UE-Iran: l’arricchimento dell’uranio mette a rischio l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 18:50 in Europa Iran

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L’Unione Europea ha avvertito che la decisione dell’Iran di arricchire l’uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow rappresenta un “considerevole allontanamento” dagli impegni presi nell’ambito dell’accordo del 14 luglio 2015, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). La mossa, ha aggiunto l’UE, potrebbe avere “gravi implicazioni sulla non proliferazione nucleare”. Il portavoce dell’Unione, Peter Stano, ha dichiarato che Bruxelles aspetterà fino al briefing del direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), prima di decidere quali azioni intraprendere.

Le operazioni presso l’impianto nucleare di Fordow, avviate il 4 gennaio, dopo il via libera del presidente iraniano, Hassan Rouhani, prevedono un arricchimento pari al 20%, che sarebbe circa sei volte superiore alla soglia del 3,67% fissata dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015. In seguito alla firma del JCPOA, l’Iran ha accettato di ridurre il suo programma nucleare a livelli ben al di sotto quelli necessari a costruire bombe atomiche. Il tutto in cambio dello sgravio delle sanzioni da parte dei firmatari internazionali dell’accordo. La situazione si è però complicata dopo la decisione statunitense di ritirarsi unilateralmente dall’intesa, l’8 maggio 2018, e di reintrodurre le misure punitive contro Teheran. Ciò, da un lato, ha aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, dall’altro, ha acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. L’accordo, tuttavia, continua a rimanere in vita, con UE, Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia, Cina e Iran, che ne fanno ancora parte.

Nel frattempo, un portavoce dell’AIEA a Vienna ha fatto sapere che l’agenzia sta monitorando le attività a Fordow e che il direttore generale, Rafael Grossi, avrebbe presentato un rapporto agli Stati membri. “L’AIEA è l’autorità indipendente riconosciuta a livello internazionale per il monitoraggio e la verifica del programma nucleare iraniano. Sulle sue valutazioni, stiamo basando le nostre decisioni e le nostre azioni”, ha dichiarato Stano.

Il Dipartimento di Stato americano, commentando la mossa iraniana, ha affermato che si tratta di un tentativo di “estorsione nucleare che non avrà successo”. “L’arricchimento dell’uranio al 20% da parte dell’Iran a Fordow è un chiaro tentativo di aumentare la sua campagna di estorsione nucleare, un tentativo che continuerà a fallire”, si legge nel comunicato del Dipartimento USA, che continua: “Gli Stati Uniti e la comunità internazionale attendono che gli ispettori dell’AIEA riferiscano i fatti sul campo”.

Reagendo alla notizia, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato con chiarezza che non permetterà all’Iran di “fabbricare armi nucleari”. “La decisione dell’Iran di continuare a violare i suoi impegni, di aumentare il livello di arricchimento dell’uranio e di promuovere la capacità industriale di arricchire l’uranio sotterraneo, non può essere spiegata in alcun modo se non come la continua realizzazione della sua intenzione di sviluppare un programma nucleare militare”, ha sottolineato Netanyahu in una dichiarazione. Israele si è sempre fermamente opposto all’accordo del 2015.

Secondo il quotidiano al-Monitor, nessun Paese occidentale, certamente non Israele, sarebbe rimasto sorpreso dall’annuncio di Teheran. “Gli iraniani stanno seguendo il calendario con grande precisione”, ha riferito una fonte della sicurezza israeliana, aggiungendo: “Probabilmente hanno stabilito che due settimane prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lasci l’incarico, sarebbe stato conveniente acquisire l’immunità contro un attacco americano a sorpresa”. Secondo la fonte, rimasta anonima, la violazione iraniana dell’accordo nucleare sarebbe duplice. “Stanno arricchendo l’uranio a un livello pari al 20% e lo stanno facendo in una struttura sotterranea, cose entrambe vietate dall’accordo”, ha sottolineato l’alto funzionario israeliano in un’intervista ad al-Monitor.

L’annuncio di Teheran arriva poco dopo che il segretario alla Difesa statunitense, Christopher Miller, ha revocato la decisione di richiamare la portaerei USS Nimitz dal Golfo Persico, ordinando che rimanesse al suo posto. La mossa, insieme all‘invio del sottomarino nucleare statunitense Georgia nello Stretto di Hormuz, il mese scorso, e alle recenti manovre di bombardieri pesanti statunitensi nel Medio Oriente sta aumentando le tensioni tra USA e Iran poco prima della fine del mandato di Trump, il 20 gennaio.

“Trump è un presidente capriccioso, instabile e capace di tutto”, ha detto ad Al-Monitor un ex alto funzionario della sicurezza israeliana, sempre in condizione di anonimato. “Tuttavia, gli iraniani non sono dei fessi e credono che le possibilità di un attacco americano siano molto basse. Probabilmente sanno cosa stanno facendo. Chiunque pensi che gli iraniani agiscano frettolosamente e in modo capriccioso si sbaglia”, ha osservato la fonte. “Procedono con grande cautela, sono pragmatici e prendono seriamente in considerazione ogni mossa. Il fatto che finora l’Iran non abbia lanciato una rappresaglia aggressiva nell’anniversario dell’assassinio di Soleimani dimostra che stanno cercando un ritorno all’accordo nucleare, non un’escalation”, ha aggiunto, riferendosi all’assassinio da parte degli Stati Uniti, il 3 gennaio 2020, del comandante del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica, il generale Qasem Soleimani.

Dall’altro lato, un membro della Knesset israeliana, Ram Ben-Barak, ex vice capo del Mossad e veterano di molte operazioni contro le infrastrutture nucleari iraniane, ha riferito ad Al-Monitor che la ripresa dell’arricchimento dell’uranio rappresenta “la più eclatante violazione dell’accordo nucleare fino ad oggi”. “Questo è un evento importante. Il passaggio dal 20% al 90% richiesto per produrre una bomba nucleare può essere realizzato in tempi relativamente brevi e quindi ciò significa che l’Iran è significativamente più vicino ad avere una bomba”, ha osservato Ben-Barak, sottolineando che la mossa pone una nuova sfida davanti al neo-presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. “Il problema con il progetto nucleare iraniano è che è distribuito su molti siti, alcuni dei quali fortificati. Non è un reattore nucleare che puoi distruggere e farla finita”, ha concluso l’ex vice capo del Mossad.

Israele è in difficoltà. Le agenzie militari e di difesa hanno preparato diversi scenari per i prossimi mesi e stanno discutendo su quale sia il più probabile e quello preferibile per Tel Aviv. La valutazione attuale è che l’Iran non stia pianificando una bomba nucleare durante la transizione Trump-Biden, ma stia invece accumulando risorse prima dei negoziati sull’accordo, che dovrebbero riprendere a breve tra gli americani e le altre potenze. “Gli iraniani stanno giocando un gioco rischioso”, ha detto ad al-Monitor una fonte militare israeliana. “In passato hanno già arricchito l’uranio fino al 20% e per loro non è una novità. Vi rinuncerebbero volentieri se l’accordo nucleare fosse rinnovato e le cose tornassero come prima. La domanda non è cosa faranno gli iraniani, ma cosa farà il presidente Biden. Per quanto riguarda Israele, questa è a dir poco una questione esistenziale”, ha aggiunto il funzionario. Il primo ministro Netanyahu, questa volta, può contare sul sostegno di nuovi e vecchi alleati di Israele nel Golfo, come gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain, e forse anche il Qatar.

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Chiara Gentili

di Redazione

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