Verso la fine della crisi del Golfo: firmato un accordo di “solidarietà e stabilità”

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 15:19 in Arabia Saudita Qatar

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I Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), riunitisi, martedì 5 gennaio, in occasione del 41esimo vertice dell’organizzazione, hanno firmato un accordo con cui è stata posta ufficialmente fine alla cosiddetta “crisi del Golfo”.

La notizia è stata data dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, posto alla presidenza del summit, il quale ha riferito che i leader partecipanti al meeting hanno tutti siglato la dichiarazione finale, ovvero un accordo di “solidarietà e stabilità”, con cui hanno deciso di porre fine alla disputa con il Qatar, in corso da più di tre anni. Il riferimento va alla crisi scoppiata il 5 giugno 2017, che ha visto protagonisti il Qatar, da un lato, ed Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrain, dall’altro lato. Nello specifico, questi ultimi hanno accusato Doha di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione e, come conseguenza, hanno imposto un embargo diplomatico, economico e logistico.

Nel suo discorso di apertura del 5 gennaio, il principe bin Salman ha ringraziato i partecipanti all’incontro e, in particolare, il Kuwait e gli Stati Uniti, i quali sono considerati tra i principali mediatori e fautori del disgelo delle tensioni. I loro sforzi, ha affermato il principe saudita, hanno portato alla dichiarazione di al-Ula, che prende il nome dalla città che ha ospitato il summit, e all’accordo finale, nei quali è stata messa in luce la solidarietà che lega i firmatari a livello “regionale, arabo e islamico”. “Oggi abbiamo un disperato bisogno di unire i nostri sforzi per far fronte alle sfide che ci circondano” ha affermato il leader saudita, con riferimento alle “minacce poste dal regime iraniano”, dal suo programma nucleare e missilistico, oltre che dai piani “di distruzione” di Teheran.

Al momento, non sono ancora chiari i contenuti dei due documenti siglati ad al-Ula, ma si tratta di un risultato rilevante che fa seguito alla mossa di Riad del giorno precedente, il 4 gennaio, data in cui il Regno ha deciso di riaprire il suo spazio aereo e le proprie frontiere terrestri e marittime al Qatar, nonostante le perduranti dispute tra Doha e gli altri Paesi coinvolti nell’embargo. “Sulla base della proposta dello sceicco Nawaf, governatore del Kuwait, è stato deciso di aprire lo spazio aereo e le frontiere terrestri e marittime, tra il Regno dell’Arabia Saudita e lo Stato del Qatar, a partire da questa sera”, ha dichiarato il ministro degli Esteri del Kuwait, Ahmad Nasser al Mohammed al-Sabah, alla tv di Stato, riferendo che l’emiro kuwaitiano aveva tenuto una conversazione telefonica con gli omologhi di Qatar e Arabia Saudita, nel corso della quale si erano detti tutti entusiasti della riunificazione sancita dalla dichiarazione di al-Ula, la quale avrebbe aperto “una nuova pagina luminosa” nelle relazioni tra Paesi alleati.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, la dichiarazione di al-Ula è stata firmata anche dall’Egitto, e, nello specifico, dal ministro degli Esteri, Sameh Shoukry. Come riportato in una dichiarazione del Ministero degli Esteri egiziano, la mossa del Cairo è da inserirsi nel quadro del desiderio costante dell’Egitto di stringere legami di solidarietà con i Paesi del “Quartetto arabo”, così da unirsi su di un unico fronte e contrastare le minacce regionali comuni. Per Il Cairo, quanto accaduto il 5 gennaio è un passo rilevante che mira a rafforzare le relazioni tra i Paesi arabi, basate sulla buona volontà e sul principio di non ingerenza negli affari interni.

Nelle ultime settimane, sono diversi i segnali e le dichiarazioni che hanno fatto pensare a un possibile disgelo delle tensioni. Non da ultimo, il 23 dicembre, il ministro degli Esteri qatariota, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, aveva affermato che non vi era alcun ostacolo verso la risoluzione della crisi e aveva rivelato di essere arrivati a “una svolta” nel processo di riconciliazione. I primi passi verso la de-escalation sono stati avviati a seguito della visita in Qatar del consigliere senior e genero del presidente uscente degli USA, Jared Kushner, svoltasi il 2 dicembre. Poi, il 4 dicembre, il ministro degli Esteri del Kuwait, lo sceicco Ahmad Nasser al-Sabah, aveva dichiarato che le parti coinvolte nella questione, Riad e Doha in primis, si erano impegnate in colloqui fruttuosi, dimostrando la propria disponibilità a porre fine alla crisi. Il giorno successivo, il 5 dicembre, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan al-Saud, aveva affermato che le possibilità di risoluzione della crisi del Golfo erano estremamente positive e che presto sarebbe stato raggiunto un accordo definitivo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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