Rep. Centrafricana: Touadera rieletto presidente

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 20:07 in Africa Repubblica Centrafricana

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Il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, ha ottenuto un secondo mandato presidenziale, secondo i risultati provvisori annunciati dalla Commissione elettorale, martedì 5 gennaio. Touadera ha guadagnato, alle elezioni del 27 dicembre, il 53,9% dei voti, assicurandosi la vittoria al primo turno. Al secondo posto, con il 21,1% dei voti, si è posizionato Anicet-Georges Dologuele, mentre al terzo, con il 7,4%, Martin Ziguele.

Il Paese è stato scosso, fin da alcuni giorni prima del voto, da ondate di violenza da parte di una coalizione di gruppi ribelli e dagli appelli dell’opposizione a rimandare lo scrutinio. Gli osservatori internazionali hanno notato che le elezioni nella capitale, Bangui, si sono svolte normalmente, ma la violenza avrebbe invece impedito il regolare svolgimento del voto in altre parti del Paese, nonostante la presenza delle forze di pace delle Nazioni Unite e dei soldati inviati come rinforzi da Russia e Ruanda in seguito agli attacchi pre-elettorali. I risultati devono ora essere ufficialmente convalidati dalla Corte costituzionale, che valuterà i ricorsi.

L’annuncio dell’esito elettorale arriva mentre la violenza armata aumenta fuori dalla capitale. Sabato 2 gennaio, un attacco dei ribelli ha colpito la seconda casa di Touadera a Damara, una località a più di 75 km da Bangui, mentre un giorno dopo, domenica 3 gennaio, i combattenti hanno occupato e conquistato parzialmente la città mineraria di Bangassou, nel Sud del Paese. Il presidente ha accusato l’ex capo di Stato, Francois Bozize, di essere dietro i disordini elettorali.

“A capo di questa associazione di criminali c’è l’ex presidente François Bozize sostenuto dai suoi alleati politici”, ha detto Touadera. “Gli attacchi hanno lo scopo di rovesciare le istituzioni della Repubblica Centrafricana e porre fine al processo democratico”, ha aggiunto.

Abacar Sabone, che gestisce le operazioni militari della formazione ribelle, nota come Coalition of Patriots for Change (CPC), ha affermato che gli attacchi sono un avvertimento al governo e ha assicurato che i suoi combattenti colpiranno Bangui se Touadera non si aprirà alla consultazione e al dialogo con la coalizione. Sabone ha chiarito che “se l’attuale presidente insisterà nel favorire la via della guerra, ci metteremo su tutti i nostri fronti e concentreremo le nostre forze su Bangui per liberarla dal potere e istituire un regime di transizione gestito da una personalità neutrale in modo che una conferenza nazionale sovrana possa essere organizzata”. Commentando l’annuncio dei risultati, Sabone ha detto: “Non c’è differenza nell’aggrapparsi al potere come fa Touadera e nel prendere il potere con le armi”. 

La missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana, nota con l’acronimo MINUSCA, si è dichiarata contraria agli attacchi. Mankeur Ndiaye, il capo della missione, ha affermato che “non c’è dubbio che queste offensive avvengano con l’obiettivo di contrastare le elezioni, prima, durante e dopo le urne”. Lunedì 4 gennaio, il procuratore generale presso la corte d’appello di Bangui ha dichiarato di aver aperto un’indagine giudiziaria su Bozize, accusato di collaborare con la coalizione ribelle. L’ex presidente, che ha preso il potere con un colpo di stato nel 2003 e ha governato fino al 2013, deve già affrontare un mandato di arresto internazionale per “crimini contro l’umanità e istigazione al genocidio”.

Dall’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha subito cinque colpi di stato e numerose ribellioni. La situazione è precipitata nel 2013, dopo il golpe con cui le milizie musulmane Seleka hanno deposto il presidente Bozize. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. A seguito delle elezioni del 2016, Touadera è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non è più riuscito a recuperare il controllo di alcuni territori, che rimangono ancora in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata.

Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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