti pro-democrazia sono un attacco a coloro che difendono coraggiosamente i diritti universali”, ha scritto Blinken, specificando: “L’amministrazione Biden-Harris si schiererà con il popolo di Hong Kong e contro il giro di vite di Pechino sulla democrazia”.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe già erosi.

In tale contesto, gli arresti di attivisti e le condanne sono frequenti. Il 2 dicembre, tre ex-membri dell’organizzazione Demosisto, sciolta lo scorso 30 giugno, sono stati giudicati colpevoli da un tribunale di Hong Kong. I tre attivisti sono Hua Zhifeng, noto come Joshua Wong, Zhou Ting, anche conosciuta come Agnes Chow, e Lin Langyan, chiamato Ivan Lam. I giovani dovranno scontare pene che potranno prevedere dai 7 ai 13 mesi di carcere per aver incitato, organizzato e partecipato alle proteste non autorizzate del 21 giungo 2019. 

L’8 dicembre, la polizia di Hong Kong ha arrestato altri 8 attivisti che avevano partecipato ad una protesta antigovernativa il primo luglio. La mossa era arrivata il giorno dopo che altre otto persone erano state arrestate, di cui tre con l’accusa di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, durante una manifestazione in un campus universitario. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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