Yemen: le speranze diplomatiche e militari riposte nel nuovo governo

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 16:55 in Medio Oriente Yemen

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La popolazione yemenita che risiede nelle aree non ancora conquistate dalle milizie di ribelli sciiti Houthi spera che il nuovo governo unitario possa contribuire a migliorare il quadro economico e sociale, oltre che le condizioni di sicurezza, del Paese.

A riportarlo, il quotidiano al-Arab, a poche settimane di distanza dall’annuncio, del 18 dicembre 2020, della nuova squadra dell’esecutivo e dal suo successivo trasferimento nella capitale provvisoria Aden, avvenuto il 30 dicembre. Così come stabilito dall’accordo di Riad del 5 novembre 2019, il nuovo governo unitario è equamente suddiviso tra rappresentanti del Nord e del Sud del Paese e vede altresì la partecipazione del Consiglio di Transizione Meridionale (STC), protagonista delle tensioni che, da agosto 2019, avevano preceduto il raggiungimento della suddetta intesa. Motivo per cui, l’annuncio del 18 dicembre è stato considerato un “punto di svolta”, oltre che uno degli sviluppi più rilevanti del 2020 nel quadro della crisi yemenita.

Di fronte a tale scenario, la popolazione spera che il fronte della cosiddetta “legittimità”, ora che è riuscito a ricompattarsi includendo anche i gruppi separatisti del Sud, possa essere in grado di liberare i territori posti sotto il controllo del gruppo sciita. Come racconta al-Arab, il popolo yemenita spera che le forze legittime, che comprendono l’esercito filogovernativo e la coalizione internazionale a guida saudita, possano rivolgere la loro attenzione verso Ma’rib, un governatorato ricco di risorse petrolifere conteso dalle due fazioni belligeranti. La regione rappresenta uno dei fronti di battaglia più accesi del 2020, sebbene in precedenza abbia rappresentato un rifugio per centinaia di yemeniti in fuga.

Un’altra zona che si spera possa essere presto liberata definitivamente dalla morsa delle milizie Houthi è Hodeidah, il governatorato occidentale oggetto dell’accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018. Ad oggi, stando a quanto specificato da al-Arab, il gruppo sciita controlla la città portuale omonima e il centro del governatorato, mentre le forze governative controllano gli ingressi della città a Sud e ad Est. La situazione attuale è il risultato di una mobilitazione internazionale che, nel 2018, frenò quella che si pensava potesse essere una “grande e decisiva” battaglia, che avrebbe fatto la differenza nel corso degli eventi in Yemen.

Ancora oggi, secondo alcuni circoli politici yemeniti, liberare la regione occidentale di Hodeidah, ritenuta un’arteria fondamentale per l’approvvigionamento dei ribelli, potrebbe consentire all’esercito yemenita di avanzare anche verso la capitale Sana’a, occupata dal gruppo sciita sin dal 21 settembre 2014. Tuttavia, riporta al-Arab, intraprendere un’azione militare a Hodeidah non è possibile e questo proprio alla luce dell’accordo del 2018, siglato sotto l’egida delle Nazioni Unite, le quali si sono successivamente impegnate a inviare una squadra volta a monitorare il rispetto del cessate il fuoco.

Nonostante ciò, la regione occidentale continua a essere testimone di una spirale di violenza che colpisce anche civili. Uno degli ultimi episodi risale al primo gennaio, quando un’esplosione nei pressi dell’aeroporto della città ha causato la morte di 5 donne e il ferimento di almeno altri 7 individui, tra cui bambini. L’episodio è stato condannato anche da rappresentanti delle Nazioni Unite, che l’hanno definito un “crimine d’odio commesso dagli Houthi contro i civili”. Per l’Onu, l’attacco del primo gennaio è da inserirsi in un quadro di violenze più ampio, caratterizzato da un aumento di operazioni aeree, vittime civili e violazioni della tregua nella città portuale occidentale. Motivo per cui, la missione di monitoraggio sta seguendo con preoccupazione gli sviluppi e, al contempo, si sta impegnando per attuare una risposta multilaterale che freni un’ulteriore escalation.

Ad ogni modo, la popolazione yemenita spera di poter assistere a nuovi sviluppi positivi soprattutto a livello diplomatico. La speranza, riferisce al-Arab, è che la legittimità, avendo superato le divergenze interne, possa avere quella forza tale da convincere gli Houthi a sedersi al tavolo dei negoziati, all’interno dei fora e dei consessi internazionali, inclusi quelli promossi dalle Nazioni Unite e dal suo inviato speciale, Martin Griffiths. Proprio quest’ultimo è atteso ad Aden nei prossimi giorni e si spera che riesca a rilanciare il processo di pace che da mesi vive in una fase di stallo. Secondo fonti politiche yemenite, sono proprio il rafforzamento dello status militare della legittimità e la ripresa degli sforzi per liberare le regioni controllate dai ribelli che potranno rappresentare delle carte da giocare nel corso dei prossimi colloqui di pace incoraggiati da Griffiths.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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