Trump e Biden tra forza e intelligenza

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 6:01 in Il commento USA e Canada

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L’arena internazionale è il regno della sopraffazione, ma questo non vuol dire che a dominare sia sempre il più forte. L’intelligenza conta e Biden deve fronteggiare esattamente questa sfida: dimostrare di essere dotato di un eccesso di intelligenza, senza la quale gli Stati Uniti rischiano di perdere la partita della vita, vale a dire la sfida con la Cina per dominare il mondo. Siamo davanti a un pendolo della storia: nel 2016, Trump aveva vinto le elezioni, assicurando che la forza fosse più importante dell’intelligenza: “Basta che gli Stati Uniti usino la forza – diceva – e tutti i problemi saranno avviati a soluzione”. Quattro anni dopo, Biden vince, affermando il principio opposto. Tutti ricorderanno come Trump inaugurò il suo arrivo alla Casa Bianca: missili sulla Siria e bombe sull’Afghanistan. E poi minacce in tutte le direzioni: verso la Corea del Nord, il Venezuela e pure verso la Turchia. Questo mito della forza, in Trump, ha assunto anche tratti comici, come le possenti strette di mano che hanno costretto tanti leader mondiali a studiare il modo migliore per fronteggiare le dita inferocite del presidente americano. Tutti a chiedersi come stringere la mano di Trump, senza farsi troppo male: non fa ridere? Trump è tanta forza, i cui effetti sono noti a tutti: nessun effetto. Con la forza, Trump non ha ottenuto niente, su nessun fronte. Maduro, in Venezuela, è al suo posto; la Siria è stabilmente nelle mani di Bassar al Assad; i talebani tengono  in pugno l’Afghanistan; Kim Jong-un ha più bombe atomiche che mai; l’Iran, nonostante la forza con cui Trump ha polverizzato il generale Soleimani, ha ripreso il programma nucleare e reprime gli oppositori a più non posso, com’è appena accaduto con l’impiccagione del giornalista Ruhollah Zam. In queste ore, l’Onu rende noto che l’Iran ha intenzione di arricchire l’uranio fino al 20% nell’impianto sotterraneo di Fordow, in violazione degli accordi internazionali (JCPOA). Trump ha usato le maniere forti anche con l’Europa, minacciando di ritirare i soldati americani dal suolo europeo e di ritirarsi addirittura dalla Nato. Gli europei, agli occhi di Trump, sono “scrocconi”. Un’affermazione statisticamente corretta, dal momento che spendono meno del 2% del Pil per la difesa, ma politicamente sbagliata, dal momento che gli Stati Uniti hanno potuto imporre il loro dominio sul mondo grazie soprattutto al predominio militare sull’Europa. Gli americani hanno trionfato prima militarmente, con la seconda guerra mondiale, e poi economicamente, con la globalizzazione. E poi Trump ha incoraggiato la Brexit e tutte le altre Brexit possibili e immaginabili, fino a proporre a Macron di seguire la strada di Johnson. Quanto allo scontro commerciale con l’Europa, Trump ha fatto di tutto per renderlo il più ruvido ed eclatante possibile. Disse a Jean-Claude Junker: “I tedeschi sono molto cattivi nel commercio”. Cattivi nel senso di sporchi, scorretti, disonesti.    

Quattro anni dopo, ecco il pendolo della storia: Biden conquista la Casa Bianca assicurando che l’intelligenza conta più della forza. Non ha fatto in tempo a dirlo che l’Unione Europea, approfittando della crisi di transizione negli Sati Uniti, ha concluso i negoziati per l’accordo globale sugli investimenti con la Cina. Secondo il “South China Morning Post”, l’accordo è il più ambizioso mai contratto dalla Cina e la stampa americana lo ha definito, non a caso, “un pugno in bocca a Biden”. Il “National Interest” ha scritto che Biden ha subito la sua prima sconfitta prima ancora di diventare presidente. Quell’Europa, di cui Trump dichiarava di poter fare a meno, diventa adesso la pedina più importante per il futuro americano. Il coronavirus ha avvantaggiato i cinesi, che usciranno dalla crisi economica prima degli americani. La Cina è destinata a diventare il mercato più grande del mondo più rapidamente del previsto. È necessario che Biden separi Bruxelles da Pechino e questo impone alla sua presidenza di avere molta intelligenza. La verità è che, in politica internazionale, l’intelligenza, senza la forza, non può costruire alcun dominio, mentre la forza, senza l’intelligenza, può auto-distruggere i dominatori. Mentre gli Stati Uniti lottano al proprio interno alla ricerca del giusto equilibrio, la Cina, unita più che mai, estende il suo equilibrio a tutto il mondo.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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